Uranio impoverito, una scelta criminale

Il Governo inglese intende fornire proiettili che lo contengono a Kiev per la lotta contro i russi. L’editoriale

di Raffaele Crocco

Solo in Italia, gli ammalati ufficiali sono 8.000. Sono veterani delle forze armate, giornalisti, operatori delle ONG. Almeno 400 di loro sono già morti, senza ottenere alcuna forma di riconoscimento.

L’hanno chiamata “sindrome dei Balcani”. Hanno negato il pericolo. Eppure, ci sono famiglie distrutte, che possono solo ricordare i loro morti. Sto parlando dell’uranio impoverito, degli effetti che i proiettili che lo contengono hanno sulle persone. Sono stati usati – senza mai menzionarli ufficialmente – nelle guerre dell’Iraq e certamente in Bosnia, Serbia e Kosovo negli anni ’90. È possibile che siano stati impiegati anche in Libia e in Siria. Insomma: l’uranio impoverito è entrato a far parte degli arsenali di quasi tutti i grandi eserciti. Le convenzioni internazionali non ne vietano l’uso. Per le Nazioni Unite, quelle munizioni, sono una “arma convenzionale”.

Eppure, da sempre sappiamo che è pericoloso. Non perché radioattivo, come qualcuno ci tiene a specificare per dimostrare che “non ci sono pericoli. Non ha nulla a che vedere con il nucleare”. È letale, perché brucia ad una temperatura altissima, cosa che gli permette di perforare efficacemente corazze e ostacoli. Ma anche di produrre, come sempre in questi casi, microparticelle che si depositano a terra. Queste, ogni volta che tira vento, che c’è aria, in cui qualcuno smuove il terreno giocando con una palla o lavorando per seminare, si sollevano e vengono inalate dagli esseri umani. Si incistano nelle cellule, ne prendono possesso. Non possono essere espulse e danno il via, spesso, troppo spesso, a forme cancerogene letali.

È il medesimo processo dell’amianto. È quanto accade con gli inceneritori o vicino agli impianti siderurgici, come a Taranto. Lo sappiamo, si sa che è così. Sappiamo che quelle microparticelle restano nel corpo umano per decenni. Sappiamo, soprattutto, che rimarranno sul terreno per migliaia di anni. Verranno respirate dai bambini e dalle bambine, che prima o poi giocheranno su quei terreni. Dagli uomini e dalle donne che li lavoreranno. Per questa ragione è oscena e criminale l’idea del governo inglese di fornire munizioni anticarro all’uranio impoverito a Kiev nella sua lotta contro i russi. Per questo se il presidente ucraino Zelensky accetterà quelle munizioni, dovrà e potrà essere considerato criminale quanto gli inglesi, perché inquinerà in modo irreparabile il proprio Paese, la propria gente.

Il pericolo, in questa situazione, non è – come dicono i russi – il “passo avanti verso la guerra nucleare”. Quella è la solita, cinica, propaganda. Il pericolo reale è non rendersi conto che non puoi vincere il conflitto distruggendo il futuro. L’uranio impoverito nega il futuro agli esseri umani e alla terra. Lo sta negando a migliaia di persone che stanno morendo nell’indifferenza degli Stati che quelle munizioni hanno usato. Lo sta negando ai bambini e alle bambine che crescono dove quelle bombe sono esplose: nessuno spiega loro di stare attenti, di non giocare lì, di proteggersi. Si finge, si nega, si distoglie l’attenzione. E la guerra – sempre orrenda – rischia di diventare così un’atrocità senza tempo.

Nella foto di copertina un cartello avvisa della presenza nell’area di uranio impoverito © Denis Junker/Shutterstock.com

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