“L’Amazzonia è di tutti”. La soluzione del G7

I “Sette Grandi” riunti a Biarritz stanziano 20 milioni per contrastare gli incendi. Nell'agenda del summit anche Iran, sanzioni e accordi commerciali

di Lucia Frigo

Si chiude oggi il G7 di Biarritz: come ogni anno, i capi di governo dei “Sette Grandi” del mondo si sono incontrati per affrontare temi e problemi di rilevanza globale. Moltissimi i temi in agenda già da mesi – accordi di commercio internazionali, sanzioni, ma anche Brexit e alleanze che si tessono tra nuovi leader. Ma a volte anche l’agenda delle potenze del mondo può essere stravolta da una improvvisa emergenza: e così è successo al G7 del 2019, iniziato proprio quando il mondo si trovava ad osservare con il fiato sospeso gli incendi che stanno radendo al suolo l’Amazzonia.

A sollevare il tema alla vigilia dell’incontro è stato il Presidente Francese Emmanuel Macron, che ha twittato riguardo alla necessità di prestare attenzione al fenomeno – prendendo in prestito la celebre frase dell’ambientalista Greta Thunberg, “il nostro pianeta sta bruciando”, stavolta letteralmente. La risposta di Bolsonaro non si è fatta attendere: sempre a colpi di social, ha osservato che “La proposta del presidente francese di discutere i problemi dell’Amazzonia al G7, senza il coinvolgimento dei Paesi della regione interessata, richiama una mentalità colonialista che è inaccettabile nel 21esimo secolo”, alludendo così (da ottimo leader populista) tanto alle critiche contro la natura elitaria del G7 quanto al passato colonialista della Francia.

Il vertice mondiale di Biarritz, però, ha superato le ostilità da parte del Presidente Bolsonaro arrivando a stanziare 20 milioni di dollari da inviare in via urgente alle vittime colpite dal fuoco, per aiutarle nello spegnimento delle migliaia di incendi. A questo piano, rivelano le agenzie di stampa, si aggiungerà un secondo finanziamento per la riforestazione delle zone colpite, a medio termine. Ma il motivo per portare al tavolo la crisi dell’Amazzonia non era solamente di matrice ambientalista: a rischio era parso anche l’accordo di libero commercio tra Paesi Europei e Mercosur (il mercato comune del Sudamerica), a causa delle minacce di Francia e Irlanda di non ratificare l’accordo se non cambieranno le politiche di Jair Bolsonaro, che ha portato a un aumento della deforestazione del 278% negli otto mesi in cui è stato presidente del Brasile. E la discussione di vere e proprie sanzioni economiche nei confronti del Brasile era stata ipotizzata, ma presto scartata a causa degli evidenti interessi diversi di cui ciascun Paese è portatore. La Spagna si è detta subito contraria.

 Donald Trump in dal canto suo non ha mai nascosto il proprio favore nei confronti del leader brasiliano di estrema destra, e già lo scorso venerdì (prima del summit) aveva dichiarato che gli Usa erano “pronti ad assistere” nella lotta agli incendi, a causa del forte legame di amicizia che legherebbe i due Paesi, i cui “legami commerciali sono più forti che mai” (Donald Trump, twitter).

Altro premier fortemente contrario a sanzioni di tipo economico-commerciale è stato Boris Johnson. La new entry del G7 ha da un lato, annunciato di voler stanziare 10 milioni di sterline per la tutela della foresta amazzonica e della biodiversità; ma di fronte al rischio di una “Hard Brexit” che lascerebbe il Regno Unito senza Mercato Comune Europeo, si guarda bene dal rompere i legami commerciali con un tale Paese esportatore di frutta, verdura e carne. Inoltre, meglio non contraddire troppo l’altro alleato chiave nel panorama internazionale, Donald Trump: quello che continua ad esprimere il suo completo sostegno per un’uscita netta dall’Europa.

Intanto, per ora, un accordo per mettere da parte gli interessi nazionali e salvare quelli del pianeta – la biodiversità, e la fonte principale di ossigeno del mondo – sembra essere stato trovato. Questa sera, per la chiusura del meeting internazionale, a Biarritz si aspetta l’arrivo di un capo indigeno di una delle tribù amazzoniche, uno di quelli che avevano firmato l’appello con il quale si chiedeva ai “Grandi Sette” di salvare l’Amazzonia.
Nel frattempo, a occuparsi degli incendi, Bolsonaro ha inviato l’esercito.

 

Riportiamo le dichiarazioni dei vari protagonisti del G7 sulla crisi ambientale in Amazzonia.
Foto: Wikipedia.

Tags:

Ads

You May Also Like

L’importanza di chiamarsi Macedonia

Analisi del referendum consultivo che chiedeva di esprimersi in merito all’accordo con la Grecia sulla  ridenominazione dello Stato. Meno del 50% degli aventi diritto  si è recato alle urne. E il risultato ora complica le cose

di Elia Gerola. Domenica 30 settembre 2018 si è tenuto nella ex Repubblica jugoslava ...

Turchia: false accuse ad un giornalista. E la libertà di stampa resta un sogno

Lo ha dichiarato all’ANSA il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) Roberto ...

Giochi pericolosi

La nuova Guerra Fredda. Scontro tra Usa e Russia sulla decisione di Mosca di rafforzare il dispositivo militare aereo della Siria

La reazione degli Stati Uniti non si è fatta attendere dopo che Mosca ha ...