Nuova condanna per Aung San Suu Kyi

Altri quattro anni di reclusione in tre casi aperti contro di lei. Si aspettano altre sette sentenze

La corte speciale dalla giunta golpista birmana nella capitale Naypyidaw ha condannato ieri mattina la Consigliera di Stato Daw Aung San Suu Kyi – la ex de facto premier del Myanmar – ad altri quattro anni di reclusione in tre casi aperti contro di lei. Le condanne comprendono due anni di reclusione per l’importazione illegale di walkie-talkie (ai sensi della legge sull’import-export), un anno per il possesso di questi dispositivi (legge sulle telecomunicazioni) e due anni per un’accusa che riguarda la violazione di norme Covid-19 (legge sulla gestione delle catastrofi naturali). I suoi legali non possono comunicare con la stampa.

Il 6 dicembre era già stata comminata la prima sentenza a quattro anni di reclusione con l’accusa di sedizione e violazione delle restrizioni per il Covid. Poi, lo stesso giorno, il generale Min Aung Hlaing, il capo della giunta, le aveva graziato due anni. Ora le mancano ancora almeno altre sette accuse cui rispondere, tra cui corruzione e violazione del segreto di Stato, accusa quest’ultima particolarmente grave. La Lady, che il prossimo 19 giugno compirà 77 anni, rischia pertanto di rimanere in carcere a vita.

Amnesty International ha dichiarato che le nuove condanne sono “l’ultimo atto di un processo farsa” mentre Phil Robertson, vicedirettore per l’Asia di Human Rights Watch, ha detto che “il circo di procedimenti segreti della giunta birmana con accuse fasulle consiste nell’accumulare costantemente più condanne… in modo che rimanga in prigione a tempo indeterminato”.

Anche a Oslo il Comitato norvegese per il Nobel (che nel 1991 le ha assegnato quello per la pace) ha denunciato le nuove condanne contro Suu Kyi: “Il Comitato per il Nobel è profondamente preoccupato per la sua situazione”, ha detto la presidentessa del Comitato per il Nobel Berit Reiss-Andersen aggiungendo che “l’ultima sentenza contro Aung San Suu Kyi è una sentenza motivata politicamente”. Nessuno dubita sul fatto che si tratti di un processo costruito che in realtà non fa che aumentare il prestigio della Lady (offuscatosi per la vicenda rohingya) che gode della larghissima solidarietà della maggior parte dei birmani che l’avevano rieletta a grandissima maggioranza nel novembre scorso. Voto annichilito dal golpe di febbraio.

In copertina foto di Saad Chaudhry

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