Il Sahara Occidentale e i colpi di coda di Trump

La proposta di 'scambio' tra il riconoscimento del diritto del Marocco sull'area saharawi e la normalizzazione dei rapporti con Israele ha provocato la relazione della comunità internazionale. Alcuni scenari

di Alice Pistolesi

Un annuncio shock via Twitter ha sollevato un polverone e inasprito una questione già più che delicata. Protagonista ancora una volta Donald Trump, che, da presidente Usa uscente ha nei fatti proposto al Marocco una partita di giro: il riconoscimento del diritto del Marocco sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti con Israele.  “Il Marocco ha riconosciuto gli Stati uniti nel 1777. È quindi necessario riconoscere la sua sovranità sul Sahara occidentale”. La dichiarazione del presidente Usa è arrivata ad un mese dalla ripresa degli scontri tra il Marocco e il Fronte Polisario, a seguito dellacrisi de El Guerguerat. Una dichiarazione che è quindi sembrata da subito una presa di posizione in favore del Marocco importante e a tratti inaspettata. Le reazioni non si sono fatte attendere ma gli sviluppi potrebbero non essere così lineari e favorevoli al Paese di Re Mohammed VI, come potrebbe ad una prima occhiata sembrare.

Durante un colloquio telefonico tra il presidente Trump e il Re Mohammed VI, il presidente Usa ha annunciato la promulgazione di un decreto presidenziale sulla decisione degli Stati Uniti d’America di riconoscere, per la prima volta nella sua Storia, la piena sovranità del Regno del Marocco sull’intera regione del ‘Sahara Marocchino’. Da parte sua il re del Marocco, pur sottolineando che il Paese continua a sostenere una soluzione basata su due Stati e la causa palestinese, ha manifestato l’intenzione di aprire ad Israele in varie forme. Tra queste troviamo la concessione di autorizzazioni ai voli diretti per il trasporto dei membri della comunità ebraica marocchina e dei turisti israeliani da e verso il Marocco, la ripresa delle relazioni diplomatiche e la promozione di relazioni innovative nei settori economico e tecnologico, che a tal fine dovrebbero contribuire alla riapertura degli uffici di collegamento in entrambi i paesi.

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Dopo Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan, che hanno recentemente normalizzato i loro rapporti con Israele, toccherebbe quindi al Marocco. Il prossimo potrebbe essere l’Arabia Saudita, visto il recente incontro vicino al Mar Rosso tra Netanyahu e il principe ereditario Mohammed bin Salman, alla presenza del Segretario di Stato americano e il capo del Mossad (intelligence israeliana).

L’annuncio di normalizzazione del Marocco potrebbe creare tensioni anche interne. Il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Pjd, islamista), a capo del governo in una dichiarazione ha accolto con favore il fatto che “gli Stati Uniti riconoscano la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale”, pur ricordando le ferme posizioni del partito di fronte “all’occupazione sionista e ai crimini commessi contro il popolo palestinese ”. Il comunicato non menziona mai il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Marocco e Israele. Come rileva Abdelkader Abderrahmane, ricercatore geopolitico e consulente internazionale su questioni di pace e sicurezza in Africa su Middleeasteye, i leader del PJD “sono ben consapevoli che la posizione della loro base è profondamente anti-israeliana”.

Dimenticare il passato

Effettivamente nell’agosto 2020 Rabat aveva rifiutato qualsiasi normalizzazione con Israele e il primo ministro marocchino Saâdeddine el-Othmani, per il quale “la normalizzazione con Israele non farebbe che aggravare ulteriormente le violazioni dei diritti del popolo palestinese”, aveva persino definito Israele “un’entità sionista”. Questa eventuale nuova alleanza aprirà comunque vari scenari nell’area. Israele e Stati Uniti metteranno i loro poteri tecnologici e militari al servizio del Marocco, che già utilizza sistemi per il controllo di attivisti e giornalisti di fabbricazione israeliana (come viene raccontato in approfonditi rapporti di Amnesty International), che se ne servirà per coltivare i propri interessi nella regione. Stessa cosa varrà per il duo Usa-Israele.

L’annuncio di Trump ha provocato da subito moltissime reazioni nella comunità internazionale. Vediamone alcune. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato domenica 13 dicembre che la soluzione al conflitto del Sahara occidentale non dipende dai riconoscimenti dei singoli Stati, ma dall’attuazione delle risoluzioni dell’Onu. Rispondendo a una domanda a seguito del vertice sul clima, Guterres ha affermato che per l’ONU “in relazione al Sahara occidentale, tutto rimane come prima”. Sulla stessa linea anche Colin Stewart, capo della missione di pace Minurso che ha dichiarato “Per quanto riguarda la situazione già critica relativa al Sahara Occidentale tutto rimane nell’accordo siglato nel 1991, che indica quel territorio come occupato e che prevede un referendum di autodeterminazione per definire la volontà del popolo saharawi di decidere liberamente il proprio destino”.

Reazioni in tutto il Mondo

L’Assemblea generale delle Nazioni unite ha poi adottato venerdì 11 dicembre una nuova risoluzione, durante la sua 61a sessione, in cui ha riaffermato “il diritto innegabile dei popoli all’autodeterminazione e all’indipendenza in conformità con i principi inclusi nella Carta delle Nazioni Unite del 1960 sulla concessione dell’indipendenza ai popoli colonizzati”. Dichiarazioni in contrasto con le affermazioni di Trump sul riconoscimento del Sahara Occidentale come “provincia autonoma  del regno del Marocco” sono arrivate anche dall’Unione africana. Il presidente di turno Cyril Ramaphosa, ha ribadito che questa dichiarazione è “un attacco all’Unione africana, alla sua Carta fondatrice e alle sue risoluzioni”.

E ancora. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha nei giorni scorsi annullato una visita ufficiale a Rabat, prevista per il 17 Dicembre, esprimendo “disaccordo con questa dichiarazione unilaterale che mina un processo di pace credibile diplomaticamente”. Critiche a Trump arrivano anche dall’interno con il senatore Jim Inhofe del partito repubblicano che sul suo sito web ha giudicato la decisione di Trump” scioccante perché non rispecchia la visione dell’amministrazione americana” e si è detto rattristato” dal fatto che i diritti del popolo saharawi siano stati negati in questa maniera”.

Sostegno anche dalla Russia, che attraverso il suo vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov, ha affermato che la decisione unilaterale di Trump esula completamente dal campo di applicazione del diritto internazionale. “La decisione non è conforme alle risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha aggiunto il funzionario russo. L’annuncio inaspettato di Trump, secondo più osservatori, ha quindi in qualche modo rafforzato la legittimità dei saharawi nell’area: la questione del Sahara Occidentale è tornata in primo piano sulla scena internazionale e, di conseguenza, la difficile situazione del popolo saharawi è ancora più sotto i riflettori.

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