Georgia: quando il cinema fa paura

La proiezione del film che tratta di una storia d'amore omosessuale ha scatenato proteste con scontri, arresti e feriti. Cosa è successo a Tblisi

di Teresa Di Mauro

Che far parte della comunità Lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex) sia pericoloso in Georgia è purtroppo risaputo. Nel 2013, in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, il gruppo di attivisti queer che aveva organizzato una marcia a Tbilisi, la capitale georgiana, è stato assalito e picchiato da un gruppo di ultraconservatori ortodossi. A luglio di quest’anno stava per svolgersi, nonostante le incessanti minacce, il primo gay pride nella capitale, ma a causa delle tensioni contro l’occupazione russa sollevatesi proprio in quei giorni, l’evento è stato cancellato. Ma l’odio omofobico, a cui non è stata data l’opportunità di manifestarsi interamente nei mesi precedenti, è tornato ad essere protagonista venerdì sera, di fronte all’ingresso del cinema Amirani, nel centro di Tbilisi.

Questo weekend infatti era in programma la proiezione del film “And Then We Danced”, risultato di una co-produzione svedese-georgiana, debuttato al festival di Cannes a maggio dove ha riscosso un ottimo successo. Protagonista un ballerino professionista georgiano che si innamora del suo rivale. Il film, per la prima volta proiettato in Georgia è stato sold out a Tbilisi e a Batumi, la terza città del Paese per numero di abitanti. Ma è bastato il solo aver messo in scena una relazione omosessuale, a scatenare l’ira dei gruppi ultraconservatori ed estremisti ortodossi, che si sono riuniti soprattutto di fronte al cinema Amirani.

Inizialmente i manifestanti, muniti di candele, crocifissi ed icone hanno pregato affinché non venisse proiettato il film considerato “un insulto alla tradizione georgiana e a Gesù Cristo” secondo quanto riporta OC media, un quotidiano online che ha coperto l’evento.  Prima della proiezione hanno bruciato una bandiera Lgbtqi vicino all’ingresso del cinema. Successivamente hanno tentato di oltrepassare la barricata formata dai poliziotti in tenuta antisommossa, senza successo. La situazione è poi degenerata quando oltre alle grida e agli slogan “vergogna”, “lunga vita alla Georgia”, i manifestanti hanno tirato petardi ed esplosivi ai poliziotti e agli spettatori che si avvicinavano all’edificio. 

Secondo quanto riportato da OC media, ad organizzare la protesta sono stati due gruppi ortodossi supportati dalla Russia: “ Saint Andrew, The First Called Foundation” e “The Centre of National Glory of Russia”. A guidare il movimento l’imprenditore Levan Vasadze, il leader ultra nazionalista Sandro Bregadze e l’attivista anti-abortista Dimitri Lortkipanidze.

Partecipare alla proiezione di questo film è diventato una scelta politica e una questione di sicurezza. Secondo la dichiarazione del ministero dell’interno, 27 persone sono state arrestate (24 a Tbilisi, 3 a Batumi). Tra loro anche colui che ha colpito con una pietra o un oggetto simile, la giornalista e nota difensora dei diritti queer Ana Subeliani, che è stata ricoverata in ospedale.

Nonostante la sollecitazione dell’ombudsman georgiano Nino Lomjara, nessuna condanna per i leader delle proteste. Nel frattempo però, mentre a Tbilisi erano in corso estremi tentativi di boicottaggio del film, Levan Gelbakhiani, l’attore principale, è stato premiato come miglior attore al “Minsk International Film Festival”. Il regista Levan Akin si è congratulato con lui sottolineando come non si sarebbe mai immaginato di incontrare un ragazzo così coraggioso e altruista che si è dedicato con anima e corpo ad un film che entrambi sapevano sarebbe stato provocatorio in Georgia.“Abbiamo fatto la storia in Georgia e saremo per sempre legati da questo. Ti voglio bene e mi ispiri ogni giorno” ha detto Akin a Gelbakhiani.

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