Football femminile. Calcio d’inizio tra le accuse

Adidas e Nike grandi sponsor dell'evento che si gioca in Australia e Nuova Zelanda sotto la lente di chi difende i diritti dei lavoratori. In Cambogia per esempio: dove il regime di Hun Sen ha appena ottenuto una "vittoria a valanga" in elezioni da cui è stata esclusa l'opposizione

di Emanuele Giordana

Da settimana scorsa  e sino al 20 agosto si giocano in Australia e Nuova Zelanda i Mondiali di calcio femminile 2023. Ma non è l’unoca squadra a scendere in campo: la Campagna internazionale Clean Clothes fa luce  sulle responsabilità e lo sfruttamento nelle catene di fornitura dei più importanti marchi sportivi del mondo, che sono anche i principali sponsor della competizione: Adidas e Nike, tra gli sponsor dell’evento che si svolge in Oceania in questi giorni.

“La maggior parte della produzione di Adidas e Nike – spiega una nota della sezione italiana (abitipuliti.org) – avviene in Paesi in cui i sistemi di protezione sociale sono inadeguati, se non addirittura inesistenti. E questo per i lavoratori e le lavoratrici ha significato rimanere senza stipendio quando la propria fabbrica ha chiuso i battenti”. Tantissimi sono i casi raccolti in un dossier (Adidas & Nike PayYourWorkers) che si presenta puntuale all’apertura dei giochi. In Cambogia, Hulu Garment è una fabbrica di cucito (che rifornisce Adidas e altri marchi), che ha sospeso l’intera forza lavoro di oltre mille lavoratori all’inizio di marzo 2020 quando il Covid ha iniziato a colpire le catene di approvvigionamento globali. La fabbrica non ha ordini – spiegava l’azienda – e potrebbe dover licenziare. C’è anche un documento da firmare per ricevere la sospensione della retribuzione. In molti firmano ma non si accorgono (c’è chi è semi analfabeta) che sotto la busta paga c’è una riga in cui si dichiarano le dimissioni…

La pandemia ha avuto effetti deleteri sulla delocalizzazione del lavoro e nel tessile cambogiano – per limitarsi a un Paese dove l’ultima preoccupazione del regime sono i diritti – oltre cento fabbriche produttrici di beni per marchi internazionali di moda e abbigliamento sportivo ne hanno approfittato per non regolare i conti. Secondo i sindacati e la Campagna, lavoratori e lavoratrici aspettano ancora circa 109 milioni di dollari di salari sottratti durante la serrata nazionale di aprile e maggio 2021. “Di questi, le perdite inflitte a 30.190 lavoratori in otto fabbriche fornitrici di Adidas dall’inizio della pandemia, ammontano a 11,7 milioni di dollari, o 387 dollari per lavoratore. Mentre nello stesso periodo l’azienda tedesca accumulava 650 milioni di dollari di profitti nel primo trimestre 2021”. Nel caso Hulu Garment, mancano oltre un milione di dollari di indennità di licenziamento.
Anche Nike non fa bella figura: ci sono in ballo oltre due milioni di dollari di salari e indennità di licenziamento non corrisposti causa Covid alle lavoratrici cambogiane e tailandesi.

La Cambogia è tra l’altro un Paese di cui si sta occupando la cronaca di questi giorni. Il suo inossidabile premier, Hun Sen (nell’immagine a destra) ha dichiarato una “vittoria a valanga” nelle parlamentari di domenica scorsa dopo che l’unico vero partito di opposizione rimast , il  Candlelight Party, è stato escluso dalla corsa elettorale in maggio. Il Partito popolare del Primo ministro vanta dunque una schiacciante vittoria, anche se i risultati definitivi dovrebbe essere resi noti in circa un mese, vittoria che consente al Premier mano libera specie nella successione al potere che premierebbe suo figlio maggiore Hun Manet, già promosso ai vertici del partito.  

“La pandemia – dice Deborah Lucchetti di Abiti puliti – ha solo reso più evidenti i problemi strutturali che affliggono l’industria della moda e dunque anche l’abbigliamento sportivo. Sono tanti i casi di furto salariale e licenziamenti senza indennità che PayYourWorkers ha denunciato: alcuni risolti solo grazie a una forte pressione pubblica. Ma il problema è sistemico e richiede soluzioni strutturali, specie in un contesto internazionale dove non esistono sistemi efficaci di protezione sociale. Per questo, insieme a numerosi sindacati dei Paesi produttori, chiediamo ad Adidas e Nike di aprire la strada e firmare un accordo vincolante che garantisca salari, tfr in caso di licenziamento, libertà di associazione. Per garantire che lavoratori e lavoratrici delle loro catene di fornitura non siano mai più privati dei loro diritti fondamentali”.

In copertina la Home della Fifa 2023

 

 

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