Mosca sbarca in Kazakhstan

La Russia guida le forze armate della Csto che sono state inviate su richiesta del  Presidente Tokayev per chiudere i conti con le proteste di piazza. Scelta drastica con imprevedibili conseguenze

Forze armate a guida russa sono arrivate aviotrasportate in Kazakhstan su richiesta del Presidente Kassym-Jomart Tokayev che dovrebbe oggi rivolgersi alla nazione per spiegare la  violenta repressione delle proteste antigovernative. E mentre  le Nazioni Unite, gli Stati Uniti,  Regno Unito e  Francia hanno invitato tutte le parti ad astenersi dalla violenza, i l ministero dell’Interno kazaco ha affermato stamattina – riferisce Bbc – che 26 manifestanti definiti “criminali armati”  sono stati uccisi e più di 3mila  sono stati arrestati.   18 membri delle forze di sicurezza sono morti e altri 748 sono rimasti feriti nelle violenze che ormai da giorni attanagliano le principali città. Nell’audio di  un video diffuso dall’emittente britannica da Alma Ata si sente sparare pesantemente nella notte di giovedi. Il dispiegamento di 3mila paracadutisti  è stato deciso dopo che il presidente Tokayev ha presentato richiesta formale di assistenza all’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Csto), l’alleanza militare post-sovietica guidata dalla Russia. Accanto alla Russia,  Armenia, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan hanno inviato contingenti in appoggio.

di Ambra Visentin

Come “benzina sul fuoco” l’improvvisa impennata dei prezzi del gas in Kazakhstan ha acceso lo scorso 2 gennaio le rivolte in tutto il Paese, portando in soli quattro giorni alle dimissioni del Governo e alla destituzione dell’ex Presidente Nursultan Nazarbayev dalla carica di capo del Consiglio di sicurezza. Le rivendicazioni economiche hanno assunto rapidamente carattere politico sotto gli sguardi irrequieti dei governi della Comunità degli Stati indipendenti (l’organizzazione composta da 9 delle 15 ex repubbliche sovietiche), mentre i politologi si interrogano su chi stia alimentando le rivolte. Le sollevazioni hanno avuto inizio nella regione di Mangistau, ad ovest del Paese, per poi prendere piede in tutto il Kazakhstan raggiungendo presto la capitale economica Alma Ata, dove gli edifici dell’amministrazione locale sono stati assaliti e dati alle fiamme e l’aeroporto occupato dai cittadini in rivolta.

Il caro-benzina rappresenta la diretta conseguenza della decisione del Governo di eliminare i controlli sui prezzi del gas liquido. Un processo, questo, iniziato nel 2019 e conclusosi ad inizio 2022 e che ha permesso alle società Kazmunaygaz e Kazakgaz, detentrici del monopolio di mercato, di raddoppiare in tempo record i propri prezzi. Come però sottolineato da Alexei Makarkin, esperto del Center for Political Technologies, il 90% delle azioni di queste società è gestito dal fondo Samruk-Kazyna, il cui Cda è guidato dall’ex presidente Nazarbayev che in questo modo de facto “si mantiene al comando di uno dei settori-chiave dell’economia”.

Dopo 27 anni sotto la guida autoritaria di Nazarbayev e a due anni dall’inizio della presidenza del suo successore Kassym-Jomart Tokayev, i cittadini esigono la rimozione di tutto il vecchio establishment e rivendicano le riforme economiche mai attuate. Tokayev ha già provveduto a reinserire un tetto per i prezzi del Gpl e ha promesso riforme. Ma le proteste continuano, nonostante il blocco delle piattaforme digitali e a dispetto del decretato stato di emergenza. Russia e Bielorussia guardano con preoccupazione agli stravolgimenti in atto nella maggiore potenza economica dell’Asia Centrale, storico membro della EAEU (Unione economia Euroasiatica) di cui esse stesse fanno parte e le cui fondamenta vedono ora tremare sotto la minaccia di una spaccatura tra le élite di potere dei rispettivi Paesi.

Analisti e politici esprimono molti dubbi in merito alle forze che si celano all’ombra delle proteste, benché molti concordino sull’assenza di influenze straniere. Alexei Malashenko, capo-ricercatore dell’Istituto di economia mondiale e relazioni internazionali, non intravede all’interno del movimento potenziali figure di rilievo capaci di proporre un programma politico per affrontare un cambio di paradigma. Solo un nome sembra non poter essere considerato completamente estraneo agli eventi – Mukhtar Ablyazov, latitante oligarca ed ex rappresentante dell’élite al potere, che da Kiev dichiara di aver portato le masse in piazza. Arkady Dubnov, esperto dei paesi dell’Asia definisce la improbabile prospettiva di Ablyazov come rappresentante politico guida nel panorama “post-rivoluzionario” molto pericolosa o addirittura catastrofica. “Il Kazakhstan di Nazarbayev non c’è più”, conclude Malashenko e rimane dunque l’incognita su quale sarà la nuova identità del Paese e chi sarà chiamato a forgiarla.

Il dispiegamento di truppe da parte della Russia  avrà importanti ramificazioni per la politica estera e interna di Mosca, hanno detto giovedì altri analisti  al Moscow Times. “Per ora, questo è solo  un’operazione di polizia”, ha affermato Andrei Kortunov, capo del Consiglio per gli affari internazionali della Russia (RIAC), un think tank collegato al Cremlino “ma se dovesse trascinarsi le conseguenze per la Russia potrebbero diventare importanti”.

Leggi la scheda aggiornata

Leggi cos’è la Csto

Nella foto di copertina parà russi di una brigata aerea  aviotrasportata

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