Battaglia per l’ortodossia “maggiore”

La Chiesa ortodossa serba si rifiuta di rispettare le leggi dello Stato del Montenegro

di Edvard Cucek

 Il 29 dicembre 2019 il Presidente montenegrino Milo Djukanović ha firmato a Podgorica la “Legge sulla libertà di religione”, approvata prima dal Parlamento di Montenegro con i voti della coalizione al potere e una parte dell’opposizione ma fortemente contrastata dall’opposizione filo serba e dalla Chiesa ortodossa serba. In ballo c’è infatti la proprietà dei centri di culto e la Chiesa ortodossa serba afferma di essere il proprietario di tutte le chiese e i monasteri del Montenegro.

In dicembre, nei Balcani, Serbia e Montenegro si sono contese contendono la proprietà e l’indipendenza delle rispettive chiese ortodosse. Cerchiamo di capire. La Chiesa ortodossa non è, come la cattolica, guidata da un unico capo, come il papa. Ci sono più leader, che ne rappresentano origini e appartenenza. A Belgrado ha sede la chiesa serbo ortodossa, che abbiamo imparato a conoscere soprattutto negli anni della guerra nella Bosnia Erzegovina. Bene: questa chiesa non ha mai riconosciuto le leggi dello Stato del Montenegro, diventato anch’esso indipendente negli anni della dissoluzione della ex Jugoslavia. La chiesa serba ortodossa poi, sostiene di essere più antica dello Stato del Montenegro e, per questo, rivendica la proprietà di tutti i beni ecclesiastici e non in uso, oggi, alla chiesa ortodossa del Montenegro.

Podgorica, dal canto suo, voleva varare – come ha poi fatto – una legge molto liberale ed “europea” per regolarizzare i rapporti con tutte le comunità religiose, specificando che i loro beni – se non sono in grado di dimostrarne la proprietà, diventeranno dello Stato, pur mantenendone l’uso l’ente religioso. La legge – che inizialmente doveva essere approvata lo scorso 26 dicembre, ha scatenato gli ultras filoserbi in Parlamento. Andrija Mandić, capo dei Cetnici e dell’ultraconservatore Fronte Popolare, ha chiamato letteralmente alle armi i suoi, arrivando a minacciare appunto di bruciare il parlamento, di andare a occuparsi personalmente del famigliari del presidente Djurkanovic e del primo Ministro Markovic e promettendo l’inizio della guerra civile.

La legge – spiegano i tecnici – si applicherebbe a tutti, sia alla comunità islamica sia alla chiesa cattolica, nonché alla chiesa ortodossa montenegrina. Tutte queste comunità religiose si sono dichiarate “a favore” della legge, solo la Chiesa serba ortodossa si è ribellata a proposito di un presunto “pericolo di furto”. Ovvio, però, che la medesima legge sia appoggiata anche dalla chiesa serba del Montenegro, che ribadisce la propria legittima indipendenza da Belgrado Il disegno di legge è stato appoggiato apertamente dalla Chiesa ortodossa montenegrina che spera di poter ripristinare le proprietà sottratte illegalmente dalla Spc (Chiesa ortodossa serba) attualmente in possesso di 66 monasteri prevalentemente medievali, dozzine di chiese e altre proprietà in Montenegro.

La Chiesa ortodossa serba tuttavia, ritiene che la legge sia un modo per fare un sequestro delle sue chiese e dei suoi monasteri in Montenegro. Entrambe le Chiese, autocefale come in tutto il mondo religioso di matrice ortodossa, convivono sul territorio montenegrino. La Chiesa ortodossa montenegrina in questo caso sarebbe di casa mentre la sede ufficiale della Chiesa ortodossa serba è altrove, a Belgrado, e di conseguenza una bella parte del patrimonio dei montenegrini viene gestito parzialmente o completamente da un centro di potere fuori dai confini statali.

In copertina la cattedrale della resurrezione di Cristo a Podgorica. Foto di Sailko – Own work,commons.wikimedi

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