La Libia, la portaerei italiana e la Francia

di Andrea Tomasi

Italia strategica. Quante volte lo abbiamo sentito dire? L’Italia è strategica nell’alleanza atlantica. È strategica per l’Ue. Con la sua forma di stivale, è una portaerei perfetta per le operazioni militari. Ma è anche un ponte ideale per i tanti disperati che attraversano il Mediterraneo dopo avere rischiato la vita in Africa. Così la politica italiana diventa strategica, sempre. Roma può essere interlocutore privilegiato per il continente africano.

La Tunisia – riferisce l’Ansa – sta lavorando a piani e programmi per assicurare la sicurezza dei porti e delle frontiere marittime e terrestri ma «sottolinea la necessità della cooperazione di tutti i Paesi coinvolti nel contrasto al fenomeno della migrazione irregolare nel Mediterraneo centrale».

Sono le parole dell’ufficialità, condensate in un comunicato del ministero dell’Interno tunisino al termine della seconda riunione ministeriale del Gruppo di contatto Europa-Africa per la rotta del Mediterraneo centrale.

All’incontro in questi giorni si sono visti i ministri dell’Interno di Algeria, Austria, Ciad, Egitto, Francia, Germania, Italia,Libia, Mali, Malta, Niger, Slovenia, Svizzera e Tunisia, con l’aggiunta dell’Estonia che detiene la presidenza di turno dell’Ue e il commissario europeo per la Migrazione e gli affari interni, Dimitris Avramopoulos.

Ma è evidentemente la Libia il Paese più “attenzionato”, visto che lì vengono “smistate” le persone che cercano posto sui barconi diretti verso le coste italiane. L’incontro tra il premier Paolo Gentiloni e quello libico Fayez al-Sarraj è considerato di particolare importanza. Precede quello di Parigi, vera occasione per capire se il nostro Paese avrà le spalle coperte dall’Ue in un compito, quello del salvataggio e della gestione dei migranti africani, che finora è stato svolto solo dal nostro governo.

Ma quella in corso è una partita sociale dove in gioco ci sono l’equilibrio dell’Ue, quello dei Paesi che lo compongono che devono far fronte alla “questione rifugiati”, senza dimenticare che – dietro le quinte – c’è la partita economica, fatta di appalti internazionali, di grandi commesse in terra libica, che non è di sicuro una scatola piena di sabbia. Ora è dilaniata da conflitti interni ma gli europei non hanno nessuna intenzione di smettere di farci affari.

Nella partita c’è l’attore francese. Ad evidenziare la discesa in campo della politica parigina è il quotidiano Libero. «Se sarà pace davvero resta tutto da vedere. Ma intanto quella che fino al 2011 era stata la nostra “quarta sponda” non esiste più. Perchè se già, una volta spodestato Berlusconi, ci aveva messo le mani (male ) Sarkozy, facendo una guerra che ha deposto Gheddafi e gettato la Libia nel caos, da ieri il Paese africano al di là del nostro mare è ufficialmente nelle mani della Francia».

Sorvolando sul fatto che all’attacco militare in Libia (era il 2011), con conseguente uccisione di Muhammar Gheddafi e caos internazionale, partecipò anche il governo Berlusconi, il quotidiano evidenzia che la Francia ora rischia di scippare all’Italia il ruolo di paciere e interfaccia principale con la Libia: «Al neopresidente Emmanuel Macron è bastato un mese per convocare al castello di Celle Saint Claud i due leader libici in perenne lotta, Serraj e Haftar, e gettare le basi per una cooperazione che avrà ovviamente come regista Parigi, e relegando l’Italia e il governo di Gentiloni a impotenti spettatori di quel che accadrà in un Paese dal quale ogni giorno sbarcano sulle nostre coste (e non su quelle francesi) milioni di profughi. Ancor peggio, il nostro premier è stato relegato a fare da segretario di quanto accaduto a Parigi».

L’incontro con Serraj viene descritto come poca cosa, poco più di un atto burocratico: un momento formale «solo per mettere il timbro, la firmetta, agli accordi conclusi ieri da Macron». Vedremo se l’Italia, a cui finora sono state date pacche sulle spalle per il lavoro svolto in mare, finirà veramente nella grande ombra formata dalla Francia o se saprà emergere, alzando la voce o, più semplicemente, mostrando di essere partner affidabile, sia per gli europei che per gli africani.

 

http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13207500/libia-macron-umilia-gentiloni-accordo-haftar-serraj.html

 

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2017/07/26/gentiloni-a-farrajincontro-importante_a6756378-77e9-40ac-98bd-d612d2045eba.html

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