La violenza travolge l’Ecuador

Nell’immagine di copertina: il funerale del sindaco Agustin Intriago, ucciso da ignoti domenic 23 luglio durante il fine settimana scorso, all’interno del Colosseo Lorgio Pinoargote nella città portuale di Manta, in Ecuador. Il presidente dell’Ecuador Guillermo Lasso ha decretato lo stato di emergenza in diverse aree del piccolo Paese latino-americano, sempre più assediato dalle bande dei narcotrafficanti e dalle gang criminali. «Con la partenza degli Stati Uniti dalla base militare di Manta nel 2017, si è aperta la strada alle bande di narcotrafficanti e all’intensificazione della lotta tra di loro per il controllo del mercato illecito», scrive il quotidiano La Hora, secondo cui, in conseguenza a questo, «l’aumento della violenza politica in Ecuador, legata al narcotraffico, è esponenziale». Una conferma viene anche dalle carceri, teatro di periodici e feroci regolamenti di conti fra gang rivali. L’ultima rivolta, di queste ore, è avvenuta nel penitenziario di Guayaquil: oltre 30 morti.

L’escalation della criminalità ha travolto le autorità e ha trasformato un Paese prima pacifico in una nazione violenta come la Colombia e il Messico, con cui confina: il primo è un produttore di droga, il secondo un esportatore, e l’Ecuador sta nel mezzo. In questo clima di violenza e altissima tensione, si preparano le elezioni anticipate del prossimo 20 agosto. L’attuale presidente di centro-destra Guillermo Lasso, che avrebbe dovuto restare in carica fino al 2025 ma ha anticipato le elezioni per evitare l’impeachment e non si ripresenterà. Sono otto i candidati in lizza per la presidenza. I più quotati sono Luisa Gonzalez del partito di sinistra dell’ex presidente Rafael Correa, Jan Topic del partito conservatore PSC e il leader indigeno Yaku Perez, forse la figura politica più interessante.

 * L’immagine di copertina è di Dolores Ochoa Fotografa dell’agenzia Ap (da hoternews)

 

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