Il drammatico avvitamento del Paese dei cedri

A un anno dall'esplosione senza colpevoli del 4 agosto del 2020 il Libano sprofonda sempre più nella crisi economica e politica aggravata da un clima di sospetto e costante impunità

“La situazione è esplosiva perché la frustrazione della gente per la mancata verità va ad accrescere le sofferenze di una popolazione stressata dalla pesante crisi economica che a distanza di un anno non ha fatto che acuirsi”, scrive oggi l’agenzia Fides in un articolo che ricorda l’esplosione del deposito di nitrato d’ammonio che il 4 agosto scorso sconvolse la capitale del Paese dei cedri.  “L’inflazione ha raggiunto vette che ricordano quelle della Repubblica di Weimar nella Germania negli Venti del secolo scorso – prosegue l’agenzia citando fonti locali – e con un milione di lire libanesi si compra un po’ di carne e qualche altro genere alimentare. Mancano benzina, nafta e a volte persino il pane. È il mercato nero a fare i prezzi. Il dollaro è schizzato in poco tempo da 18.000 a 23.000 lire. In un Paese che importa quasi tutto è una tragedia. Specie per i malati, e in particolare quelli cronici. Le medicine scarseggiano ma si trovano al mercato nero a prezzi scandalosi. Ad esempio una medicina che costava 6/7.000 lire costa ora 180.000 lire”.

Agli  oltre 200 morti per un dramma senza colpevoli  si sono aggiunte le sofferenze dovute alla crisi economica  e politica che non è migliorata dopo che Najib Mikati ha ottenuto, dopo le consultazioni parlamentari, l’incarico dal Presidente libanese Michel Aoun di formare un nuovo esecutivo. Najib Mikati, classe 1955, è un miliardario, già ministro dei lavori pubblici e dei trasporti, due volte premier (la prima volta per pochi mesi nel 2005 e poi nel 2011), capo del movimento Azm e uno degli uomini più ricchi e potenti del Paese. Chiaramente il clima di sospetto e di impunità che circonda la vicenda dell’esplosione di agosoto non fa che peggiorare il clima.

L’esplosione è stata causata dall’accensione di diverse tonnellate di nitrato di ammonio altamente esplosivo stoccate in un magazzino portuale di Beirut  riempito con altro materiale pericoloso dal 2014, ricorda oggi Aljazeera in un servizio dedicato  all’anniversario. I gruppi di monitoraggio dei diritti umani e le famiglie delle vittime accusano i funzionari governativi di ostacolare l’indagine sull’esplosione, che finora non è riuscita a chiedere ai vertici   di rendere conto o rivelare le cause esatte del disastro. Le accuse quantomeno di negligenza riguardano  l’ex primo ministro ad interim Hasan Diab, gli ex ministri dei lavori pubblici e dei trasporti Yousef Finianos e Ghazi Zeiter, l’ex ministro delle finanze Ali Hasan Khalil e l’ex ministro degli interni Nouhad Machnouk, nonché il capo della sicurezza generale, il maggiore generale Abbas Ibrahim.

Durante un anno passato dal Libano senza un governo, scrive ancora la tv del Qatar, lo spettacolo è sempre stato   quello di leader politici che si svincolavano dalla responsabilità e litigavano per ministeri e posizioni politiche nei quasi 12 mesi  di stallo politico . Mentre  le famiglie che hanno perso i loro figli e i loro cari erano in lutto per la loro morte. Una miscela esplosiva che potrebbe nuovamente far tornare nelle piazze i libanesi come già  avvenuto più volte nei mesi passati.

Sul quotidiano libanese l’Orient le jour campeggia oggi la foto delle vittime (riprodotta in copertina) fornita da  Beirut 607, raccolta di dati interattiva sulle esplosioni al porto in quella che il quotidiano della capitale chiama l’ “infamia del 4 agosto”.

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