Filippine, la non strana coppia Marcos-Duterte

Gli eredi politici e dinastici di due controverse  famiglie si propongono oggi  agli elettori nella sfida per la presidenza

di Emanuele Giordana

Oggi nelle Filippine si va alle urne nella diciassettesima elezione diretta del Capo dello Stato. Per determinare il vincitore viene utilizzato il sistema di votazione first-past-the-post con cui il candidato con il maggior numero di voti, indipendentemente dal fatto di avere o meno la maggioranza, vince la presidenza. I candidati sono una decina (si vota anche per seggi al Senato, sindaci, governatori e vicepresidenza) ma l’attenzione è focalizzata sui rampolli di due famiglie importanti in testa ai sondaggi: Ferdinando Marcos, secondogenito del vecchio dittatore Ferdinando, e Sara Duterte, figlia del presidente attuale che non può ricandidarsi. A quanto dicono le stime i due possono preoccuparsi di una sola sfidante, l’indipendente Leni Robredo (con Francis Pangilinan): benché vice di Rodrigo Duterte, Robledo ha preso le distanze dalle sue politiche e dalle persecuzioni del presidente verso i media. Poca fortuna sembra avere invece l’offerta progressista di Leody de Guzman e Walden Bello (Partido Lakas ng Masa, socialdemocratico).

Per i reporter filippini non dev’esser stato facile seguire la campagna elettorale che il 9 maggio eleggerà Capo dello Stato e vice se Rappler – il principale quotidiano d’opposizione diretto dalla Nobel per la pace 2021 Maria Ressa – ha titolato: “Benvenuti nella campagna di Marcos, dove i giornalisti vengono bloccati e messi fuori gioco”. Ferdinando Marcos junior, detto Bongbong, candidato alla presidenza, è il discendente e l’erede politico diretto del dittatore che fu presidente delle Filippine dal 1965 al 1986 (sposato con la controversa Imelda nota soprattutto per la sua esagerata collezione di scarpe). Bongbong sarebbe felice di avere come vice Sara Duterte – anche lei rampolla di una famiglia potente e autoritaria, quella dell’attuale presidente Rodrigo. Gemellaggio tra titani, ben appoggiato dalle lobby locali e con programmi politici fumosi e populisti. Entrambi hanno alle spalle esperienze amministrative: Sara come sindaca della città di Davao (la stessa, per intendersi, dove ha fatto il sindaco anche il babbo prima della scalata ai piano alti. Ha avuto come vice…due fratelli). Ferdinando come parlamentare e governatore di Ilocos Norte (luogo di nascita del padre e dov’è vice governatrice la parente Cecilia Araneta Marcos).

Secondo Rappler Marcos ha condotto una campagna presidenziale nascondendosi dai reporter professionisti “indipendentemente dal fatto che appartenessero a redazioni locali o internazionali”, privilegiando blogger o videoblogger, influencer o giornalisti del Sonshine Media Network International, gestito dai seguaci del predicatore Apollo Quiboloy, pastore della Chiesa Kingdom of Jesus Christ. Sempre secondo Rappler il giovane Marcos non voleva domande scomode: “Ha la tendenza a ripetere bugie. Ha ripetuto nei suoi vlog che i media non lo coprono, il che è assolutamente falso. Insiste anche sul fatto di aver conseguito una laurea a Oxford in Inghilterra, quando Oxford ha chiarito che ha ottenuto un semplice diploma speciale in alcun modo equivalente a una laurea”. Insomma il personaggio si è ben attrezzato con una campagna social martellante su twitter, facebook, istagram, prendendosela con la stampa ed evitando di rispondere a chi poteva metterlo in difficoltà. Punta evidentemente molto sul voto giovanile che conta, in questa tornata, 7 milioni di nuovi elettori su un totale di 67,4 oltre a più di un milione e mezzo di aventi diritto all’estero.

Quanto a Leni Robredo. avvocatessa, politica e attivista sociale, è la seconda donna a ricoprire la carica di vicepresidente delle Filippine. Si presenta da indipendente anche se viene dal Partito Liberale. Ha un seguito diffuso in casa e all’estero, è sostenuta dalla stampa indipendente e amata dalla comunità Lgbt+, da educatori di comunità, professionisti, donne e piace anche nelle periferie. Si è distinta per aver criticato la tenebrosa “guerra alla droga” di Duterte e la guerra all’informazione che aveva nel mirino prima di tutto Maria Ressa. Infine gode – anche se ufficiosamente – dell’appoggio della Chiesa cattolica filippina il che, nel Paese più cattolico dell’Asia, non è poco. Ma potrebbe non bastare.

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