Intelligenza artificiale fronte di guerra planetario

Il confronto militare tra superpotenze apre scenari da incubo e si affida sempre di più alla robotica

di Maurizio Sacchi

In questi giorni, un megacontratto del Dipartimento della difesa Usa da 10 miliardi di dollari è oggetto di contesa fra Amazon e Google. Si tratta di fornire alle Forze armate a stelle e strisce un cloud che metta insieme localizzazione geografica, riconoscimento facciale, e un gran numero di dati di ogni tipo, che saranno utilizzati per guidare i droni sui campi di battaglia. E’ l’applicazione della AI -l’intelligenza artificiale-  alla guerra, che non solo prescinde dalla presenza fisica dei combattenti dal fronte, ma che lascia all’automatismo dei robot militari un ampio margine decisionale.E’, gli esperti lo spiegano da tempo, l’apertura di un nuovo fronte, forse il più importante, nel confronto fra superpotenze per l’egemonia planetaria affidata alle armi.

Il Pentagono spera di avere i primi risultati entro aprile 2022 per la sua nuova Joint warfighter cloud capability   Strumento di cloud congiunto di combattimento – (Jwcc). John Sherman, responsabile dell’informazione per il Dipartimento della Difesa, ha detto che si aspetta che sia Microsoft che Amazon ottengano contratti cloud, e che  il bisogno è urgente.”Devo ottenerlo ora – il più presto possibile – a partire, si spera, dal mese di aprile“.  Gli Stati Uniti hanno molti programmi militari basati sull’ AI, l’intelligenza artificiale. Come la corazzata autonoma Sea Hunter, che è progettata per operare per lunghi periodi in mare senza un solo uomo d’equipaggio, capace  persino di salpare e di attraccare  da sola.  Dal 2017, una direttiva temporanea del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti richiede che almeno un operatore umano sia ai comandi  quando si tratta di mirare a  una vita umana con sistemi di armi autonome. 

Il 31 ottobre 2019, il Defense innovation board del Dipartimento della difesa degli Stati uniti aveva pubblicato un rapporto che raccomandava principi secondo cui  un operatore umano deve sempre essere in grado di guardare nella “scatola nera”, e controllare il processo di quella che viene chiamata la kill-chain, ovvero la catena di decisioni che porta a uccidere con i droni. Sul gran numero di “danni collaterali” -morti innocenti, ossia civili- prodotti dai droni attuali, abbiamo già fin troppi esempi per non dubitare sulla applicazione reale che avranno questi principi etici. 

Il 6 aprile, più di 3.000 dipendenti di Google hanno firmato una petizione di protesta contro il coinvolgimento dell’azienda  sul progetto del Dipartimento della difesa.  Ma la corsa agli armamenti basata sull’intelligenza artificiale fa pensare che questo sarà il fronte decisivo su scala planetaria, e che nessuno si tirerà indietro per motivi etici, pur di conquistare l’egemonia su questo campo di battaglia tutt’altro che virtuale.Il drone israeliano anti-radar” Harpy è progettato per essere lanciato dalle truppe di terra, e volare autonomamente su un’area per trovare e distruggere i radar che corrispondano a criteri predeterminati. L’applicazione dell’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata a breve anche nei veicoli terrestri senza equipaggio e nei veicoli robotici come il Guardium MK III utilizzati nella difesa dei confini.

Quanto alla Cina, l’ Esercito Popolare di Liberazione  sta puntando molto sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, la corsa della Cina per sviluppare una tecnologia AI “più intelligente” non è lineare, ma è invece una strategia a più livelli che coinvolge il governo centrale, le aziende nazionali e il commercio internazionale. Gregory Allen del Center for a New American security ha pubblicato un rapporto sulla strategia AI della Cina, in cui si legge:“I leader militari cinesi si riferiscono sempre più alla tecnologia militare intelligente o “intelligentizzata” come prospettiva futura  della guerra. L’uso del termine “intelligentized” vuol significare una nuova fase della tecnologia militare oltre la fase attuale basata sulla tecnologia dell’informazione.La spesa totale del Governo cinese nazionale e locale sull’IA per attuare questi piani non è rivelata pubblicamente, ma è chiaramente nell’ordine delle decine di miliardi di dollari”.

L’ approccio  aggressivo della Cina alla AI ha fatto commentare agli analisti che ciò potrebbe innescare una corsa agli armamenti AI, coinvolgendo non solo gli Stati Uniti, ma anche i Paesi vicini, in particolare il Giappone. Al riguardo, Allen ha dichiarato che “l‘aumento dell’uso dei sistemi di AI renderebbe più probabile  (…) un’involontaria escalation del conflitto a causa della mancanza di norme ben definite sull’uso di tali sistemi“. Secondo The National Interest, rivista economica dell’area Trump, la Cina è il più grande esportatore di velivoli da combattimento senza equipaggio (Ucav), altrimenti noti come droni da combattimento. L’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri) riferisce invece che :“C’è una discussione diffusa sull’impatto della proliferazione dei droni sulla pace e la sicurezza. La Cina è diventata il principale esportatore di Ucav. Mentre la Cina ha esportato 10 Ucav a 2 Paesi nel 2009-13, nel 2014-18 ne ha esportati 153 a 13 Paesi,  5 dei quali in Medio Oriente: Egitto, Iraq, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.” La cinese Ziyan UAV, che produce il drone per elicotteri d’attacco Blowfish A2, ne ha mostrato le prestazioni agli acquirenti interessati in Malaysia alla 15a Fiera Internazionale Marittima e Aerospaziale di Langkawi (LIMA). E vi è poi il Wing Loong I-D, l’ultimo della serie Wing Loong unmanned aircraft system, sviluppato dal Chengdu aircraft design & research institute. 

La rivista di area repubblicana lamenta che gli Stati uniti, pur essendo  sempre stati all’avanguardia nella tecnologia dei droni,non siano competitivi, per via di politiche restrittive che impediscono loro di esportare i droni senza limiti in altri Paesi. Anche se gli Stati Uniti li vendono, limitano le capacità dei droni “per gli usi approvati”. E fa notare che la Cina non ha tali politiche o restrizioni, e sta offrendo i suoi droni da combattimento ai prezzi più bassi. Questa nuova corsa agli armamenti, che utilizza i dati planetari ormai in grado di coprire tutto il Pianeta, e gran parte dei suoi abitanti, affiderà a macchine cosiddette intelligenti non solo l’esecuzione materiale a distanza, ma anche la presa di decisioni in tempo reale e in autonomia, dell’uccisione di esseri umani. Una prospettiva agghiacciante, e le cui conseguenze, più probabili che possibili, fanno tremare i polsi e l’immaginazione.

nell’immagine, uno scatto di Adedotun Adegborioye per Unsplash

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