Putin Biden e il caso Finlandia

L'allargamento a Est della Nato preoccupa la Russia. Il confronto sull'Ucraina con Washington è duro nonostante qualche spiraglio. E poi c'è il dossier Helsinky. L'analisi del direttore del Progetto Atlante

di Raffaele Crocco

Il primo dice: se ci saranno nuove sanzioni, la rottura sarà completa. Il secondo risponde: se continuate a minacciare militarmente l’Ucraina risponderemo in modo risoluto. Nel mezzo adesso c’è anche la Finlandia, che, valutando per la prima volta nel dopoguerra l’ipotesi di entrare nella Nato, mostra l’esatta misura della tensione che si respira nel Nord Est d’Europa. Proprio quella Nato che – in fondo – è il vero incubo di Putin, con il suo continuo allargarsi nelle terre che il Presidente russo sente come “il giardino di casa di Mosca”. Crescono di numero le puntate della crisi fra Stati Uniti – Nato da un lato e Russia dall’altro. Come sempre si gioca tutto lungo il confine con l’Ucraina, Paese in guerra dal febbraio del 2014 nel Donbass, regione abitata dai separatisti russi.

I due presidenti si sono sentiti per la seconda volta prima di San Silvestro. Cinquanta minuti di colloquio telefonico, in cui si sono minacciati e hanno ribadito le posizioni. Biden, riportano le fonti diplomatiche, ha ripetuto gli avvertimenti: 100mila uomini dell’esercito russo schierati al confine fanno pensare ad una possibile invasione. Se ciò accadrà, la reazione sarà durissima. Putin ha di nuovo negato: nessuna invasione, solo manovre militari e fino a prova contraria – ha aggiunto – la Russia ha il diritto di muovere il proprio esercito dove vuole, all’interno dei propri confini.

Insomma, gioco delle parti rispettato pienamente, ma intanto le diplomazie dicono di aver registrato passi positivi. Il consigliere per la politica estera russa, Yuri Ushakov, ha detto ai giornalisti che Putin era “soddisfatto” della conversazione, perché “ha creato un buon sfondo” per futuri colloqui. Previsti, per altro a breve: il primo confronto bilaterale Stati Uniti-Russia è in programma a Ginevra già il prossimo 10 gennaio. Poi, c’è l’incontro del 12 a Bruxelles tra Russia e Paesi Nato. Infine, ancora il 13, a Vienna, in un formato ancora più ampio, con i Paesi dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, di cui fanno parte anche l’Ucraina e altre repubbliche un tempo parte dell’Unione Sovietica. Il gioco delle rispettive cancellerie appare diverso. Mosca punta ad un rapporto diretto e bilaterale con Washington, tagliando fuori l’Europa. Biden, invece, ribadisce il ruolo degli alleati, confermando il “supporto alle misure per costruire fiducia, al fine di allentare le tensioni nel Donbass e alla diplomazia attiva per far avanzare l’attuazione degli accordi di Minsk, a sostegno del formato Normandia”, che comprende – ricordiamolo – Francia e Germania, oltre a Russia e Ucraina.

L’elemento nuovo viene appunto dalla Finlandia. Helsinki appare spaventata dalle mosse di Mosca. Fra le richieste avanzate lo scorso mese di dicembre 2021 da Vladimir Putin per non invadere la regione separatista e filorussa del Donbass, c’è lo stop all’allargamento della Nato verso Est. Divieto che inquieta i finlandesi, che con la Russia condividono un confine di 1.340 chilometri. Nel discorso di inizio anno, sia il presidente Sauli Niinisto, sia la premier Sanna Marin hanno ribadito l’opzione di aderire al Patto nordatlantico in qualsiasi momento. «Abbiamo dimostrato di aver imparato dal passato», ha detto la premier, riferendosi alla guerra combattuta contro l’Unione Sovietica nell’inverno del 1939-40. «Non cederemo sul nostro spazio di manovra. L’opzione Nato, per noi, resta aperta».

In copertina una strada di Helsinky in uno scatto di Ralf Roletschek

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