Libertà di stampa osservata speciale per un giorno

Una data per celebrare la libertà di stampa, come ogni anno dal 1993 il 3 maggio è il giorno prescelto.

Si celebra in questo giorno perché ricorre la Dichiarazione di Windhoek, realizzata per l’UNESCO da un gruppo i giornalisti africani il 3 Maggio. Il testo partiva dai problemi della stampa africana e  chiedeva di impegnarsi per stampa libera, indipendente e plurale a livello mondiale.

E proprio in questi giorni, puntuale come sempre, arriva la classifica di Report Senza Frontiere.

La libertà di stampa nel mondo attraversa secondo Rsf uno dei suoi momenti peggiori, in bilico tra “post-verità, propaganda e repressione delle libertà”.

Sono infatti cresciuti gli attacchi fisici e verbali, e gli arresti e l’ingerenza dei governi e delle grandi multinazionali dell’informazione sulla circolazione delle notizie.

Stando al World Press Freedom Index 2017 soprattutto nel Vicino Oriente la situazione è peggiorata notevolmente negli ultimi 12 mesi. L’area è infatti la regione peggiore del mondo in questo senso.

Spicca in senso negativo la Turchia, uno dei regimi più oppressivi insieme a Russia, Bielorussia, Pakistan e Birmania. Lo Stato di Erdogan è stato definito dal rapporto come “la più grande prigione per giornalisti al mondo”.

La classificazione distingue i paesi in cinque fasce, dalla nera di ‘situazione molto seria’ alla bianca di ‘situazione buona’.

Nel 2017  l’Italia ha compiuto secondo l’organizzazione un balzo in avanti, passando da un poco onorevole 77esimo posto alla 52esima posizione.

Rimangono comunque grossi problemi in Italia, in particolare per quello che riguarda i giornalisti minacciati e quelli costretti a vivere sotto scorta.

Mafia, camorra, Ndrangheta e affini sono ancora i più grandi nemici italiani dell’informazione del Paese e a queste problematiche si aggiungono secondo  Rsf problemi e intimidazioni di natura politica.

Da tenere sotto osservazione anche i predatori delle libertà di stampa’ individuati da Rsf a novembre 2016. Tra questi l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il sudanese Omar al-Bashir, il re saudita Salman, Hamed bin Isa al-Khalifa del Bahrein e il siriano Bashar al-Assad.

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