Unione Africana, in cerca di un nuovo ruolo

Il vertice dell’UA ad Addis Abeba si è chiuso lasciando tanti punti interrogativi. In mancanza di una visione chiara e ben definita su come affrontare le sfide del Continente, i grandi obiettivo per l’anno a venire rischiano di rimanere promesse non mantenute.

di Marta Cavallaro

Si è concluso il 19 febbraio il 36esimo vertice annuale dell’Unione Africa, che ha riunito ad Addis Abeba i capi di Stato dei 55 paesi membri della più importante istituzione del Continente. Durante gli incontri, che si sono tenuti a porte chiuse presso la sede dell’Unione nella capitale etiope, i leader africani hanno discusso delle sfide più urgenti del Continenti, dai conflitti armati all’aggravarsi della crisi climatica e alimentare. Il vertice si è svolto in un momento particolarmente delicato per l’Africa. Gli ultimi anni sono stati segnati da guerre civili e internazionali che hanno causato morti e devastazioni in Etiopia e nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). La situazione nel Sahel non mostra segni di miglioramento, a causa della presenza di gruppi armati che continuano a destabilizzare ampie zone della regione, dei ripetuti colpi di Stati che negli ultimi anno hanno portato regimi militari al potere in Mali e Burkina Faso e della transizione democratica ancora in bilico in Ciad.

Anche Somalia, Mozambico e il bacino del Lago Ciad continuano a fare i conti con le insurrezioni jihadiste. Una delle siccità peggiori degli ultimi decenni sembra aver messo in ginocchio il Corno d’Africa, regione alle prese con sfide multidimensionali in cui la violenza si intreccia con crisi economiche e alimentari. Infine, l’invasione della Russia in Ucraina ha colpito il Continente nel pieno del suo percorso di ripresa economica dopo lo shock provocato dal Covid-19. L’invasione e le sanzioni occidentali che ne sono seguite hanno scosso le economie africane ed esacerbato l’insicurezza alimentare di numerosi paesi che dipendevano dalle esportazioni russe e ucraine per diversi prodotti alimentari di prima necessità.

Le sfide aumentano una volta cambiata la prospettativa dagli ultimi ai prossimi 12 mesi. Nel 2023 sei elezioni presidenziali si svolgeranno nel Continente: quelle appena tenutesi in Nigeria, in Sierra Leone a giugno, in Liberia a ottobre, in Madagascar a novembre, nella RDC a dicembre e in Gabon nella seconda metà dell’anno. La situazione politica instabile della Libia ha impedito al Paese di organizzare le elezioni inizialmente previste per dicembre 2021 e non è ancora chiaro se la popolazione libica si recherà alle urne quest’anno. Anche in Sud Sudan le elezioni previste per febbraio sono state rinviate. Si tratta quindi di un momento cruciale per l’Africa, che potrebbe fornire all’Unione l’opportunità di definire una nuova visione e plasmare un nuovo futuro per il Continente.

Durante l’incontro, l’Organizzazione ha potuto contare certamente su alcuni successi portati a casa nel corso degli ultimi anni. L’Unione Africana è emersa come principale leader del Continente nella lotta alla pandemia, sponsorizzando la campagna vaccinale contro il Covid-19 e diverse misure di prevenzione contro il contagio. La creazione di un’area di libero scambio continentale è un’altra meta che sembra diventare sempre più concreta, grazie all’approvazione del Continental Free Trade Agreement nel 2018 e la sua entrata in vigore nell’anno successivo. Particolarmente determinante è stato poi il ruolo dell’Unione Africana nel rendere possibile l’accordo che il 2 novembre scorso ha posto fine allo scontro civile nella ragione etiope del Tigrai.

Nuove elezioni vecchi problemi. Il vincitore della recente tornata nigeriana Bola Ahmed Adekunle Tinubu  vede le opposizioni contestare il risultato elettorale

Molti di questi risultati presentano però diversi limiti. L’accordo per la cessazione delle ostilità in l’Etiopia è stato accolto con grande favore dalla comunità internazionale, ma l’Unione Africana ha anche ricevuto critiche sostanziali per non essere stata in grado di agire più rapidamente nel portare le parti al tavolo dei negoziati. E, se anche il Tigrai per ora sembra essere sotto controllo, rimangono grandi dubbi sulle misure da intraprendere per gestire l’insicurezza in contesti come quello della RDC e del Sahel. Attualmente, l‘Unione Africana non svolge una funzione di primo piano nel processo di pacificazione nella RDC. Il ruolo di protagonista è stato fino ad oggi ricoperto dall’ONU, che gestisce una delle sue più grandi missioni di pace (MONUSCO) nel Paese. All’indomani di una serie di scontri e proteste da parte della società civile che accusa le Nazioni Unite di non essere state in grado di proteggere la popolazione e arginare la violenza dei gruppi ribelli, MONUSCO sta attualmente pianificando il suo ritiro. Non è ancora chiaro come, considerato il ridimensionato ruolo dell’ONU, l’Unione Africa riuscirà ad aiutare la RDC a prepararsi alle elezioni e ad appianare i disaccordi con il vicino Ruanda, accusato di sostenere dall’estero l’insurrezione del gruppo ribelle M23. Dinamiche simili si intravedono per quanto riguarda il Sahel. Nella giornata conclusiva del vertice, l’Unione Africana ha dichiarato di voler mantenere la sospensione di Burkina Faso, Guinea, Mali e Sudan, attualmente guidati da regimi militari. L’Unione si è detta “intollerante” nei confronti di qualsiasi manovra politica non democratica ed ha offerto il suo supporto ai quattro Stati per un loro ritorno all’ordine costituzionale. Manca però una visione chiara e ben definita sui passi concreti da intraprendere per raggiungere tale obiettivo.

Per quanto riguarda l’area di libero scambio, invece, al termine del vertice il nuovo Presidente dell’Unione, il Presidente delle Comore Azali Assoumani, ha sottolineato la volontà dei leader africani di accelerare l’implementazione del Continental Free Trade Agreement. Ad oggi, gli Stati africani scambiano tra loro circa il 15% dei loro beni e servizi. Il nuovo Trattato, se implementato correttamente, incrementerà tale percentuale del 60% entro il 2034. Finora l’attuazione è rimasta ben lontana da questo obiettivo, scontrandosi con disaccordi sulle riduzioni tariffarie e la chiusura delle frontiere a causa dalla pandemia Covid-19. Inoltre, mentre molti Governi hanno ratificato l’accordo sull’area di libero scambio e potrebbero essere disposti a consentire la libera circolazione delle merci, pochissimi hanno ratificato l’accordo sulla libera circolazione delle persone. 

Il futuro dell’Unione Africana resta quindi ancora da vedere. I successi registrati negli ultimi anni hanno certamente dimostrato il ruolo determinante dell’organizzazione nel definire le traiettorie e gli equilibri continentali. Eppure, le grandi promesse fatte al popolo e agli Stati africani rischiano di rimanere parole vuote se gli obiettivi per l’anno a venire non saranno accompagnati da piani concreti per affrontare le sfide del Continente.

In copertina uno scatto di James Wiserman (unsplash). Nel testo Bola Ahmed Tinubu

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