Il nuovo patto russo cinese. Visto da Mosca

Se la Russia riconosce il principio  per il quale Taiwan sarebbe una parte inalienabile della Rpc,  a sua volta Pechino appoggia il Cremlino nell'opposizione ad un’espansione della NATO in Europa e ritiene legittime le richieste di Putin per maggiori garanzie di sicurezza

di Ambra Visentin

Per molto tempo la Cina ha evitato di chiamare per nome il proprio avversario, gli Stati Uniti, ora è giunto il momento di farlo”. Alexei Maslov, professore e direttore dell’Istituto dei paesi asiatici e africani dell’Università statale di Mosca, commenta così la dichiarazione congiunta di Russia e Cina – un documento di 5300 battute firmato a Pechino lo scorso 4 febbraio che stipula un nuovo livello di partenariato tra i due Paesi e individua nella politica estera degli Stati Uniti la fonte di destabilizzazione primaria in Asia come in Europa.

La collaborazione russo-cinese tocca già diverse sfere d’azione: economica, con l’obiettivo di arrivare a 200 miliardi di dollari in scambi commerciali annui (attualmente la cifra raggiunge i 147 miliardi), energetica, con maggiori forniture di gas, petrolio e la costruzione in Cina di ulteriori centrali nucleari, aero-spaziale ma soprattutto politico-militare. È proprio nel reciproco supporto nelle questioni di rilievo internazionale che questa intesa trova maggiore applicazione e la sua ragione d’essere. Se dal canto suo Pechino continua ad esempio a frenare le critiche rivolte alla Russa in seno alle Nazioni Unite a New York, la Russia a metà gennaio di quest’anno ha portato la Siria di Bashar al-Assad a sottoscrivere il progetto di Pechino per la nuova Via della seta.

Sul piano militare già nel 2018 aveva inizio una nuova fase per la collaborazione russo-cinese, quando la Russia ha aiutato la Cina a costruire un sistema di allerta per gli attacchi missilistici (MSRN). Secondo Vasily Kashin del Centro Carnegie di Mosca sarebbe stata la corsa agli armamenti nel campo delle nuove tecnologie (ipersuono, intelligenza artificiale, sistemi autonomi etc.) e i tentativi degli Stati Uniti di sfruttare il potenziale degli alleati Giappone e Israele a spingere Mosca e Pechino a tale interazione. Un’interazione che è continuata a crescere fino alla stesura della nuova Road Map di cooperazione in ambito militare, sottoscritta a novembre 2021. Le parti hanno concordato di aumentare la cooperazione tra le forze armate dei due paesi attraverso esercitazioni militari strategiche e pattugliamenti congiunti, soprattutto nella regione Asia-Pacifico.

Con il nuovo documento programmatico Vladimir Putin e Xi Zinping auspicano l’inizio di una nuova fase di politica internazionale caratterizzata da un “vero multilateralismo” e fondata sulla “coesistenza pacifica in un clima di cooperazione reciprocamente vantaggiosa”. Diverse le richieste rivolte direttamente agli Stati Uniti al fine di dare inizio a questo nuovo sistema geopolitico privo di “reliquie da guerra fredda”, tra cui l’appello ad abbandonare i piani di schieramento di missili a terra a raggio intermedio e a corto raggio nella regione Asia-Pacifico e in Europa, nonché la richiesta di maggiore trasparenza nelle attività di produzione e stoccaggio di armi batteriologiche (biologiche) e tossiche e sulla loro distruzione. Russia e Cina hanno inoltre espresso preoccupazione per la decisione del neo-partenariato AUKUS (Australia, Stati Uniti e Regno Unito) di avviare la cooperazione nel campo dei sottomarini a propulsione nucleare sempre nella regione Asia-Pacifico invitandone i Paesi partecipanti a ad adempiere ai propri impegni di non proliferazione nucleare e missilistica.

Secondo Maslov ciò che è stato realizzato attraverso questa dichiarazione congiunta è una linea di pensiero politica comune sui valori e gli interessi politici di quello che dovrà essere il nuovo mondo, nonché la condivisione di un’idea di sovranità dei singoli Paesi che si oppone alle ingerenze esterne nelle questioni che riguardano tensioni nei propri territori e nei territori limitrofi. Se Putin infatti riconosce il principio della “Cina unica”, per il quale Taiwan sarebbe una parte inalienabile della Cina, a sua volta Xi appoggia il Cremlino nell’opposizione ad un’espansione della NATO in Europa e ritiene legittime le richieste di Putin per maggiori garanzie di sicurezza.

Il conflitto in Ucraina potrebbe esser visto come un test per un potenziale conflitto a Taiwan e un modo per rispondere alla fatidica domanda: gli Stati Uniti interverranno davvero?  Bonnie Glaser, direttrice del programma Asia dell’Herman Marshall Fund, ritiene tuttavia fuorviante un parallelo tra i due contesti: “La Cina non è la Russia e Taiwan non è l’Ucraina. A Taiwan, la posta in gioco per gli Stati Uniti è molto più alta che in Ucraina”.

La foto di coprtina: Xi e Putin

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