Nicaragua. Il virus della dittatura

La pandemia in un Paese sequestrato: menzogne e manipolazioni non riescono a nascondere una realtà fuori controllo. Con sviluppi catastrofici

di Adalberto Belfiore

L’America ora è l’epicentro del Coronavirus, ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Però, dopo i cadaveri abbandonati nelle strade di Guayaquil in Ecuador, i 100.000 morti degli Stati Uniti di Trump, le bare allineate a perdita d’occhio del Brasile di Bolsonaro è interessante apprendere che in America Centrale c’è un Paese particolare: che a metà maggio registrava solo 7 decessi su 25 casi di contagio, tutti “importati dall’estero”, il cui sistema sanitario è il migliore del mondo perché basato sull’azione comunitaria e preparato ad affrontare l’epidemia “già dal 2007” (anno del ritorno al potere del vecchio leader “sandinista” Daniel Ortega), impegnato a sostenere l’economia messa in crisi ora dalla pandemia ma già nell’aprile del 2018 da un “tentativo di colpo di stato” dell’opposizione (la cui repressione ha causato centinaia di morti, decine di migliaia di rifugiati e unanime condanna).

Un Paese paragonabile addirittura alla Svezia in quanto a strategia di sanità pubblica, questo è il Nicaragua descritto nel Libro Bianco presentato il 30 maggio scorso da Rosario Murillo, vice presidente, moglie di Ortega, aspirante alla successione e anima nera del regime. Come avrà fatto il Paese più povero del continente, con pochi investimenti nel sistema sanitario, con un governo che si regge sulla repressione di polizia e bande paramilitari, che ha cancellato ogni espressione pubblica di dissenso, che non accetta nessun monitoraggio internazionale, a raggiungere risultati così lusinghieri?

Va tutto bene: i coniugi Ortega in un manifesto di propaganda stradale

È semplice, in un Paese senza diritti sequestrato da un regime autocratico e repressivo, basta manipolare i dati. I contagiati e i morti per Coronavirus sono tanti quanti conviene al governo. Da quasi inesistenti, pochi giorni dopo, quando si sono accorti che con questi dati il Nicaragua aveva il tasso di mortalità più alto del mondo (32%) i casi sono diventati 279, con 17 decessi, e subito dopo 759 con 35 decessi, in modo da far scendere la mortalità al 6% e poi al 4%. Ma la realtà incalza: anche se ai medici viene proibito di catalogare i morti come vittime del Covid 19 e devono certificare decessi per altre patologie, principalmente “polmoniti atipiche”, gli ospedali pubblici e privati, pur vigilati da squadristi armati, sono ugualmente al collasso. Il personale sanitario lavora senza protezioni, con salari da fame, turni massacranti, i cadaveri sono seppelliti o bruciati nottetempo senza che i familiari possano vederli.

E le vittime sono sempre più numerose, anche tra i sostenitori e i politici del regime, come il sindaco di Masaya Orlando Noguera, distintosi nella repressione delle proteste antigovernative, e Orlando Castillo, Ministro delle Telecomunicazioni, intimo di Ortega e Murillo, già sanzionato da Stati Uniti e Canada per violazione dei diritti umani e punta di lancia della repressione contro la stampa indipendente. Ma i dati reali sembrano anche peggiori: l’Unità medica nicaraguense, associazione

La pagina web Phao-Oms dedicata al Nicaragua: www.paho.org/es/nicaragua

che raggruppa 700 specialisti, già il 9 maggio aveva riportato più di 1000 casi e 100 decessi, l’organizzazione comunitaria indipendente Osservatorio Covid-19, ne riporta il 27 maggio 1396 con 805 decessi. E proprio in queste ore l’ultimo rapporto del Ministero della Salute ammette 1118 casi e 46 decessi alla data del 2 giugno.

Una progressione che Álvaro Ramírez, epidemiologo nicaraguense, master alla prestigiosa London School of tropical hygiene & medecine, intervistato dalla BBC, definisce “fuori controllo” affermando che a causa dell’inazione e delle “singolari” scelte del governo il contagio possa entro questo stesso mese portare a “conseguenze catastrofiche”, con tassi di mortalità ben oltre il 30% dato il collasso del sistema sanitario.

Ramírez spiega così uno dei trucchi adottati fino ad oggi dal governo per minimizzare la diffusione del virus: i tamponi sono stati applicati solo a persone provenienti dall’estero o che hanno avuto contatti con persone provenienti dall’estero, per escludere la diffusione comunitaria. Come voleva la Murillo, secondo la quale il Nicaragua sarebbe stato addirittura esente dal contagio “per grazia di Dio”. Decine di organizzazioni della società civile hanno lanciato una campagna nazionale di quarantena volontaria invitando la gente a restare a casa e adottare le misure raccomandate dall’Oms. Ma il regime continua a promuovere manifestazioni di massa: il Nicaragua è l’unico Paese dell’area che non ha chiuso né scuole né frontiere, i campionati di calcio e baseball continuano e la popolazione viene ancora invitata a partecipare a feste, sfilate e manifestazioni del partito di governo.

La direttrice dell’Oms/Ops Carissa Etienne, che ha educatamente definito la gestione della pandemia “inadeguata”, ha rivelato che il governo nicaraguense non ha risposto alle richieste della sua organizzazione affinché venga permessa una verifica internazionale. La ex Ministra della Salute Dora Maria Téllez, che ha sottoscritto con altri quattro ex Ministri della Salute un appello all’Oms/Ops avvertendo del “rischio estremo” a cui il governo espone la popolazione del paese centroamericano, sostiene che Ortega e Murillo temono che venga dimostrato come il loro governo abbia consapevolmente sostenuto per fini politici una strategia di propagazione di massa del contagio, macchiandosi di un altro gravissimo delitto contro il principale diritto umano, quello alla vita e alla salute.

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