Siria destabilizzata, ecco perché

Parla il professor Antonino Alì, docente di diritto internazionale della Scuola di studi internazionali, della Facoltà di Giuriprudenza dell'Università di Trento

di Andrea Tomasi

La Siria come non ve l’ha raccontata nessuno. Ai microfoni di Caravan ha parlato il professor Antonino Alì, docente di diritto internazionale della Scuola di studi internazionali e della facoltà di Giurisprudenza di Trento.

Il conflitto, dopo l’utilizzo di armi chimiche da parte del governo di Bashar al-Assad, è scoppiato nei giorni scorsi. Ma cosa sta succedendo esattamente e cosa rischia di accadere nel Mediterraneo.

«Ritengo – dice il docente, che abbiamo intervistato nel suo studio a Trento – che in questo contesto particolare vi sia interesse che l’area sia destabilizzata. Vi è tutto l’interesse a ché, fin quando Assad non molla il regime quindi il governo della Siria e non si riesce a trovare un’altra soluzione, la situazione di instabilità continuerà a permanere perché – anche se l’Isis scomparirà, altri movimenti anti governativi continueranno in una maniera o nell’latra (o sono curdi o di altra provenienza) ad essere foraggiati e influenzati per destabilizzare il governo filo-russo e l’intervento iraniano. Se così non fosse, questa di fatto sarebbe una sconfitta cocente per gli Stati Uniti, ma direi anche per una buona parte dell’Europa, perché significherebbe lasciare totalmente la Siria e quel contesto in mano a russi, siriani e iraniani, con conseguenze in futuro anche per Israele. Mi domando se Stati come Israele possono accettare di avere una così alta presenza di iraniani nella parte sud della Siria e quindi ai confini con il Libano e nel territorio del Libano appoggiati dagli Hezbollah».

Qui sotto un estratto dell’intervista al professor Alì. La versione integrale su Caravan, tra pochi giorni.

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