Cosa c’è nelle tue scarpe

Adidas nel mirino. Una settimana di mobilitazioni nel Mondo per i diritti di chi lavora per i fornitori della  multinazionale 

di Emanuele Giordana

Adidas è nel mirino della Campagna Pay Your Workers che chiede maggior tutele per chi lavora per i fornitori della famosa marca di scarpe, abbigliamento e accessori. La Campagna è sostenuta da 260 organizzazioni in tutto il mondo, tra cui i sindacati che rappresentano lavoratori e lavoratrici tessili nei Paesi dove la produzione viene delocalizzata. Gli eventi saranno diversi e diffusi e dureranno una settimana dal 24 al 30 ottobre: per chiedere all’azienda bavarese di rispettare i diritti dei lavoratori nella sua catena di fornitura. Saranno coinvolte almeno venti grandi città nel pianeta, tra cui Berlino, Los Angeles e Dacca. In Italia la denuncia coinvolgerà circa una decina di località.

In molti Paesi, dall’India al Myanmar, le lavorazioni del tessile e del cuoio sono andate in crisi per via della pandemia Covid19, aggravate in alcuni casi (quello birmano per esempio) dalla protesta sociale seguita alle politiche locali. Adidas però ha portato a casa comunque un utile netto che nel 2021 è stato di oltre 2,3 miliardi di dollari – denuncia la Campagna – ma la multinazionale non sempre paga: in alcune fabbriche fornitrici in Cambogia per esempio, 11,7 milioni di dollari di salari aspettano di essere pagati (principalmente a donne) per i primi 14 mesi della pandemia. Tanto? Per i salariati si tratta di 387 dollari a testa. Una miseria per l’azienda, pane quotidiano per chi assembla e cuce. Un altro esempio sono le operaie della fabbrica Hulu Garment sempre in Cambogia: licenziate all’inizio della pandemia aspettano ancora 3,6 milioni di dollari. E nel maggio del 2022, per citare un altro caso di quel Paese del Sudest asiatico, i lavoratori di un altro fornitore Adidas hanno scioperato per i salari non pagati e la fabbrica ha reagito facendo arrestare i sindacalisti. Non sappiamo se Adidas si sia affrettata a condannare l’episodio.

In Italia le iniziative partiranno da Bologna dove dal 24 ottobre per 15 giorni i manifesti del collettivo femminista Cheap campeggeranno sulle bacheche pubbliche della città con un messaggio chiaro per la multinazionale che continua ad ignorare le richieste sindacali Poi sarà la volta di Milano, Torino, Genova, Firenze, Fidenza, Parma e Roma dove sono previsti eventi e flashmob di piazza. A queste azioni fisiche, si affiancherà la tempesta digitale attraverso azioni online di mailbombing e pressione sui social media. “Adidas – dice Deborah Lucchetti, coordinatrice Campagna Abiti Puliti, organizzazione promotrice di Pay Your Workers in Italia – ha l’opportunità – e l’obbligo – di agire per rispettare gli impegni assunti nei confronti di chi produce abbigliamento e calzature: partecipando alle trattative con i rappresentanti sindacali e firmando un accordo giuridicamente vincolante per garantire i risarcimenti e il rispetto dei diritti di chi lavora”.

Pay Your Workers è una Campagna globale che raccoglie decine di sindacati e organizzazioni per i diritti del lavoro in tutto il mondo. Il focus è dedicato a diritti e salari di chi produce nell’abbigliamento e alla riforma di questo settore industriale. Durante la pandemia, “i marchi che si dichiarano socialmente responsabili – si legge nel sito web della Campagna – hanno abbandonato i lavoratori che confezionano i loro vestiti che sono stati rimandati a casa senza preavviso e con una paga minima o nulla quando le loro fabbriche hanno chiuso”. Molti che hanno perso il lavoro devono ancora avere il Tfr. Altri hanno dovuto accettare salari più bassi.

In copertina un’immagine di lavoratrici pachistane tratta dal sito della Campagna

 

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