Cile, le accuse dell’Onu

Forte denuncia sugli abusi della polizia. Cosa chiedono i manifestanti. Il titolare dell'Interno costretto a dimettersi

di Maurizio Sacchi

L’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni unite ha denunciato il comportamento delle forze dell’ordine cilene durante il lungo periodo di rivolte che ha scosso il Cile negli ultimi mesi. Nel suo documento ufficiale, risultato di migliaia di interviste eseguite da propri funzionari, l’Alto commissariato ha verificato l’informazione su 11 dei 26 morti .Verificando “privazioni arbitrarie della vita e altre morti illegali che coinvolgono agenti dello Stato”. In due di questi casi, si sottolinea che “sembra che la forza letale sia stata utilizzata, sotto forma di armi da fuoco, in assenza di rischi per la vita di civili o soldati e contro persone che non partecipavano ad atti di violenza. Ciò è in contrasto con le norme e gli standard internazionali sull’uso della forza e può, a seconda delle circostanze, costituire un’esecuzione extragiudiziale “.

Vi è poi la lunga lista di vittime dei proiettili antisommossaSi tratta di oltre 350 casi di lesioni oculari causate dai cosiddetti perdigones, pallini che dovrebbero non essere letali, ma se sparati a altezza del volto  e da distanza ravvicinate, possono causare la cecità. I casi accertati sono oltre 350: le foto dei volti feriti sono state portate in corteo nelle strade di Santiago il 10 di dicembre, la Giornata internazionale dei diritti umani , causando indignazione generale, fino a raggiungere gli scranni del Parlamento. 

Gli abusi sessuali da parte delle forze dell’ordine sono state sistematiche: una psicologa di Santiago ha dichiarato ad Al Jazeera , sotto condizione di mantenere l’anonimato : “Tutte le donne che sono state arrestate sono state spogliate davanti ad agenti uomini, non di fronte a donne, come impone la legge. Tutte sono stati toccate nei genitali, e nel seno; molte hanno avuto la punta o il calcio di un fucile inserito nella vagina e sono state minacciate di violenza anale, di stupro di massa,  e infine uccise. Molte di queste ragazze non sono ancora tornate a casa

Il ministro dell’interno, Andrès Chadwick è stato costretto alle dimissioni dal Congresso cileno, con l’accusa di non aver fatto nulla per fermare le violenze. Si è invece salvato il capo del governo Sebastián Piñera, che è stato sottoposto al processo di impeachment, anche per aver dichiarato all’inizio delle rivolte che si trattava di “ una guerra contro un nemico potentissimo e oscuro”. Questo comportamento ha portato a un voto favorevole riguardo alla sua rimozione dal potere: ma non è stato raggiunta la quota dei due terzi del voto, che la costituzione cilena rende necessaria in questo caso.

Ma che ne è delle richieste dei manifestanti? La riscrittura della Carta costituzionale, oltre alla combattiva pressione per un’inchiesta sugli abusi della polizia e dei Carabineros, è la domanda al momento  più visibile e condivisa, in questa onda di proteste, che non si coagula per ora attorno a una leadership chiara. 

Ma il tema dell’ineguaglianza dice anche che il Cile è il più diseguale dei Paesi dell’ Ocde, con un divario economico del 65%più alto del livello medio dei Paesi dell’Organizzazione. E questo è probabilmente il collante e la motivazione condivisa che alimenta le proteste. Il tema della diseguaglianza, di un divario stridente fa il benessere dell’elite e lo stato di povertà in cui vive un terzo della popolazione, assume un significato ancora più grande, perchè il Cile vantava una crescita economica costante, ed era stato assunto prima come primo neoliberismo  -durante la dittatura di Pinochet- , e poi come vetrina della nuova economia. 

Ma le aspettative destate dalla crescita sono rimaste deluse dalla crisi e dalla corruzione, che contribuisce a aumentare i privilegi della classe dirigente. Una crisi del liberismo, cui l’autorevole MIT Techology Review del prestigioso Massachussets Institute of Technology , dedica un articolo questa settimana. Col titolo: Keynes aveva torto. La Gen Z avrà di peggio”Malcolm Harris scrive : “Il fondatore della macroeconomia ha predetto che il capitalismo sarebbe durato per circa 450 anni. È il periodo che intercorre tra il 1580, quando la regina Elisabetta investì l’oro spagnolo rubato da Francis Drake e il 2030, l’anno in cui John Maynard Keynes pensò che l’umanità avrebbe risolto il problema dei nostri bisogni e si fosse spostata verso preoccupazioni maggiori. (…)  

Bene, ora conosciamo i nipoti del titolo del saggio di Keynes: sono i bambini e i giovani di oggi. La forza lavoro che accederà al lavoro nel  2030 è nata tra il 1976 e il 2005. E, sebbene le previsioni precise che egli fece riguardo al tasso di crescita economica e accumulazione fossero sorprendentemente accurate, ciò che significano per questa generazione è molto diverso da quello non immaginasse.”

Invece di progredire verso un’utopia senza lavoro, l’America (e non solo, ndr)  ha sperimentato la scomparsa del lavoro come una sorta di cambiamento climatico economico. Le previsioni apocalittiche incombono mentre le comunità della classe operaia e povera subiscono il peso dei primi impatti: stagnazione dei salari, luoghi di lavoro non regolamentati e non sicuri, un’epidemia di dipendenza da oppiacei. La ricchezza sempre più sfrenata all’altro estremo della società non è meno inquietante.”.

 

nell’immagine, una dimostrazione di donne a Santiago da Unsplash

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