La diaspora birmana fa pressione sul G7

Manifestazioni in 50 Paesi mentre si tiene l'incontro in Cornovaglia. Lunedi in Myanmar va sotto processo  Aung San Suu Kyi

Oggi e domani in una cinquantina di città in oltre venti Paesi si tiene un Global Myanmar Spring Revolution Weekend, appuntamento che coinvolgerà tutte le comunità birmane della diaspora in appoggio alla ribellione pacifica e per fare pressione sul vertice G7 in Cornovaglia. E’ anche la tesa vigilia del processo che si terrà lunedi contro Aung San Suu Kyi, consigliera di Stato e de facto leader del Paese prima del golpe, che si è appena vista recapitare una nuova accusa dal regime militare in base alla legge anticorruzione. Sono così sette le cause legali intentate contro di lei e formulate da giudici fedeli alla giunta dopo che Suu Kyi è stata arrestata durante il golpe di febbraio assieme al presidente in carica Win Myint. Se giudicata colpevole di tutte le accuse, la 75enne leader democratica rischia almeno 25 anni di reclusione, il che significa che dovrebbe trascorrere il resto della sua vita agli arresti. Dal Paese intanto continuano ad arrivare notizie terribili.

Ne fa fede, per esempio, quanto dichiarato all’agenzia Fides padre Celso Ba Shwe, Vicario generale della diocesi di Loikaw, nel Mynamar orientale: spiega che “Stiamo rivivendo nello stato di Kayah gli incubi della guerra civile avvenuta dal 1948 al 2012. Sembra che sia anche molto peggio di prima. Nessun posto è sicuro nel nostro Stato. Di tanto in tanto, gli sfollati devono fuggire da un posto all’altro, ancora e ancora altrove. Al 7 giugno 2021, sono stati creati 23 campi per sfollati interni e circa 45mila sfollati sono sotto la cura della Chiesa cattolica di Loikaw. Ma ora alcuni di loro devono fuggire in un altro posto. Sono di nuovo sparpagliati”. E aggiunge che si avvicina il rischio di una carestia mentre l’esercito non risparmia la violenza contro chi protesta in una regione dove si sta anche scontrando con la Karenni People’s Defense Force.

In Italia la manifestazione italo birmana si terrà davanti a Montecitorio, sede del Parlamento italiano, dove la comunità italo birmana chiederà che venga formalmente riconosciuto il Nug, il governo ombra di unità nazionale che è stato formato da diversi deputati birmani eletti l’8 novembre ma esautorati del golpe militare. Oltre all’associazione dei birmani in Italia è presente anche l’associazione Italia Birmania Insieme. La battaglia sul riconoscimento del Nug e sull’estromissione della giunta dai forum internazionali ha già visto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) annunciare che il Myanmar sarà escluso dalla sua assemblea annuale e così l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) che, lunedi scorso, ha affermato che a né dal Nug ma nemmeno dalla giunta saranno accettate le credenziali per rappresentare il Myanmar, rimandando ogni decisione all’Assemblea generale dell’Onu.

(Red/Est)

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