Le culle vuote in Cina e nel Mondo

Nel 2022 i morti hanno superato i nuovi nati di 850.000 unità. Il problema del calo demografico per il gigante economico
di Alessandro Graziadei
 

La Cina, che è ancora la seconda economia del mondo, anche se a fatica a causa del Covid-19, soffre dello stesso male di quasi tutti i Paesi più industrializzati: le culle vuote. Nel 2022 il Pil della Cina è cresciuto del 3% fallendo per la prima volta l’obiettivo fissato dal governo al 5,5%, il risultato peggiore dal 1976. Nel contempo ha fatto registrare un bilancio demografico in passivo. Non accadeva dal 1961, quando il paese pagò il prezzo del fallimentare “Balzo in avanti” industriale ordinato da Mao, che causò milioni di morti per fame. Nel 2022 nella Repubblica popolare sono nati 9,56 milioni di bambini, mentre i morti sono stati 10,41 milioni, il che significa che i morti hanno superato i nuovi nati di ben 850 mila unità per effetto di un calo progressivo delle nascite che secondo gli esperti è ormai irreversibile: 9,56 milioni di figli l’anno scorso rispetto ai 10,6 milioni del 2021, ai 12 milioni di neonati del 2020 e ai 14,6 del 2019. Le proiezioni dei demografi dell’Onu sostengono che entro il 2025 l’India supererà la Cina come nazione più popolosa del mondo e le curve demografiche indicano che il sorpasso indiano potrebbe avvenire già quest’anno.  

Secondo uno studio dell’Accademia cinese delle scienze, “dal 2027 inizierà a calare anche la popolazione in età di lavoro, con gravi problemi di natura pensionistica per la popolazione anziana”. Secondo i calcoli delle Nazioni Unite, Pechino (al pari di molti altri Paesi) ha scarse possibilità di rovesciare tale corso: “nei prossimi 30 anni il gigante asiatico perderà 200 milioni di adulti in età da lavoro e si ritroverà con 300 milioni di pensionati in più”. Siamo davanti ad una bomba a orologeria economica e sociale come quella Italiana, solo con “numeri cinesi”.  Il dato, come abbiamo ricordato già nel 2021, è parziale, perché riguarda le famiglie registrate nel sistema “hukou”, che vincola l’accesso ai benefici sociali al luogo di residenza ufficiale. Sappiamo che in passato molti cittadini sceglievano di non registrarsi per evitare multe in caso di violazioni dei limiti alle nascite imposti dallo Stato, ma questo calo delle nascite sembra essere particolarmente realistico e i dati forniti da alcune province cinesi, come quelle industriali dell’est e del sud, parlano di una diminuzione anche maggiore, attorno al 30%. La colpa è di scelte politiche precise. 

Per molti analisti e attivisti è la conferma del fallimento della politica del figlio unico e il suo allentamento, con la possibilità dal 2015 di avere due figli per famiglia, non ha cambiato in meglio la situazione. Per le coppie cinesi allevare figli comporta rinunce, sacrifici e costa caro. Dalla nascita ai 18 anni, costa a una famiglia cinese 485 mila yuan (67.000 euro circa), vale a dire 6,9 volte il Pil annuale procapite di un cittadino cinese adulto. In questa classifica la Cina è seconda solo alla Sud Corea, che ha il tasso di natalità più basso del mondo. Il dato cinese è ancora più allarmante se si guardano i costi nelle metropoli: un figlio a Pechino costa 969.000 yuan; a Shanghai 1 milione. Ma non è l’unico problema. Rispetto alle maggiori economie mondiali, dove si va in pensione intorno ai 65 anni, in Cina la soglia dell’età per la pensione è molto più bassa: tra 50 e 60 anni, limiti anagrafici e contributivi che risalgono agli anni Cinquanta dello scorso secolo. Per non far esplodere il sistema pensionistico il Governo ha alzato l’età pensionabile, una misura contenuta nel piano quinquennale approvato in modo formale dall’Assemblea nazionale del popolo durante la sua sessione annuale del marzo 2021, ma la decisione non favorirà l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, soprattutto dei tanti neolaureati. Intanto in ordine sparso si avviano incentivi per la natalità e la megalopoli industriale di Shenzhen ha appena annunciato incentivi finanziari per le famiglie che faranno tre figli: fino a 37.500 yuan (5.100 euro). Ma basterà? No!

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*In copertina foto di MakeStory Studio on Shutterstock

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