Il Palazzo (di Vetro) degli spioni

Il problema dello spionaggio all’interno dell’Onu è improvvisamente tornato sotto i riflettori. Ma non si tratta certamente di un problema nuovo e sconosciuto

di Gianna Pontecorboli

New York – “Essere spiati all’Onu? Ma quando mai?”. Ha scherzato parlando pochi giorni fa con un gruppo di giornalisti l’ambasciatrice svizzera Pascale Baeriswyl, che avrà la presidenza del Consiglio di Sicurezza per il mese di maggio. “Vedete i lampadari della nostra missione? Potrebbero essere perfetti per nasconderci un microfono…”. Da quando è esploso negli Stati Uniti lo scandalo dei documenti segreti resi pubblici da Jack Teixera, ventunenne aviatore della Guardia Nazionale del Massachussetts, per farsi bello con gli amici, il problema dello spionaggio all’interno del Palazzo di Vetro è improvvisamente tornato all’attenzione di tutti. E non si tratta, certamente, di un problema nuovo e sconosciuto.

Secondo le rivelazioni della stampa americana, gli Stati Uniti avrebbero spiato non soltanto le mosse della Russia e della Cina, ma anche quelle di Paesi amici come Israele, l’Egitto, la Turchia e la Corea del Sud e, soprattutto, quelle del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Del diplomatico portoghese sono stati rivelati i delicati colloqui con la vicesegretaria generale Amina Mohammed, durante i quali sarebbero state pronunciate parole dure contro il presidente del Kenya William Ruto, e le sue perplessità nei confronti delle vendite di armi europee all’Ucraina. All’inizio, le reazioni del Palazzo di Vetro di fronte alle notizie sono state sostanzialmente moderate. “Il Segretario Generale è stato al lavoro e ben presente all’attenzione del pubblico per molto tempo e non è sorpreso di essere spiato e che le sue conversazioni private siano ascoltate”, ha dichiarato il suo portavoce Stephane Dujarric. Con il passare dei giorni, però, il tono è diventato più duro.

“L’Onu ha espresso ufficialmente al Paese ospitante la sua preoccupazione riguardo alle recenti notizie che le comunicazioni del Segretario Generale e di altri alti funzionari delle Nazioni Unite sono state oggetto di sorveglianza e interferenza da parte del governo statunitense. Il Palazzo di Vetro ha reso chiaro che queste azioni non sono consistenti con gli obblighi degli Stati Uniti d’America stabiliti nella Carta dell’Onu e nella Convenzione sui previlegi e le immunità delle Nazioni Unite”, ha fatto sapere martedì scorso il portavoce. Nei corridoi del Palazzo di Vetro, però, l’interferenza americana non è certo arrivata a sorpresa. Da quando è stato costruito sulle rive dell’East River di New York – alla fine della Seconda Guerra Mondiale – l’alto edificio che ospita l’organizzazione internazionale ha sempre offerto alle spie di ogni Paese membro una inesauribile fonte di notizie preziose, soprattutto nei momenti di crisi.

Durante gli anni della guerra fredda, erano gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica a tenersi gli occhi addosso, nelle sale delle conferenze, al bar della Delegates Lounge e perfino nella libreria e tra i giornalisti. Secondo le rivelazioni contenute in un rapporto del Congresso americano coordinato nel 1975 dal senatore Frank Church, giusto per citare un esempio, la CIA aveva piazzato nel settore della stampa un esperto che poteva decifrare dal movimento delle labbra quello che si dicevano sottovoce i diplomatici russi durante le riunioni del Consiglio di Sicurezza. Alla vigilia della guerra in Iraq, ha raccontato alcuni anni fa un’ex diplomatica inglese, era stata invece l’intelligence britannica a piazzare un microfono nascosto nell’ufficio dell’allora Segretario Generale Kofi Annan. Negli ultimi anni, per di più, lo sviluppo delle risorse digitali ha dato nuove armi a tutti gli occhi e le orecchie indiscreti. E tutti, all’interno del Palazzo di Vetro, lo sanno bene, anche se nessuno, fino ad ora, ha trovato una soluzione.

“Non è certo sorprendente che gli Stati Uniti spiassero negli uffici del Segretario Generale al trentottesimo piano, è una vecchia abitudine”, ha osservato qualche giorno fa Thomas G. Weiss, professore emerito di Scienze Politiche che si è spesso occupato dell’argomento. “Quello che c’è da chiedersi, piuttosto, è perchè lo facciano ora. Forse vogliono sapere se il Segretario Generale è a favore dell’Occidente, visto che ha criticato l’invasione dell’Ucraina, o a favore della Russia, come sussurrano alcuni?”

Nella foto in copertina, la sede delle Nazioni Unite a New York (© Daniel Elizalde S/Shutterstock.com)

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