Bambini soldato tornano liberi

Nel Sudan del Sud 550 minori hanno lasciato le armi nel 2018. Nel mondo restano ancora 250mila i piccoli arruolati

Piccoli passi positivi si muovono nel Sudan del Sud, dove tramite la mediazione di Unicef nel 2018 sono tornati in libertà 550 bambini soldato.

L’ultima ‘cerimonia’ di smilitarizzazione è avvenuta nella località di Bakiwiri, nello Stato dell’Equatoria Occidentale.

I minori rilasciati  provenivano dal Movimento di Liberazione Nazionale del Sud Sudan (SSNLM) e dall’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan in Opposizione (SPLA-IO).

Ancora molto, però, rimane da fare nel Sudan del Sud, dove sono ancora 19mila i minorenni tra le fila dell’esercito regolare e dei gruppi armati.

Requisito ovvio e fondamentale per procedere alla smilitarizzazione è ovviamente la pace. Nel Paese sono da poco tempo ripresi i colloqui di pacificazione (più volte interrotti) e si sta poi discutendo di un ipotetico governo di transizione.

Il problema dei bambini soldato non riguarda però solo il Sudan del sud. Sarebbero almeno 250mila i bambini coinvolti come combattenti nei conflitti del mondo.

Nelle guerre sono usati come combattenti, messaggeri, spie, ma anche facchini e cuochi. Le ragazze sono  invece costrette a prestare servizi sessuali.

Il rapporto “Bambini e conflitti armati” presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu e  riportato in un dossier curato dall’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, aveva  sintetizzato in numeri un quadro drammatico. Nelle aree di guerra durante il 2016 ci sarebbero state 4mila violazioni dei diritti dei minori da parte di forze governative e 11.500 se si vanno a cercare i carnefici tra gli extra governativi, in primis le organizzazioni terroristiche

“I bambini più vulnerabili secondo l’Unicef sono quei 2,8 milioni che vivono in zone difficili da raggiungere, e più di tutti i 280mila bambini che vivono in aree sotto assedio, quasi completamente tagliati fuori dall’assistenza umanitaria”.

Fra i Paesi osservati speciali dall’Onu ci sono la Siria, la Somalia e il Sudan del Sud. Dal punto di vista delle violenze sessuali ai danni di bambine “spiccano” poi Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria , Sudan e Sudan del Sud.

Come prevedile, questo quadro descrive una situazione totalmente al di fuori del diritto internazionale.

Lo Statuto della Corte penale internazionale, approvato nel 1998, pone come crimine di guerra l’arruolamento di bambini sotto i 15 anni in forze armate nazionali e il loro utilizzo nella partecipazione attiva alle ostilità in conflitti sia internazionali sia interni.

Anche la Convenzione n. 182 dell’Oil – Organizzazione internazionale del lavoro –  approvata nel 1999, definisce il reclutamento forzato e obbligatorio di bambini «una delle peggiori forme di lavoro minorile e lo vieta».

Qui il dossier completo ‘Il mondo che nega l’infanzia’.

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