Un pianeta di bombe a grappolo

Malgrado i progressi compiuti nell’eliminazione di questi ordigni micidiali  non si fermano i danni sui civili. I contenuti del Cluster Munition Monitor 2021

Il rapporto Cluster Munition Monitor 2021, che è stato reso noto ieri, mostra come gli sforzi a livello mondiale per eliminare e stigmatizzare le munizioni a grappolo attraverso il Trattato internazionale di messa al bando proseguano rapidamente, malgrado le dislocazioni e gli sconvolgimenti causati dalla pandemia di Covid19. Il rapporto esce mentre gli Stati Parte della Convenzione si preparano a riunirsi per la Seconda Conferenza di Revisione della
Convenzione sulle Munizioni Cluster2 (20-21 Settembre), in cui adotteranno un piano d’azione per i prossimi 4 anni.

Nel periodo preso in considerazione dal Monitor, tra agosto 2020 e luglio 2021, munizioni a grappolo sono state usate in Siria (l’unico Paese in cui si è registrato un uso continuo di queste armi dal 2012) e nel conflitti del Nagorno Karabakh da Armenia ed Azerbaijan. Nè l’Armenia nè l’Azerbaijan – spiega una nota della Campagna italiana – hanno aderito alla Convenzione sulle Munizioni Cluster, che conta 110 Stati Parte e 13 firmatari. La Cluster Munition Coalition (CMC) di cui la Campagna Italiana contro le mine è parte, esorta i Paesi non firmatari ad adottare misure per rinunciare a quest’arma e aderire senza indugio alla Convenzione.

Il  Landmine and Cluster Munition Monitor è un’iniziativa della società civile che fornisce ricerca e monitoraggio per la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine terrestri e la Coalizione delle munizioni a grappolo (ICBL-CMC). Descrive  lo stato di avanzamento  sia del Trattato di messa al bando delle mine, sia della Convenzione sulle Munizioni Cluster. In particolare il Cluster Munition Monitor 2021 esamina come gli Stati stiano lavorando per sviluppare il divieto di munizioni a grappolo, garantire l’eliminazione dei resti di munizioni a grappolo, fornire educazione al rischio e assistere le vittime di queste armi indiscriminate. Il rapporto si concentra sull’anno solare 2020 con informazioni incluse fino ad agosto 2021. Attualmente 123 paesi hanno aderito alla Convenzione sull’eliminazione delle Cluster. L’ultimo Paese ad aderire è stato Santa Lucia nel  settembre 2020.

Globalmente, il Monitor ha registrato circa 360 nuove vittime nel 2020 causati sia da attacchi con munizioni a grappolo (142) sia da residuati di queste armi (218). Questo rappresenta un continuo aumento dai totali annuali aggiornati nel 2019 (317 vittime) e nel 2018 (277 vittime). Il numero reale di nuove vittime è probabile sia molto più alto in quanto molti non sono stati registrati a causa delle difficoltà con la raccolta dei dati.  Il più alto numero di vittime derivanti da attacchi con munizioni a grappolo è stato registrato in Azerbaijan (107). Nessuno dei 16 Paesi che ancora producono, o si riservano il diritto di farlo, hanno aderito alla Convenzione sulle Munizioni Cluster. Inoltre Cina e Russia stanno svolgendo ricerche e sviluppando nuovi tipi di munizioni a grappolo.

“Riteniamo che un terreno d’azione utile per contrastare l’uso di queste armi sia quello finanziario, per questo motivo auspico che il disegno di legge “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”, che dovrebbe essere discussa alla Camera nelle prossime settimane, venga definitivamente approvata” dichiara nella nota Santina Bianchini Presidente della Campagna Italiana contro le mine.

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