La sfida multilaterale del Covid19

Siamo di fronte ad un vero miracolo della medicina: una pietra miliare entusiasmante ma anche pericolosa. Vittoria della scienza soltanto o anche occasione di ripensare alla necessità del multilateralismo? "Sarà necessario far buon uso dei vaccini". Costati in gran parte denaro pubblico

Questo e una serie di altri articoli, cui hanno contribuito anche autori di Atlante delle Guerre, sono pubblicati sul sito Aspeniaonline  in una sezione titolata VACCINES AND THE BATTLE TO DEFEAT COVID-19. Ne pubblichiamo l’incipit con un rimando all’intero contributo

di Nicoletta Dentico*

L’arrivo del vaccino anti-Covid19 alla fine dell’indimenticabile anno 2020 segna una svolta assoluta nella storia della scienza, grazie alla cooperazione fra centinaia di ricercatori di tutto il mondo, alla gigantesca mobilitazione finanziaria da parte dei governi. Mai si era vista prima un’attivazione di questa portata contro il medesimo agente patogeno, vettore di una pandemia ormai non più solo sanitaria ma anche sociale ed economica. Nel mondo occidentale, due vaccini (Pfizer/Biontech e Moderna) sono stati scoperti e prodotti con una velocità inaudita – 10 mesi invece dei classici 10-12 anni – e una efficacia iniziale che lascia semplicemente allibiti, oltre il 90%. Il vaccino Oxford University/Astra Zeneca è stato ritardato di un mese o poco più dal bizzarro errore iniziale della dose – in fase di studio clinico si è scoperto che mezza dose era più efficace di quella intera testata in origine – ed è quello su cui punta gran parte del piano vaccinale europeo, al netto della sospensione precauzionale richiesta dopo i 30 casi di trombosi (5 dei quali mortali) segnalati tra i 5 milioni di europei che hanno ricevuto il vaccino. Intanto altri vaccini sono entrati in scena, come il monodose Johnson&Johnson.

Ma anche fuori dai confini delle economie euro-americane la ricerca scientifica ha fatto miracoli, con tutt’altro modello di business, improntato al deciso protagonismo del settore pubblico. La Russia si è affermata grazie alla validazione, da parte di importanti riviste scientifiche internazionali, del vaccino Sputnik V.  Un nome, una promessa. L’agenzia europea del farmaco (EMA) ha avviato la revisione periodica dei dati (rolling review) in vista di una probabile approvazione, dato lo sviluppo di anticorpi che Sputnik V ha ampiamente dimostrato – e lo stesso vale per l’altro vaccino russo, EpiVacCoriona, efficaci anche rispetto alle varianti di SARS-CoV-2 (come risulta dai recenti dati provenienti dal Sudafrica). In Cina, sono ormai cinque i vaccini approvati per uso d’emergenza e ordinario, e tre di questi sono stati distribuiti ad altri paesi attraverso accordi commerciali o di cooperazione – una “via della seta sanitaria” che Pechino ha messo in campo dalla scorsa primavera per ripristinare l’immagine e consolidare la sua influenza in Asia, Africa e Sudamerica, come nuovo potente player della salute globale.

Lo scenario internazionale insomma resta assai mobile, anche perché ci sono nuovi vaccini in dirittura di arrivo nei prossimi mesi, nella pipeline dell’intensa ricerca ancora in corso. Con strategie diverse, ogni blocco produttivo sta ridefinendo un proprio posizionamento geopolitico e scientifico, varchi per nuove alleanze con l’Occidente pesantemente colpito dalla pandemia, ovvero per ribadire la forza di modelli di ricerca pubblica da molti ritenuti superati in nome della primazia del mercato. Insomma, siamo di fronte ad un vero miracolo della medicina; una pietra miliare psicologica entusiasmante, ma anche pericolosa. Non appare del tutto appropriato infatti farsi prendere troppo facilmente dalla pur comprensibile euforia dei vaccini che molta comunicazione ufficiale – non solo in Italia – interpreta come l’inizio della fine della pandemia. Casomai, con uno sguardo più smaliziato sulle molteplici incognite dell’evoluzione virale e delle dinamiche geopolitiche, ci sembra di poter dire che l’avvento dei vaccini segna, per usare le parole di Winston Churchill, la fine dell’inizio della pandemia. Il tunnel in fondo al quale si intravede una luce è molto lungo, ripetono gli studiosi più avvertiti, e anche parecchio insidioso. Perciò sarà necessario che i governi facciano buon uso dei vaccini….(continua su Aspeniaonline)

  • Giornalista e ricercatrice e’ a capo del  Global Health Programme at Society for International Development (SID). Con E. MIssoni ha pubblicato Geopolitica della salute. Covid-19, OMS e la sfida pandemica (Rubbettino) e Ricchi e buoni. Le trame oscure del filantrocapitalismo (Emi)

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