Dal Camerun si fugge

Oltre 400mila persone hanno lasciato le proprie case nel territorio degli indipendentisti dell'Ambazonia, mentre il governo mette in carcere gli oppositori politici

di Alice Pistolesi

Mettere in fila i problemi del Camerun non è cosa semplice. Il Paese si trova in uno stallo governativo dopo le elezioni dell’ottobre 2018 e la guerriglia nell’Ambazonia sta sfuggendo di mano al governo centrale.

Proprio a causa dell’acuirsi delle tensioni nel ‘neo-stato’ che coinvolge il Nord-Ovest e il Sud-Ovest del Paese, moltissimi sono stati e sono tuttora costretti alla fuga. Si stima che siano oltre 400mila le persone hanno lasciato le proprie case. Di questi circa 30mila hanno cercato rifugio in Nigeria, nello stato di Cross River, dove la popolazione, in molti casi, ha deciso di offrire ospitalità ai nuovi venuti, aprendo le proprie case.

Le persone fuggite, in gran parte, hanno trovato rifugio nella boscaglia dove vivono in condizioni precarie. Le informazioni arrivano da Medici Senza Frontiere che si trova sul territorio per supportare le strutture e lo staff medico locale, in particolare nelle aree rurali e periferiche dove i picchi di violenza impediscono alle persone di raggiungere le cure. Molti rifugiati vivono invece nei villaggi al confine nigeriano insieme agli abitanti del posto mentre altri sono stati trasferiti in campi per i rifugiati. Il campo di Adagom, per esempio, gestito dall’Unhcr, è stato costruito a metà agosto 2018 e a dicembre contava già più di 6.400 persone.

Accanto alla questione dell’esodo c’è l’instabilità governativa. La situazione politica non si è ancora ripresa dalla crisi culminata con le elezioni presidenziali dell’ottobre 2018 che hanno proclamato vincitore Paul Biya, 85 anni, al potere da trentasei. Il candidato dell’opposizione, Maurice Kamto, che ufficialmente avrebbe ottenuto appena il 14 per cento dei voti, si è proclamato vincitore ma i suoi ricorsi sono stati respinti. Kamto, 65 anni, è un ex magistrato con esperienza internazionale. In passato è stato ministro di Biya ma ha poi rotto con il vecchio presidente e ha creato il suo partito, il Movimento per la rinascita del Camerun (Mrc).

In questa escalation di instabilità il 28 gennaio Maurice Kamto, è stato arrestato dopo una manifestazione non autorizzata. Ora è sotto inchiesta per insurrezione, istigazione alla ribellione e altre accuse. Insieme a Kamto sono state fermate altre duecento persone, incriminate per gli stessi reati del leader dell’opposizione e due giornalisti, incaricati di seguire la dimostrazione.

Lo scorso fine settimana si sono svolte diverse manifestazioni nelle città del paese, organizzate proprio dal partito di Kamto, che sono state disperse dalla polizia. Il Mrc è anche accusato di aver organizzato diverse manifestazioni davanti ad alcune rappresentanze diplomatiche camerunensi all’estero, saccheggiate e malridotte da alcuni dimostranti.

Una di queste a Parigi. Il 26 gennaio, durante il decimo atto della protesta dei gilet gialli, decine di oppositori del regime camerunese hanno assalito e distrutto l’ambasciata del loro paese. Incidenti simili si sono verificati anche all’ambasciata del Camerun a Berlino. Il leader dell’opposizione ha sempre negato queste accuse.

 

*L’immagine di copertina è tratta dall’articolo “Come fratelli e sorelle. I nigeriani accolgono decine di migliaia di camerunesi in fuga” di Medici senza Frontiere   

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