Portuali contro la guerra

Conversazione con José Nivoi  portavoce del  Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali del capoluogo ligure

di Laura Tussi

Genova – José Nivoi ha 37 anni ed è portavoce dei Calp di Genova, il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali del capoluogo ligure. Lavora sulle banchine del porto da quando ha 21 anni. Dopo aver animato le battaglie contro le navi delle armi dirette in Arabia Saudita, con il collettivo portuale, oggi è anche sindacalista di base dell’Usb. Insieme al collega Corrado Majocco è stato invitato all’evento per la pace convocato il 2 maggio da Michele Santoro al teatro Ghione di Roma. Chiamati sul palco, i due compagni sono stati accolti con una standing ovation, segno che le lotte sociali e politiche che portano avanti sono apprezzate in tutta Italia. Ma veniamo all’attualità, drammatica e stringente. I portuali italiani – e non solo – stanno alzando la voce contro l’esportazione di armi verso Israele e negli ultimi giorni si stanno susseguendo senza sosta scioperi, presidi e blocchi delle navi al grido di “non vogliamo essere complici della guerra”. Come già fatto in passato, gli operai si rifiutano di caricare le navi con gli armamenti. «È solo il primo passo di un percorso a sostegno del popolo palestinese», dichiara José.

«Siamo contro tutte le guerre – prosegue –, siamo internazionalisti e quindi appoggiamo il diritto alla resistenza dei popoli oppressi e brutalizzati dal colonialismo, come i palestinesi. Siamo per lo scioglimento della Nato in quanto non abbiamo dubbi sul ruolo nefasto esercitato da questa organizzazione, che è nata e si è sviluppata per garantire il dominio dell’imperialismo USA e occidentale sul resto del mondo». Qualche anno fa il Calp decidse di bloccare alcune navi saudite che trasportavano armi in Yemen, dove sulla pelle della popolazione si stava scatenando l’inferno di una delle tante guerre dimenticate in questi anni. «Raccoglievamo quindi un testimone che non era mai stato perduto – ricorda José –, quello lasciato dai portuali genovesi che bloccavano le armi americane dirette in Vietnam, usate per tentare, senza riuscirci, di sconfiggere l’eroica resistenza antimperialista di quel popolo».

Oggi la guerra in Ucraina continua e la situazione a Gaza, con il genocidio dei palestinesi, fa risultare ancora meglio come alcune delle intuizioni che avevamo avuto anni prima si siano, purtroppo, avverate», prosegue José. «Da molto tempo infatti segnalavamo un pericoloso aumento di traffici di armi nei porti: non è stato difficile per noi capire che le guerre non scoppiano da un giorno all’altro, ma vengono preparate nel tempo». La guerra tra Israele e Hamas è entrata anche nei porti italiani e internazionali. Da giorni i sindacati italiani legati ai portuali, in particolare in città come Genova, si stanno mobilitando per bloccare le spedizioni di armi via mare a Israele. “Non vogliamo partecipare al massacro”, il messaggio che si legge sui volantini di protesta in riferimento all’offensiva bellica israeliana su Gaza, che in un mese avrebbe già causato oltre 10mila morti. E manifestazioni di questo tipo sono in corso anche all’estero, dalla Spagna al Belgio, fino agli Stati Uniti. Siamo internazionalisti e quindi appoggiamo il diritto alla resistenza dei popoli oppressi e brutalizzati dal colonialismo, come i Palestinesi”.

“La catena logistica è necessaria ad alimentare i conflitti rifornendoli di armamenti e noi non vogliamo fare parte di questo ingranaggio”. Lo scrive in un comunicato il Calp nell’annunciare la mobilitazione nel porto di Genova per bloccare l’invio di armi a Israele. Rispondendo all’appello dei sindacati palestinesi e mobilitazione internazionale, il sindacato USB, il collettivo lavoratori portuali e altre sigle pacifiste hanno bloccato il porto di Genova. Sono gli stessi lavoratori che già bloccarono le navi della compagnia Bani dirette verso l’Arabia Saudita cariche di armi.

Circa 400 di loro da qualche giorno hanno dato vita a un presidio davanti al varco portuale di San Benigno a Genova in segno di protesta contro il conflitto israelo-palestinese e il trasporto di armi verso il Israele da parte della Zim Integrated Shipping Services (Zim), la compagnia marittima israeliana che si è messa a disposizione per trasportare materiale bellico verso lo Stato ebraico. Continueremo a seguire la situazione per capire come si evolverà e soprattutto per raccontare queste piccole grandi sacche di resistenza che, se opportunamente intessute in una grande rete, possono fare davvero la differenza.

In copertina: il porto di Genova (Daderot – Opera propria)

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