Nel Manipur, la polizia spara di nuovo

Fuoco su un corteo di studenti nello Stato indiano senza pace dal maggio scorso

Ancora scontri nello Stato indiano di Manipur, confinante con il Myanmar. Tre mesi di violenze etniche tra gli abitanti delle pianure Meitei e le tribù delle colline Kuki hanno provocato quasi 100 morti. Mentre oltre 70.000 persone hanno dovuto lasciare le proprie case. Se abbiamo scelto di pubblicare a corredo di questo articolo immagini tanto forti è proprio perché un silenzio insopportabile circonda una vicenda iniziata nel maggio scorso e praticamente ignorata dalla stampa internazionale e nazionale.

La repressione della polizia è scattata dopo l’emergere delle foto di due studenti, scomparsi dal 6 luglio, che sarebbero stati rapiti e assassinati, identificati come Phijam Hemjit (20 anni) e Hijam Linthoingambi (17). L’immagine dei due ragazzi, emersa sui social media e diventata subito virale, li mostra prima di essere uccisi. La sua diffusione ha immediatamente provocato un’onda di indignazione tra la popolazione, già nella tarda serata di lunedì.

 

Mercoledì, durante una manifestazione la polizia di Stato e la Forza d’Azione Rapida (RAF) hanno caricato gli studenti (per lo più ragazze), sparando proiettili ad aria compressa e lanciando gas lacrimogeni e fumogeni. I giovani, scesi in strada a protestare vicino a Sanjenthong (nel distretto di Imphal East), chiedevano fossero individuati i colpevoli dell’omicidio dei due giovani Metei, avvenuto presumibilmente per mano di militanti Kuki.

La radiografia di un manifestante, col cranio pieno di pallini

Il bilancio degli scontri sarebbe di 45 giovani feriti, con diversi di loro ricoverati in ospedale. Gli studenti, al grido di “vogliamo giustizia”, secondo fonti ufficiali si stavano dirigendo verso la residenza del Primo Ministro, Biren N Singh. Altre analoghe manifestazioni si sono svolte a Uripok, Old Lambulane e Singjamei (nel distretto di Imphal West). Lanthengba, leader della manifestazione studentesca, ha dichiarato ai giornalisti: “Chiediamo che gli assassini dei due studenti siano arrestati entro 24 ore. Che i corpi dei due giovani siano restituiti alle famiglie per l’estrema unzione. Vogliamo anche un colloquio con il Primo Ministro. Come possiamo continuare a studiare quando i nostri amici e compagni di classe vengono uccisi a sangue freddo?”.

La polizia ha cercato di calmare gli animi annunciando che “si stanno prendendo accordi per permettere ai rappresentanti degli studenti di incontrare sia il Primo Ministro, sia il Governatore dello Stato”. Mentre le autorità hanno sospeso “con effetto immediato” i servizi internet fino al 1° ottobre. La tensione intanto continua a rimanere elevata. A Imphal si continua a chiedere giustizia per gli studenti assassinati e un’azione immediata da parte del Governo. L’indagine è stata affidata al Central Bureau of Investigation (CBI). Il Premier del Manipur, N Biren Singh, ha dichiarato che il direttore del CBI arriverà mercoledì a Imphal, assieme a una squadra specializzata, per occuparsi del caso.

Red Est/AV

Foto e video di David Mayum (da Imphal, Manipur, India)

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