La pioggia che distrugge la Somalia

Il Paese è alle prese con le conseguenze delle inondazioni più drammatiche della sua storia moderna. L'appello di Intersos

Il clima che cambia è arrivato con la sua forza in Somalia, messa in ginocchio dalle forti inondazioni che dalla  fine di ottobre continuano a produrre terribili conseguenze. Travolta dall’acqua una vasta area del Paese, danneggiata da piene improvvise ed esondazioni di fiumi. L’intensità delle inondazioni, considerate le peggiori della storia moderna del Paese, hanno causato la distruzione di terreni agricoli, infrastrutture e strade, rendendo impossibile in alcune delle aree l’accesso ai mezzi primari di sussistenza, a cominciare dall’acqua pulita e dal cibo.

Un disastro che ha provocato 370mila persone sfollate. Non è ancora stato definito il numero di vittime totali, ma nella sola città di Belet Weyne, a Ovest della capitale Mogadiscio, sono state 10 le persone che hanno perso la vita a seguito dell’alluvione. L’organizzazione umanitaria Intersos, presente in Somalia dal 1992, sta intervenendo fin dal primo momento per portare aiuti e assistenza alle persone sfollate nella città di Berdale, nella regione di Bay. Lì si registrano circa 7mila famiglie sfollate, più di 40mila persone. Gli operatori stanno distribuendo beni di prima necessità, come rifugi d’emergenza, kit igienici e medicinali per prevenire la diffusione di epidemie a causa delle cattive condizioni igieniche. “Le autorità competenti – scrive la ong, che ha lanciato un appello – temono il rischio di nuove piogge e successive inondazioni nell’Africa Centrale. Le organizzazioni umanitarie operative sul territorio continuano a ricevere segnalazioni di spostamenti di persone verso il Nord con conseguente aumento della già vasta richiesta di ripari d’emergenza, cibo, medicinali, acqua potabile, latrine e zanzariere”.

Il 2019 della Somalia è stato particolarmente duro dal punto di vista climatico. Nei primi mesi dell’anno circa 2milioni di persone hanno sofferto per la grave siccità che ha distrutto raccolti e ucciso il bestiame: Il Gu, la stagione che va da aprile a giugno, è stato il terzo più secco in tre decenni. La stagione del Deyr, da ottobre a dicembre, è andata all’opposto.

Gli shock climatici producono varie tipologie di effetto. Tra queste il conflitto. Secondo il Sipri, l’istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, il cambiamento climatico in Somalia è sempre più un problema di sicurezza nazionale. Gli spostamenti causati dalla siccità e dalle crescenti tensioni tra pastori, agricoltori e clan (tutti in lotta per una terra sempre più ridotta dalla crisi climatica) stanno consentendo al gruppo terroristico ad al-Shabab di sfruttare la situazione e rafforzare il proprio consenso tra la popolazione.

(Red. Al/Pi)

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