Interessi comuni

La Nobel birmana e il premier autoritario ungherese sono d'accordo: esiste un pericolo islam. In Paesi dove di musulmani non ce ne sono

di Emanuele Giordana

Interessi comuni, comune visione del futuro, comune senso del pericolo su una possibile invasione musulmana nei propri Paesi. E’ una ennesima brutta vicenda quella che circonda il viaggio europeo di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace ed eroina dei diritti umani ma al centro di polemiche roventi da tre anni da quando è cominciato l’esodo forzato della minoranza musulmana rohingya dal Myanmar verso il Bangladesh. Più di un milione tra vecchi e nuovi profughi da un Paese dove ormai di rohingya non ce ne sono quasi più. Non contenta di essersi guadagnata questa fama, la signora Suu Kyi è andata a trovare Viktor Orban, primo ministro ungherese e ormai noto per il suo ipernazionalsimo sovranista e razzista.

Aung San Suu Kyi. Sotto, Ludu Daw Amar

La notizia ha fatto il giro del mondo soprattutto per quanto i due si sono detti. Si chiede ad esempio il catalano La Vanguardia “Cosa unisce una Nobel e un politico autoritario come Orban?”. La risposta è nella nota ufficiale riportata dai quotidiani locali: «Il primo ministro Viktor Orban ha incontrato a Budapest mercoledì Aung San Suu Kyi, consigliere di Stato del Myanmar: hanno discusso di immigrazione illegale e dei legami bilaterali nei settori dell’economia, dell’istruzione e della cultura. L’immigrazione illegale – continua la nota d’agenzia – è una sfida primaria sia per il Myanmar sia per l’Ungheria, sia per il Sud-est asiatico e l’Europa in generale e il problema di come vivere insieme alla crescente popolazione musulmana è emerso in entrambe le regioni, ha detto Bertalan Havasi, portavoce del premier, riassumendo i colloqui che si sono svolti nell’ufficio del primo ministro».

Ogni commento appare superfluo. La vera preoccupazione del politico autoritario è la stessa della Nobel,  il “pericolo islamico”: un pericolo che in Myanmar può contare su meno del 5% della popolazione – cui vanno sottratti un paio di milioni di rohingya – e che in Ungheria non appare nemmeno nelle statistiche per la percentuale risibile. Ma Orban è andato oltre: ha detto che Budapest «sostiene la cooperazione commerciale tra l’Unione europea e il Myanmar ma rifiuta “l’esportazione della democrazia” e l’approccio di Bruxelles e di altri burocrati occidentali che cercano di mescolare questioni non correlate come la cooperazione economica con gli affari interni». Una terminologia molto apprezzata dalla Nobel – dicono le cronache – ma che non si usa più nemmeno tra i Paesi del Sudest asiatico (Asean) noti per la teoria della non ingerenza negli affari interni (la Malaysia ha tacciato il Myanmar di politiche genocidarie). Intanto nello Stato del Rakhine (terra dei rohingya e di altre minoranze) la situazione è sempre più tesa per lo strapotere dei militari, motivo per cui 45 amministratori di villaggio si sono appena dimessi preoccupati per la loro incolumità personale in seguito agli arresti indiscriminati di colleghi nelle zone in cui combatte il gruppo ribelle Arakan Army.

Altri tempi da quando un’altra storica dissidente birmana, la giornalista Ludu Daw Amar, fece – nel 1953 – un tour europeo con le seguenti tappe: la World Democratic Women’s Conference a Copenhagen, l’International Youth Festival a Bucarest e a Budapest… la World Peace Conference.

La foto di copertina e le citazioni sono tratte da Hungary Journal 

Tags:

Ads

You May Also Like

Iran, le accuse di Amnesty

Il numero di persone che si ritiene siano state uccise durante le manifestazioni nella Repubblica islamica, sostiene A.I.,  è salito ad almeno 208

Il numero di persone che si ritiene siano state uccise durante le manifestazioni in ...

4 novembre, la festa dei fabbricanti d’armi

"Per tenere attuali e comprensibili alle nuove generazioni le parole di  tutti coloro che hanno testimoniato la forza della pace e della nonviolenza, vogliamo ribadire che non è un giorno di festa ma di lutto". Una riflessione dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere

A conclusione in Italia delle manifestazioni del centenario della prima Guerra Mondiale, pubblichiamo volentieri ...

Apartheid climatico

“Mentre le persone in povertà sono responsabili solo di una frazione delle emissioni globali rischiamo uno scenario in cui i ricchi pagano per sfuggire al surriscaldamento, alla fame e ai conflitti mentre il resto del mondo è lasciato a soffrire" dice l’ultimo rapporto dell’Onu

“Perversamente, mentre le persone in povertà sono responsabili solo di una frazione delle emissioni ...