di Maurizio Sacchi

Oggi Alberto Fernandez, Primo ministro dell’Argentina, affronta la prova delle urne, che lo vede decisamente sfavorito, dopo che nelle primarie obbligatorie di settembre  il suo Frente de todos ha perso in 17 delle 24 province, inclusa Buenos Aires.  Questo potrebbe far perdere al fronte peronista il controllo del Senato, da dieci anni in mano ai peronisti, e indebolire il governo, a due anni dal voto presidenziale del 2023. Già il voto di settembre ha causato un radicale  rimpasto di gabinetto e aumentato gli attriti fra l’ala moderata e quella radicale del multiforme movimento peronista. Quali sono le cause di questa bocciatura secca dopo appena due anni di governo, e dopo una vittoria netta nel 1919 sull’uscente neoliberista Mauricio Macri?

Inflazione e crisi economica

Tra i vari osservatori c’ è consenso sul fatto che il 50 percento di inflazione all’anno, che corrode l’economia delle famiglie, e che si traduce in un rialzo incontrollato dei prezzi, sia la prima causa dello scontento. Per quanto riguarda l’inflazione, c’è da dire che essaè una piaga cronica del Paese australe,  Negli anni  dal 1975  al 1991, l’inflazione ha  mantenuto l’incredibile  media di oltre il 300 percento all’anno, i prezzi sono aumentati  20 miliardi di volte. Sotto il Ministro delle finanze della dittatura militare José Alfredo Martínez de Hoz, l’inflazione era equivalente a un tasso annuo del 5000% percento, e la produzione diminuì bruscamente.Nel 1976  il governo abbassò le barriere alle importazioni, liberalizzò le restrizioni sui prestiti esteri, e sostenne il peso contro le valute estere. Ma i risultati furono quelli che abbiamo visto.

Ma su Fernandez e sull’Argentina grava il peso insostenibile di un debito enorme, il più grande contratto mai con il Fondo monetario internazionale : 45 miliardi di dollari, concessi in gran parte al governo del predecessore Macri, sotto pressione del presidente Donald Trump: il quale portò l’Fmi a violare una norma vincolante del suo statuto, che prevede di non concedere prestiti se non in condizioni da poter essere ripagati.Il 1 novembre l’Argentina ha effettuato un pagamento di 390 milioni di dollari al Fondo monetario internazionale (FMI) per gli interessi sul  prestito L’importo era l’ultimo pagamento degli interessi per il 2021.Finora quest’anno, l’Argentina ha pagato 1,9 miliardi di dollari di acconto sul prestito, e 1,3 miliardi di dollari di interessi. 

Dopo essere entrato in carica, Alberto Fernandez ha rifiutato di accettare il resto del prestito, che avrebbe portato il totale ben oltre i 50 miliardi di dollari, ed ha iniziato trattative con il Fmi, per rinegoziare un debito insostenibile. Ma all’interno del peronismo l’ala più radicale accusa Fernandez di scarsa incisività e timidezza nel condurre la trattativa. Ma l’elettorato non percepisce quello che avviene nelle sfere della finanza, bensì una crisi economica che colpisce i beni essenziali, e che non permette di sfamare le famiglie. E forse dimenticando la crisi gravissima della presidenza Macri, esprime la sua protesta votando per l’opposizione.

Covid-19

Sul Fronte Covid-19, l’Argentina, che ha avuto 20 mila morti, ha visto cadere bruscamente il numero dei decessi giornalieri, e il sistema ospedaliero nonè mai andato in crisi. Nel complesso, non si può attribuire alla gestione della pandemia il crollo dei consensi del governo Fernandez. Nikhil Sanghani, analista di Capital Economics, sostiene che  i colloqui [con il Fondo monetario internazionale  per la rinegoziazione del debito] sono stati condotti finora da voci più moderate all’interno del governo, tra cui il ministro dell’economia Martin Guzman. Ma ora una “pesante sconfitta” alle elezioni di oggi potrebbe far pendere le cose dall’altra parte. “Ci potrebbe essere un periodo di lotte intestine peroniste o di paralisi politica per alcuni mesi, ma qualcosa si dovrà decidere entro la metà del prossimo anno, quando l’Argentina si avvicinerà ad un potenziale punto di rottura sui rimborsi del debito del FMI”, ha detto.

Intanto, l’ex presidente Mauricio Macri ha testimoniato in un tribunale federale, dove è stato interrogato sul presunto fatto di aver spiato i parenti dei membri dell’equipaggio di un  sottomarino, tutti deceduti nel naufragio  di quattro anni fa. Tutto è iniziato nel 2020, quando Cristina Caamano, direttrice dell’Agenzia Federale di Intelligence ha presentato una denuncia penale contro Macri, sostenendo di aver scoperto prove che dimostrano che i parenti dei defunti membri dell’equipaggio sono stati spiati durante il periodo di Macri in carica. I parenti sostengono di essere stati seguiti, registrati e filmati come intimidazione, perché non sporgessero denuncia per le morti del naufragio del sottomarino. È stato trovato un numero significativo di documenti indirizzati all’allora presidente Macri, che descrivono esaurientemente le cose che abbiamo detto in privato, conversazioni riportate nei minimi dettagli”, ha detto all’Associated Press Luis Tagliapietra, padre di uno dei membri dell’equipaggio deceduti.

Nell’immagine, uno scatto di Angelica Reyes per Unsplash

 

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