2022 Addio. Senza rimpianti

"Rivangare su ciò che poteva essere è stupido e inutile: ormai ciò che doveva accadere è accaduto. Meglio quindi preoccuparci di cosa potrà essere il 2023. E credo ci sia davvero da preoccuparsi". L'editoriale di fine anno del direttore del Progetto Atlante

di Raffaele Crocco

Nessuna voglia di essere Nostradamus, sia chiaro. E’ che cercare di capire come sarà l’anno che verrà mi pare più interessante del ricordare come è stato il 2022. Perché diciamolo: a partire dall’invasione dell’Ucraina, passando attraverso attentati, aumento delle migrazioni per catastrofi ambientali, emergenza climatica in ascesa per il completo fallimento delle politiche globali, finendo alla recrudescenza delle varie guerre in Africa, alle democrazie sempre più incerte, alla corsa al riarmo generalizzato e alla pandemia da Covid19 che non è terminata, l’anno che ci lasciamo alle spalle è stato un disastro. Rivangare su ciò che poteva essere è stupido e inutile: ormai ciò che doveva accadere è accaduto. Meglio quindi preoccuparci di cosa potrà essere il 2023. E credo ci sia davvero da preoccuparsi.

La partenza non è delle migliori. La guerra in Ucraina, per come vanno le cose sul campo e per la paresi delle cancellerie mondiali, pare destinata a durare. Questo comporta una serie di problemi. Il primo e più grave è lo spaventoso numero di morti, civili e militari. Il secondo è che le economie mondiali continueranno a girare attorno a questa guerra, in molti modi. Ci sarà, ad esempio, un nuovo step nel riarmo mondiale: la guerra sta consumando interi arsenali e potenze grandi e medie hanno già chiesto alle industrie delle armi di moltiplicare gli sforzi e la produzione. Inoltre, la guerra ha rimesso al centro dell’interesse mondiale le risorse fossili, quelle che parevano in via dideclino per le politiche sulla “transizione ecologica”. 

La paura di rimanere a secco degli europei, la necessità di avere più energia per la produzione degli asiatici, i ricatti di Putin su prezzi e forniture, ci hanno fatto tornare indietro di anni. I Paesi industrializzati – tutti o quasi – hanno riattivato tutte le centrali “old style” che avevano, anche quelle a carbone. Una decisione, questa, che trova consenso nella nostra quotidiana indifferenza. Quella stessa indifferenza che ci fa indignare per la guerra in corso e per le speculazioni sulle risorse, ma che in fondo ci fa pensare che l’importante e avere benzina per l’auto e il gas per casa. Infine, la guerra ha avvicinato di molto il rischio di “fine atomica”, di guerra definitiva e distruttiva. Mai come in questi mesi si sta concretizzando il pericolo di una guerra nucleare, a dispetto delle dichiarazioni dei protagonisti.

Tutti e nove i Paesi con la “bomba” hanno dato via alla danza del riammodernamento e del potenziamento dei loro arsenali. E’ un brutto segnale. Anche questo ci fa tornare indietro nel tempo. Non è finita. Parliamo ancora di economia. Le agenzie internazionali – Schroders in testa – prevedono un forte ridimensionamento nella crescita economica globale. Recessioni sono previste negli Stati Uniti, nell'Eurozona e nel Regno Unito. La maggior parte dei mercati emergenti registrerà un calo della crescita. La crescita globale rallenterà nel 2023 al 1,5%. “Se si esclude il periodo della pandemia di Covid-19 – scrivono – questo potrebbe essere l’anno peggiore per l’economia globale dal 2009”. Infine, c’è il Covd19: è ancora qui. Milioni di persone vengono contagiate ogni giorno nel Mondo, paralizzando Paesi e diritti. Il pericolo lo abbiamo ancora anche in casa, nonostante lo sforzo che facciamo per raccontarci che è praticamente finita.

Il 2023 si aprirà e, probabilmente, correrà lungo i binari di queste vicende: guerra, riarmo, emergenza climatica, nuovi equilibri internazionali, pandemia. Come si fa ad essere ottimisti? Beh, si può provare. Si cercano le tracce, come i trapper sulle montagne. Se lo facciamo, alcune cose buone le scopriamo e scopriamo che sono importanti. Ad esempio, veniamo a sapere che le agenzie internazionali prevedono nel 2023 una ripresa delle energie rinnovabili. Negli Stati Uniti ci sarà un + 50%, che si sposerà con il +29% previsto nell’Unione Europea. Quindi, più energia pulita. Cosa ancora? Che i ragazzi di tutto il Mondo insistono nel dirci che l’emergenza climatica è la più importante da affrontare e risolvere e che questo grido viene comunque raccolto, perché è troppo potente: lo dimostrano le politiche messe in campo dall’Unione Europea.

Oppure, abbiamo la consapevolezza che in tanti non vogliono la corsa al riarmo e lo dimostrano manifestando, partecipando, agendo: i portuali di Livorno e di Genova, che rifiutano di caricare e scaricare armi, sono un meraviglioso esempio di questo. Tracce piccole? Certo, ma ci sono. E le dobbiamo coltivare, diffondere, far diventare un tesoro da condividere. Perché Il nostro futuro, come esseri umani, è tutto in quei segni.

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