La Giunta birmana e la giustizia internazionale

Quali potrebbero essere i  crimini che la Cpi può imputare ai militari golpisti  birmani? L’analisi del giurista  Pierpaolo Petrelli

Mentre un’offensiva senza precedenti negli Stati Shan, Rakhine Chin, Sagaing sta mettendo in seria difficoltà la Giunta militare birmana, cinque Paesi europei (Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna) e il Canada  hanno presentato una dichiarazione congiunta per associarsi al caso presentato dal Gambia nel 2019 alla  Corte internazionale di giustizia (ICJ) che accusa il Myanmar di aver commesso un genocidio contro i Rohingya. Nonostante la drammatica crisi di Gaza e il conflitto in Ucraina abbiano totalmente oscurato la guerra civile birmana, da una parte l’opposizione sta avanzando militarmente (il che ha creato una frattura indiretta con la Cina), dall’altra la giustizia internazionale fa il suo corso. Ma quali potrebbero essere i  crimini che la Corte Penale Internazionale (Cpi) può imputare ai vertici della Giunta militare birmana? Vi proponiamo un’analisi dettagliata del giurista esperto di diritto internazionale Pierpaolo Petrelli

La Repubblica dell’Unione di Myanmar, precedentemente conosciuta come Birmania, si trova in uno stato di complesso conflitto interno da molti decenni. Negli ultimi anni si è assistito a una significativa escalation delle tensioni, in particolare tra l’esercito, noto come Tatmadaw, e varie organizzazioni etniche armate. La situazione ha attirato l’attenzione del mondo dopo le operazioni militari nello Stato di Rakhine nel 2017, che hanno portato a numerose accuse di violazione dei diritti umani nei confronti della minoranza Rohingya. A ciò si sono aggiunti i conflitti negli Stati di Kachin e Shan, dove il Tatmadaw ha ricevuto accuse simili. Questi eventi hanno provocato gravi crisi umanitarie e sollevato interrogativi sulla responsabilità di comando e sul rispetto del diritto internazionale all’interno dei ranghi dell’esercito. Un’indagine sulla responsabilità degli alti ufficiali per presunte violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate mette in evidenza le sfide nell’applicazione della giustizia internazionale. Di seguito, quali sono le interpretazioni giuridiche e le implicazioni legali derivate da un esame delle azioni dell’esercito del Myanmar (Tatmadaw) in base al diritto penale internazionale, con particolare attenzione ai principi della responsabilità di comando.

  • Applicazione della responsabilità di comando: Il principio della responsabilità di comando, parte integrante del diritto penale internazionale e specificamente codificato nell’articolo 28 dello Statuto di Roma, è fondamentale per valutare la responsabilità dei leader del Tatmadaw. Questa dottrina giuridica coinvolge i comandanti per i crimini commessi dai loro subordinati se erano a conoscenza, o avrebbero dovuto sapere, dei crimini e non hanno preso tutte le misure necessarie e ragionevoli per impedirne o reprimerne la commissione.
  • Categorizzazione delle violazioni dei diritti umani: Gli incidenti avvenuti negli Stati di Rakhine, Kachin e Shan possono costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Queste categorizzazioni si basano sulle definizioni fornite dalle Convenzioni di Ginevra e dallo Statuto di Roma, evidenziando la necessità di un’analisi legale meticolosa di ciascun incidente in base al diritto internazionale.
    Sfide nei procedimenti legali internazionali: La mancata adesione del Myanmar alla Corte penale internazionale pone problemi di giurisdizione. Inoltre, la resistenza politica all’interno del Myanmar, le difficoltà nella raccolta delle prove e la necessità di cooperazione internazionale pongono ostacoli significativi al perseguimento della giustizia.

Le Implicazioni legali

  • Responsabilità internazionale: Questi risultati sottolineano l’urgente necessità di solidi meccanismi internazionali per attribuire ai leader militari le responsabilità dei crimini commessi. Ciò richiede un funzionamento efficace dei tribunali internazionali e in alcuni casi la possibilità di una giurisdizione universale.
  • Rafforzamento dei sistemi legali internazionali: Le complessità riscontrate invitano a rafforzare il sistema giudiziario internazionale. Ciò include il miglioramento delle capacità di raccolta delle prove, la garanzia di protezione dei testimoni e la promozione del consenso internazionale per l’azione contro i crimini internazionali.
  • Creazione di quadri giuridici futuri: La situazione in Myanmar può creare importanti precedenti legali per l’applicazione del diritto penale internazionale in scenari di conflitto simili. Sottolinea l’importanza di evolvere i quadri giuridici per affrontare le sfumature dei conflitti moderni.

In conclusione, le sfide legali incontrate nell’analisi della situazione in Myanmar sono indicative delle più ampie difficoltà che si incontrano nell’applicare il diritto penale internazionale a conflitti complessi. Si sottolinea l’importanza della collaborazione internazionale, dell’innovazione giuridica e di un impegno globale per sostenere la giustizia e le responsabilità. Questo scenario sottolinea la necessità di un continuo sviluppo del diritto internazionale al fine di affrontare efficacemente le complessità dei conflitti contemporanei e delle violazioni dei diritti umani.

In copertina: Army crackdown on protesters © R. Bociaga/Shutterstock.com. Nle testo, Petrelli durante una conferenza

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