Ferri sempre più corti tra Algeria e Marocco

Sale la tensione tra i due vicini con lo stop alle relazioni diplomatiche, commerciali e denunce di attacchi a convogli. Al centro la questione Sahara Occidentale

Ferri cortissimi tra Algeria e Marocco. La tensione storica esistente tra i due Paesi nel Nord Africa si è aggravata negli ultimi mesi e inizia seriamente a preoccupare gli osservatori. L’ultimo atto risale al 1 novembre, quando la presidenza dell’Algeria ha accusato il Marocco di aver ucciso tre camionisti algerini sulla strada che collegala capitale della Mauritania Nouakchott, alla città algerina di Ouargla, e ha minacciato ritorsioni. In un comunicato ufficiale la presidenza riferisce che “Diversi fattori indicano che le forze armate dell’occupazione marocchina del Sahara occidentale abbiano commesso questo vile assassinio mediante l’utilizzo di armi sofisticate. Il loro assassinio non resterà impunito”. “Le autorità algerine – conclude il comunicato – hanno immediatamente preso le misure necessarie per indagare su questo atto spregevole al fine di chiarirne le circostanze. Questo codardo assassinio è una nuova manifestazione di brutale aggressività che è caratteristica di una nota politica di espansione territoriale e di terrore”. Il 12 novembre, l’Algeria ha fatto partire un grande convoglio commerciale (vedi foto di copertina) per esportare prodotti nazionali in Mauritania e Senegal. L’enorme convoglio si è diretto verso la Mauritania percorrendo la stessa strada desertica dove si sarebbe verificato l’attacco.

Un altro momento che ha segnato una svolta negativa nei rapporti tra i due vicini si è verificato nell’agosto di quest’anno, quando l’Algeria ha dichiarato l’interruzione delle relazioni diplomatiche con la monarchia marocchina, accusata di sostenere il movimento indipendentista della Cabilia, che sarebbe dietro i grandi incendi che hanno ucciso almeno 90 persone nel Nord del Paese. A settembre poi era arrivato l’annuncio della chiusura dello spazio aereo del proprio Paese ai voli sia militari sia civili provenienti dal Marocco. A questo si aggiunge poi la decisione, resa nota il 31 ottobre 2021, del presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, di porre fine al contratto noto come Maghreb–Europe Gas Pipeline (Meg) che lega Algeri e Rabat attraverso il gasdotto che rifornisce la Spagna passando per i territori del Regno. Nello specifico Tebboune ha ordinato la cessazione dei rapporti commerciali tra la compagnia petrolifera statale algerina Sonatrach e l’Ufficio marocchino per l’elettricità e l’acqua potabile (Onee). In un comunicato diffuso dalla presidenza di Algeri si ritrovano le motivazioni di questa scelta. “In considerazione dell’atteggiamento aggressivo del Regno del Marocco nei confronti dell’Algeria, che mina l’unità nazionale, e previa consultazione con il primo ministro, il ministro delle finanze, il ministro degli Affari esteri e il ministro dell’Energia e delle risorse minerarie, il presidente della Repubblica ha ordinato alla società nazionale Sonatrach di cessare i rapporti commerciali con la società marocchina e il mancato rinnovo del contratto”.

Tra i motivi di rivalità si inserisce da sempre la questione del Sahara Occidentale. La guerra, ripresa nel novembre 2020, tra il Marocco e il Fronte Polisario continua, nonostante il Regno neghi ufficialmente una ripresa delle armi. Il conflitto ripreso dopo quasi trent’anni di cessate il fuoco contribuisce a destabilizzare l’intera area e i rapporti tra i due vicini, dal momento che l’Algeria sostiene da sempre il Polisario. È nel deserto algerino, infatti, che tuttora si trovano i quasi 200mila profughi saharawi che dal 1974 attendono di poter rientrare nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco.

Preoccupazione per il deterioramento della situazione nell’area arriva anche dalle Nazioni Unite. Il segretario generale Antonio Guterres ha avvertito che la situazione nel Sahara occidentale è “significativamente peggiorata” tra il 2020 e il 2021. All’inizio del mese di novembre il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha chiesto nuovi colloqui di pace, ha prolungato la Minurso, la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale e ha nominato un nuovo inviato dell’Onu per il territorio, Staffan de Mistura.

La guerra, che si combatte lungo il muro di sabbia di 2700 chilometri fatto costruire dal Marocco nel deserto, è stata finora condotta con scambi di colpi di artiglieria. Secondo i comandanti del Polisario in questo anno di guerra sarebbero stati uccisi più di dieci soldati e altrettanti civili. Le truppe marocchine sono trincerate lungo la linea del fronte e i droni di sorveglianza pattugliano i cieli del Sahara Occidentale. Nel mese di settembre Rabat ha ricevuto un primo lotto di droni da combattimento turchi. L’utilizzo di droni non è nuovo nel combattimento. In aprile era stato ucciso con questo tipo di arma il capo della gendarmeria del Fronte Polisario Addah Al-Bendir. Secondo quanto riportato da Internazionale, l’Algeria dal canto suo ha trasferito delle truppe sul confine e, stando a quanto riferiscono i diplomatici, sta lavorando con il gruppo Wagner, i mercenari russi.

Nel 2020, secondo i dati del Sipri, la spesa militare del Marocco è aumentata del 29% e del 54% rispetto al 2011. Il Paese si trova al 40esimo posto tra i maggiori compratori del mondo. L’investimento in armi è cresciuto, secondo il documento pubblicato dall’ente di ricerca di Stoccolma il 26 aprile 2021, per una serie di fattori che comprendono la disputa con il Fronte Polisario e le varie tensioni con l’Algeria. L’Algeria, al contrario, nel 2020 ha diminuito la propria spesa in armi del 3,4%, ma questo non gli ha impedito di rimanere al 24esimo posto della classifica mondiale dei compratori e di restare il primo a investire nelle forze armate in Nord Africa e in tutto il Continente africano.

di Red/Al.Pi.

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