Il regalo del golpista

Una foto imbarazzante mostra tre tecnici "stranieri" con le tute nere e arancione dell’azienda italiana Danieli che ricevono un omaggio dal capo della giunta birmana

La foto imbarazzante che circola da giorni in Myanmar mostra tre tecnici “stranieri” con le tute nere e arancione dell’azienda italiana Danieli ricevono un regalo in una acciaieria birmana dalle mani di un gentiluomo con gli occhiali in camicia azzurra. Ma non si tratta di un signore qualsiasi. E’ il capo della giunta militare birmana Min Aung Hlaing, l’artefice del golpe che ha rovesciato Aung San Suu Kyi e il suo esecutivo nel febbraio di due anni fa, scatenando una guerra che, secondo alcune stime, avrebbe ormai oltrepassato i 30mila morti. Una guerra dove il livello della violenza non ha molto da invidiare a scenari come quelli ucraini.

Lo scatto, tra le tante che quotidianamente mostrano l’apparentemente pacioccoso generale birmano inaugurare, celebrare, ricevere e premiare di qua e di là in un Paese in pace solo nella propaganda del regime, è piuttosto imbarazzante per la società friulana con sede a Buttrio (Udine), già da tempo nel mirino della cronaca e delle polemiche e che ha sempre tenuto un profilo piuttosto basso specie quando si tratta di Myanmar. Già tirata in ballo per forniture ai russi, la società friulana è salita alla ribalta delle cronache l’estate scorsa quando l’associazione Italia-Birmania Insieme aveva scritto all’allora ministro Di Maio chiedendo lumi sulle supposte trattative dei friulani con la giunta allo scopo di far ripartire un’acciaieria avviata da Danieli durante il governo civile ma chiusa dall’esecutivo di Aung San Suu Kyi per motivi di costi ed efficienza.

Stando alla foto pubblicata ai primi di giugno sui giornali locali – e ripresa dal magazine clandestino birmano-internazionale MyanmarNow l’accordo tra la giunta e la Danieli, che secondo fonti della resistenza era in possesso del software per far ripartire l’acciaieria, sarebbe cosa fatta. Il 1 giugno il quotidiano di regime The Global New Light of Myanmar riportava in un ricco reportage la visita del “Presidente del Consiglio d’Amministrazione dello Stato e premier generale Min Aung Hlaing” all’acciaieria n.1 Steel Plant di Myingyan, Mandalay. Nel lungo reportage la foto dei tecnici “stranieri” in abbigliamento Danieli, che ricevano dalle mani del golpista un cesto di frutta, non c’è. Ma la si può vedere, oltre che su MyanmarNow, anche nell’archivio web di myanmaritv, canale di Stato televisivo in inglese.

Il problema dell’impianto è che fa il paio con un’altra acciaieria (n.2 Pinpet nello Stato Shan) da cui quella di Myingyan riceverebbe il materiale ferroso da lavorare. Pinpet è gestita dai birmani in collaborazione con VO Tyazhpromexport, una sussidiaria del conglomerato statale russo Rostec. E’ in Birmania dal 2004, quando ha firmato un contratto con il conglomerato di proprietà militare Myanmar Economic Corporation (Mec). “C’è diffusa preoccupazione – ha scritto MyanmarNow – che l’acciaio prodotto in Myanmar sotto il regime golpista possa alimentare un’industria manifatturiera nazionale di armi che attualmente si basa in gran parte sulle importazioni” (soprattutto dalla Russia ndr).

La notizia arriva alla vigilia del Convegno organizzato oggi  a Roma da Italia-Birmania Insieme, Cespi e Base Italia dove il dossier Danieli è destinato a tenere banco. Cecilia Brighi, la segretaria generale della Ong italo birmana, ha già mandato la foto al nostro ministero degli Esteri che già avrebbe convocato i vertici della Danieli; ma dal convegno romano uscirà anche una richiesta specifica al dicastero del Made in Italy per capire se anche un’acciaieria birmana, il cui destino è servire il ministero della Difesa da cui dipende, sia un’eccellenza italiana di cui menar vanto. Secondo l’opposizione birmana ci sarebbe anche un altro caso controverso che riguarda un’altra azienda italiana del settore sicurezza.

(Th.G. con Red/Est)

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