L’ira dei cicloni sul Mozambico

Un secondo disastro ambientale ha coinvolto il Paese che, insieme a Somalia e Madagascar, è considerato tra i più vulnerabili alle condizioni meteorologiche in Africa

Il clima si abbatte ancora sul Mozambico. Questa volta, il 25 aprile e nei giorni successivi, a portare devastazione è stato il ciclone Kenneth che si è abbattuto sul Nord del Mozambico (tra Pemba e Mocimboa e sulle isole Comore) e ha raso al suolo interi villaggi e provocato decine di vittime. Nei giorni precedenti nel Paese era nuovamente scattata l’emergenza e 30mila erano state le persone evacuate. Kenneth arriva circa un mese dopo Idai, il ciclone che aveva provocato circa mille vittime e centinaia di migliaia di sfollati tra Mozambico, Malawi e Zimbabwe. Il Paese dovrà a lungo fare i conti con le conseguenze dei due cicloni.

Secondo l’Unicef, dopo l’ultimo disastro, 368mila bambini sono a rischio e potenzialmente bisognosi di sostegno umanitario.  In alcuni villaggi Kenneth ha infatti distrutto fino al 90 per cento delle abitazioni. Complessivamente, nelle regioni centrali e settentrionali del Mozambico il numero di bambini bisognosi di assistenza umanitaria a seguito dei due cicloni potrebbe salire a 1,4 milioni. Da monitorare anche la questione malaria, considerata come la terza malattia killer dell’infanzia nel mondo. Dal 27 marzo in Mozambico sono oltre 14.800 i casi di malaria segnalati nella provincia di Sofala, una delle zone più colpite dal ciclone Idai. Il governo ha già confermato 5 casi di colera tra i sopravvissuti. Sempre dagli allarmi Ucief arriva poi quello legato alla diffusione delle cosiddette malattie opportunistiche, che si sviluppano con la presenza di acque stagnanti, le carenze igieniche, i corpi in decomposizione, il sovraffollamento dei ricoveri temporanei, e che possono facilmente portare a focolai epidemici di diarrea, malaria e colera.

A tutto questo si aggiunge poi la questione istruzione. Oltre 305 mila bambini del Mozambico si trovano oggi senza scuole, danneggiate o distrutte dalla tempesta. Oltre 3.400 aule sono fuori uso nelle regioni colpite dal ciclone. Nei giorni immediatamente successivi al disastri provocato da Idai, Human Rights Watch ha denunciato casi di abusi sessuali nei confronti di donne costrette ad avere rapporti sessuali con funzionari locali in cambio aiuti alimentari.

Gli esperti delle Nazioni Unite affermano che è rarissimo che due cicloni di tale intensità colpiscano il Mozambico nella stessa stagione. I due cicloni riportano obbligatoriamente la nostra attenzione ai cambiamenti climatici che interessano da vicino l’Africa. Per proteggere la città di Beira (una di quelle distrutte dal ciclone Idai) nel 2012 era stato approvato un progetto da 120 milioni di dollari. Il sistema, sostenuto dalla Banca Mondiale, consisteva in undici chilometri di canali di drenaggio e bacini di ritenzione. La prima fase del progetto era stata completata lo scorso anno. Il sistema aveva funzionato in caso di inondazione ma nulla ha potuto contro il ciclone.

Il Mozambico, con i suoi 2.400 chilometri di costa sull’Oceano Indiano è in prima linea nella lotta al cambiamento climatico in Africa. Le temperature locali che una volta raggiungevano i 34 gradi circa ora arrivano a 40 gradi. Il Mozambico si trova, come ha potuto tristemente sperimentare, al terzo posto tra le nazioni africane per vulnerabilità alle condizioni meteorologiche, dietro la Somalia e il Madagascar. Il Global Facility for Disaster Reduction and Recovery, un ente di ricerca finanziato dalla Banca mondiale, sottolinea che i cambiamenti climatici renderanno queste minacce più intense e imprevedibili.

(Red/Al.Pi)

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