Estradizione per il sacerdote della Guerra Sucia

Rifugiatosi in Italia don Franco Reverberi Boschi è ricercato dall'Argentina per omicidio e tortura. Dopo 12 anni di battaglie legali ora il sacerdote dovrà tornare a Mendoza e affrontare la magistratura

di Emanuele Giordana

Sul tavolo del Guardasigilli a Roma c’è alla firma il decreto di estradizione di un prete argentino accusato di omicidio e tortura. Una lunga battaglia legale durata 12 anni ma che sembra giunta alla fine almeno nella parte che riguarda l’Italia, dove l’ex cappellano Franco Reverberi Boschi si era rifugiato per sfuggire alla giustizia del suo Paese. Ora Carlo Nordio un mese di tempo per firmare il decreto che si tradurrà nella presa in carico del prete per estradarlo in Argentina. «Questa è una vittoria giudiziaria che dice che l’Italia non è un rifugio praticabile per chi commette crimini contro l’umanità», dice l’avvocato Arturo Salerni, che difende l’Ambasciata argentina in Italia. «Basta che attraversi la strada per andare dalla canonica dove vive al comando dei Carabinieri», ironizza Jorge Ithurburu, un basco-argentino che vive in Italia da anni e che ha dedicato la vita, con la Onlus “24 Marzo”, per far arrivare la Dea bendata nei luoghi “rifugio” scelti dagli assassini del regime della Guerra sucia o perché fosse resa giustizia ai molti italo argenti uccisi e scomparsi durante la dittatura (1974-1983).

Il caso inizia nel 2010 quando la Procura di Mendoza chiede un’indagine su Reverberi. Viene concessa l’anno successivo ma il cura è già in Italia da mesi, a Sorbolo in provincia di Parma, dove è nato nel 1937, e dove esercita la sua attività religiosa nella parrocchia dei Santi Faustino e Giovita. Il sacerdote si rifiuta di tornare in Argentina per essere interrogato adducendo problemi di salute ma nel 2012 la magistratura argentina chiede l’estradizione che arriva formalmente a Roma nel 2013. La giustizia italiana però la respinge perché, spiega Salerni, considera il reato prescritto salvo che «nel 2017 l’Italia incorpora il reato di tortura nel proprio ordinamento giuridico».

La procura di Mendoza torna all’attacco e proprio recentemente il Segretario per i diritti umani, Horacio Pietragalla Corti, si è fermato a Roma per discutere delle richieste di estradizione ancora pendenti, ricorda un articolo di Luciana Bertoia su Pagina12, quotidiano di Buenos Aires. Bertoia riassume anche la vicenda: “Durante la dittatura, Reverberi Boschi fu cappellano ausiliario del VII Squadrone di esploratori di San Rafael, Mendoza. Dai documenti risulta che assunse quell’incarico nel settembre 1980, ma in una nota Reverberi Boschi riconobbe di aver già collaborato con i militari. Le testimonianze indicano che agì nella Casa Dipartimentale – un centro clandestino che operava nelle sedi dei tribunali provinciali – e in quella della fanteria della polizia. Un sopravvissuto ha dichiarato che gli suggerì di collaborare con i suoi rapitori per avere ‘sollievo spirituale’. Altri lo ricordano mentre assisteva alle punizioni in abito e scarpe nere e con la Bibbia sotto il braccio”. «Il sacerdote – spiega  l’avvocato Salerni – è accusato di diversi casi di tortura e della morte di un giovane peronista: Gullermo Peron». Di questo Reverberi Boschi dovrà rispondere ai magistrati argentini.

Dopo la firma del ministro di Giustizia, conclude l’avvocato, il prete dovrà essere preso in consegna dalle autorità italiane che ne dovranno assicurare il trasferimento in Argentina assicurandosi sulle sue condizioni di salute «che comunque sono state riconosciute non ostative al suo trasferimento». Il sacerdote infatti, dopo che il lungo iter giudiziario aveva infine confermato che poteva essere estradato, aveva presentato istanza alla Corte di Cassazione per via della sua salute. Ma il 12 ottobre i magistrati di ultima istanza l’hanno respinta, rinviando a Via Arenula la firma finale sul decreto che consegnerà Reverberi Boschi all’Argentina.

In copertina, cartelli sui Desaparecidos argentini

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