Al Palazzo di Vetro il futuro è donna

L'ultima Assemblea Generale ha mostrato dei seri segnali di cambiamento. E ha fatto emergere il nome di chi potrebbe rompere, per la prima volta, un muro che sembrava invalicabile

di Gianna Pontecorboli

New York – Da quando è stata creata, 78 anni fa, l’Onu non ha mai avuto una donna al comando. Adesso, però, proprio l’ultima Assemblea Generale ha mostrato dei seri segnali di cambiamento. E ha fatto emergere il nome di chi potrebbe rompere, per la prima volta, un muro che sembrava invalicabile.’ ”Solo quattro donne hanno firmato il nostro documento costitutivo . E se ci guardiamo intorno, non è cambiato abbastanza”, ha osservato solo pochi giorni fa Antonio Guterres durante la settimana di apertura del grande convegno internazionale. Seduta poco lontano, il Primo ministro delle Barbados, Mia Amor Mottley, lo ha probabilmente ascoltato con un sorriso.

L’idea di mettere una donna al vertice della più grande organizzazione internazionale non è certo nuova e lo stesso Guterres, quando è stato eletto per la prima volta nel 2016, ha dovuto competere con tredici candidature per la prestigiosa posizione, sette delle quali femminili. Per sostenere la causa delle donne, un gruppo chiamato GWL Voices e creato da Irina Bukova, ex direttore generale dell’Unesco, Helen Clark, ex primo ministra della Nuova Zelanda e Susana Malcorra, capo dello staff dell’ex segretario generale Ban Ki-moon, ha cominciato recentemente a muoversi con energia per chiedere una serie di misure come la rotazione tra uomini e donne alla presidenza dell’Assemblea Generale e ovviamente l’elezione di una donna segretario generale. ”Non possiamo pensare a un futuro migliore di pace, prosperita’ e diritti umani senza avere a bordo la metà della popolazione mondiale”, ha spiegato Maria Fernanda Espinosa, donna politica ecuadoregna, ex Presidente della Assemblea Generale e una delle sostenitrici del gruppo.

Adesso, dopo molti inutili tentativi, qualcosa ha cominciato pero’ a muoversi concretamente. All’ombra di un raduno che ha mostrato chiaramente le esigenze di un mondo ben diverso da quello che ha ideato e creato l’organizzazione internazionale dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’attenzione si e’ puntata su un personaggio femminile apparentemente perfetto per vincere la battaglia. In base alla consuetudine che vuole un’alternanza geografica, il successore dell’attuale segretario generale, il cui mandato scadra’ nel 2026,dovrebbe essere un latino americano e tra i nomi che gia’ circolano ci sono l’ex presidente della Colombia e premio Nobel Juan Manuel Santos, l’attuale direttore della Agenzia Atomica Internazionale Rafael Grossi e la stessa Maria Fernanda Espinosa. Gli occhi di tutti, pero’, sono puntati su Mia Amor Mottley, una politica che sembra avere tutte le competenze e le qualita’ per confrontarsi con le sfide future. E le manovre per far emergere il suo nome non sono sfuggite a chi ha seguito con attenzione i colloqui e gli incontri riservati nei corridoi del Palazzo di Vetro.

A rendere interessante la sua candidatura, vi è ovviamente al sua appartenenza a un’area geografica, le piccole isole dei Caraibi, che non ha mai trovato un vero ascolto all’interno della comunità internazionale e che è ora particolarmente minacciata dai cambiamenti climatici e dalla arretratezza del mercato finanziario internazionale.

Eletta per la prima volta nel 2018 e riconfermata con una pioggia di voti quattro anni più tardi, Mia Amor Mottley ha dimostrato da subito il suo carisma e la sua incredibile energia non solo nel difendere la sua piccola isola ma anche nel far conoscere a tutti i problemi di tanti paesi simili al suo. Tanto che quando Barbados e’ diventato nel 2021 una repubblica ed e’ uscito definitivamente dal Commonwealth britannico, perfino la regina Elisabetta, sovrano uscente, le ha scritto una lettera affettuosa di complimenti.

Solo un anno dopo, nel 2022, la decisa Prima ministra ha lanciato una nuova iniziativa, la Bridgetown Initiative, per studiare una coraggiosa riforma del mondo finanziario internazionale in modo da renderlo piu’ accessibile per piccoli paesi messi in ginocchio dalla crisi climatica. Ad aprile di quest’anno, il suo progetto e’ stato aggiornato e riproposto con la collaborazione dell’Onu come Bridgetown 2.0. e le sei priorità che elenca, a cominciare dalla concessione di finanziamenti più facili da parte del Fondo Monetario Internazionale e delle altre istituzioni finanziarie internazionale e dalla ristrutturazione dei debiti a lungo termine, saranno discusse a fine ottobre dalla Banca Mondiale dal Fondo Monetario a Washington e durante il COP28 di novembre a Dubai. ”Non mi ricordo nessun altro leader nella storia recente, a parte Obama, che abbia avuto altrettanta attenzione da parte della comunità internazionale” ha osservato parlando anonimamente un diplomatico dell’Onu.

Per ora, è chiaro, tutto resta nell’ombra. Al Palazzo di Vetro, Mia Amor Mottley non ha fatto commenti, anche se non ha smentito il suo interesse per una possibile candidatura. Le sue posizioni, temono molti, potrebbero non piacere ad alcuni membri del Consiglio di Sicurezza, a cui spetta il compito di proporre il nome prescelto all’Assemblea Generale per il voto. Nel mondo della diplomazia, però, nessuno dubita che le sue qualità e il suo attivismo metteranno a tacere anche chi argomenta, non certo a caso, che la scelta per il prossimo segretario generale dipende dalle capacità e non dal sesso.

Nel testo Mia Mottley

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