Il futuro dell’azione umanitaria

Il Congresso venerdi scorso a Roma organizzato da Intersos. le difficoltà di un lavoro tra guerra, politica e bisogni in aumento

di Emanuele Giordana

La riduzione dell’accesso allo spazio dell’azione umanitaria nei Paesi colpiti dalle crisi o dai conflitti ha un esempio tristemente evidente nelle vicende che tutti i giorni attraversano Gaza da oltre un mese. E’ un tema complesso che richiede negoziati estenuanti ma anche lo scontro con paletti  politici, distorsioni amministrative o anche solo veti burocratici Vi si aggiunge la pressione (o non pressione) politica, la diminuzione dei finanziamenti, l’aumento dei bisogni o la totale indifferenza ai principi umanitari e al diritto internazionale umanitario. E’ un tema, quello dell’accesso, che è oggi particolarmente importante non senza che gli altri lo siano meno. Ma su questo in particolare intendeva focalizzarsi il Congresso Umanitario organizzato il 10 novembre scorso da Intersos a Roma, nella  Sala della Protomoteca del Campidoglio.

Tanti i temi e molti gli invitati. Spetta a Sara Pantulliano di Odi affrontare subito il primo, quello dell’accesso (poi ripreso da alcuni ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa). Lo fa con Kostas Moschochoritis; il direttore generale di Intersos ricorda l’importanza di una “neutralità attiva”, della testimonianza diretta, della necessità di non tacere. Un elenco dei motivi per cui troppo spesso viene negato l’accesso. Tra le altre cose, Moschochoritis ricorda la battaglia contro gli stereotipi di cui ancora è vittima l’azione umanitaria: “Non siamo angeli – ricorda ai giornali che definiscono gli attori umanitari come eroi – ma neppure amici dei trafficanti“, dice riferendosi inevitabilmente alle polemiche che arrivano dopo che l’accesso lo si è faticosamente guadagnato.

E’ l’inizio di un panel che occupa tutta la mattinata e a cui partecipano Larissa Fast (Università di Manchester), Delphine Pinault (Care), Vangelis Tsilis (Intersos), Antonio Donini (Uai). E’ Donini ad allargare l’orizzonte sul futuro dell’azione umanitaria: un sistema basato su temi e  valori – dice – prettamente occidentali, figli dunque di una cultura cristiana, illuminista, colonialista che ora mostra le corde in un Mondo pieno di altri attori altri e dunque di altre sensibilità, di altri valori. Naturalmente il multilateralismo è un buon rimedio ma, sostiene Donini, non sufficiente. E si chiede se “questa triarchia fatta da Onu, Croce Rossa e Ong sopravviverà”. Una provocazione del cofondatore di United Against Inhumanity, che contiene la preoccupazione di saper raccogliere la sfida di continuare a interrogarsi sul futuro dell’azione umanitaria.

I temi del Congresso voluto da Intersos appaiono così lontani dal dibattito italiano da far sembrare la scelta  a un mero  esercizio teorico. Ma in realtà l’incontro ha messo proprio  in risalto il fatto che il dibattito sull’azione umanitaria è in Italia totalmente assente o sporadicamente presente: se va bene gioca sul ruolo di angeli o trafficanti come ricordava Moschochoritis. Riducendo il pensiero sull’azione umanitaria alla reazione necessaria per difendere uno spazio che nel tempo si è allargato ma che resta sotto assedio. Anche per i propri limiti interni su cui è sempre bene – sembra dirci l’incontro – continuare a riflettere.

In copertina la locandina del Congresso. All’interno il panel di apertura

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