Libanesi contro la crisi economica

Le nuove proteste hanno portato a decine di arresti. I dubbi delle ong sull'uso eccessivo della forza e i perché della piazza

I libanesi tornano in strada per protestare, questa volta, contro le banche. Centinaia di persone si sono riunite fuori dalla Banca Centrale mercoledì sera 15 gennaio, il cui governatore Riad Salameh è considerato uno dei responsabili della crisi finanziaria del Paese. I manifestanti sono poi arrivati in una stazione di polizia dove più di 50 persone erano ancora detenute a seguito di scontri tra manifestanti e forze di sicurezza della notte precedente.

Le banche sono accusate dai manifestanti di aver imposto controlli informali sul capitale per evitare liquidità e restrizioni bancarie ai prelievi. Da settembre, le banche hanno limitato il numero di dollari che i clienti possono ritirare o trasferire all’estero, in un Paese in cui la valuta americana e la sterlina libanese sono utilizzate in modo intercambiabile. I manifestanti accusano le banche di tenere in ostaggio i loro depositi, consentendo a politici, alti funzionari pubblici e proprietari di banche di trasferire fondi all’estero. La crisi economica del Libano si è intensificata nel 2019 a causa del rallentamento delle rimesse in valuta dall’estero, che hanno comportato una carenza di dollari necessari per finanziare il deficit dello Stato e le esigenze di importazione. Cercando di prevenire un massiccio deflusso di denaro dal Paese le banche hanno quindi imposto controlli rigorosi sull’accesso ai contanti e ai trasferimenti all’estero dal mese di ottobre.

Le proteste contro la classe politica libanese in Libano vanno avanti da quattro mesi e hanno portato a fine ottobre alle dimissioni del governo. Dopo il ritiro di Saʿd al-Dīn Hariri il Libano resta senza una guida sicura, nonostante la designazione del mese scorso di Hassan Diab, professore ed ex ministro della pubblica istruzione, come primo Ministro.

Durante le proteste di martedì e mercoledì, durante le quali alcune banche sono state vandalizzate, la polizia con bastoni e gas lacrimogeni ha ferito e arrestato dozzine di manifestanti. Secondo il Comitato degli avvocati per la difesa dei manifestanti, dalla notte del 14 gennaio le forze di sicurezza hanno eseguito un centinaio di arresti in tutto il Paese,  cinque sono  minorenni. La Croce Rossa libanese ha reso noto che la notte del 15 gennaio sono state ferite 47 persone, 37 delle quali hanno avuto bisogno di cure ospedaliere.

Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International ha dichiarato che “Abbiamo assistito a un allarmante attacco alla libertà di manifestazione e di espressione. Le forze di sicurezza hanno picchiato brutalmente i manifestanti, li hanno arrestati e portati nelle stazioni di polizia dove li hanno sottoposti a insulti e violenza fisica. Inoltre, è stato fatto un notevole uso di gas lacrimogeni in aree residenziali“. “Le azioni di una minoranza di manifestanti – ha continuato – che devastano una banca o lanciano pietre non possono mai giustificare un uso così eccessivo della forza e arresti di massa. Siamo anche preoccupati per gli attacchi delle forze di sicurezza nei confronti di fotogiornalisti e operatori di ripresa, almeno otto, minacciati e picchiati prima che venissero distrutte le loro attrezzature“. “Sono trascorsi oltre 90 giorni dall’inizio delle manifestazioni, ampiamente pacifiche, e le autorità libanesi ancora non hanno risposto alle richieste e alle preoccupazioni della piazza riguardo all’impatto dell’attuale crisi economica. Chiediamo alle autorità di porre immediatamente fine all’uso eccessivo della forza, rilasciare subito chiunque sia stato arrestato solo per aver preso parte a proteste pacifiche e chiamare a rispondere del loro operato i responsabili dell’uso eccessivo e arbitrario della forza“, ha concluso Maalouf.

In una dichiarazione riportata da Al Jazeera l’inviato delle Nazioni Unite in Libano, Jan Kubis, ha incolpato i politici per le turbolenze, accusandoli di inerzia mentre guardavano “crollare” l’economia. “Politici, non date la colpa alle persone, date la colpa a voi stessi per questo pericoloso caos”, ha detto.

(Red/Al.Pi)

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