The Next Frontier/ La prossima frontiera

The Anthropocene: Human Development Report 2020 / UNDP

For the first time in a relationship spanning 300,000 years, instead of the planet shaping humans, humans are shaping the planet. This is the Anthropocene: the age of humans. The new 2020 Human Development Report (HDR) looks at how humanity can navigate this new age, unpacking the relationships between people and the planet and showing how our impacts on the Earth interact with inequalities across societies. COVID-19 and its unprecedented effects on human development are a cautionary tale of the type of challenges we are likely to face in the Anthropocene, unless humans transform the way we interact with the planet. But the future is not set in stone– yet. We have a once-in-a-generation an opportunity to choose to change, and the 2020 HDR suggests a way forward. Now in its 30th Anniversary, the report also introduces an experimental global index that casts human development progress in a new light; one that places an emphasis on both people and the planet. (Go to the report in english)

Por primera vez en una relación que abarca cerca de 300.000 años, en lugar de que las condiciones de nuestro planeta determinen la vida humana, somos los humanos quienes estamos moldeando el planeta. Es el Antropoceno: la era de los humanos. En este contexto, el Informe sobre Desarrollo Humano 2020, en su 30 aniversario, analiza cómo la humanidad puede navegar en esta nueva era, examinando en profundidad en las relaciones entre las personas y el planeta y explorando hacia dónde debemos dirigirnos para transformar el progreso humano. (El Informe sobre Desarollo Humano 2020 en espanol aqui)

La pandemia Covid 19 è, secondo il Nel 30mo rapporto UNDP – The next frontier Human development and the Anthropocene – l’ultima crisi che il mondo deve affrontare ma non sarà l’ultima, dice il rapporto, se gli umani “non lasceranno la presa sulla natura: un appello – il cui focus principale è sia sull’ambiente sia sulla disuguaglianza – che riecheggia quanto il Papa ha già ricordato all’umanità nell’enciclica Laudato si’ del 2015, in cui il pontefice si augurava che un’ecologia integrale potesse diventare anche un nuovo paradigma di giustizia, perché la natura non è una “mera cornice” della vita umana. Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo delinea nel suo ultimo rapporto la necessità di una scelta netta per i leader mondiali con un vero e proprio aut aut: compiere passi coraggiosi per ridurre l’immensa pressione che viene esercitata sull’ambiente e il mondo naturale, o il progresso dell’umanità si fermerà.

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Nel rapporto UNDP si cerca dunque di ridefinire ciò che significa progresso in un mondo “dove le nostre impronte di carbonio e di consumo non si possono più nascondere”, come ha ricordato Achim Steiner, amministratore del Programma dell’Onu. Il rapporto affianca così, al tradizionale indice di sviluppo umano (HDI o ISU) – che misura la salute, l’istruzione e il tenore di vita di una nazione -, altri due elementi: le emissioni di anidride carbonica e l’impronta ecologica di ogni Paese.

L’UNDP si augura che, nonostante nessun territorio al mondo abbia ancora raggiunto un livello di sviluppo umano molto elevato senza mettere a dura prova il pianeta, quella attuale possa essere la prima generazione a correggere la rotta. Una generazione che si trova sulla fragile faglia di una “prossima frontiera per lo sviluppo umano”, in un’epoca, quella dell’Antropocene, in cui è tempo che l’uomo ridisegni i suoi percorsi “tenendo pienamente conto delle pericolose pressioni che esercitiamo sul pianeta” e smantellando “i grossolani squilibri di potere e opportunità che impediscono il cambiamento”.

“Il Rapporto sullo sviluppo umano è un prodotto importante delle Nazioni Unite e la maggiore enfasi sulle questioni determinanti del nostro tempo, come il cambiamento climatico e le disuguaglianze, ci aiuta a dirigere i nostri sforzi verso il futuro che vogliamo “, ha affermato Stefan Löfven, Primo Ministro della Svezia che ha ospitato il lancio del volume. La prossima frontiera per lo sviluppo umano sarà dunque quella, sostiene il rapporto, in cui diventa necessario lavorare con e non contro la natura, trasformando le norme sociali, i valori e gli incentivi governativi e finanziari. L’azione pubblica, conclude UNDP, può affrontare il tema della disuguaglianza (che ha – dice il rapporto – profonde radici nel colonialismo e nel razzismo) all’interno e tra i Paesi con politiche mirate: tassazioni sempre più progressive; la protezione delle comunità rivierasche attraverso misure preventive, investimenti e assicurazioni (una mossa che potrebbe salvaguardare la vita di 840 milioni persone); la scelta dei governi di smettere di sovvenzionare i combustibili fossili con sussidi che – – compresi i costi indiretti – sono stimati in oltre 5 trilioni di dollari all’anno, ovvero il 6,5% del Pil mondiale. “Affrontando la disuguaglianza, capitalizzando sull’innovazione e lavorando con la natura – ha detto Pedro Conceição che ha guidato il team che ha scritto il rapporto – lo sviluppo umano potrebbe fare un passo in avanti che sostenga, assieme, il pianeta e le comunità che lo abitano”.

In copertina il Rapporto sullo sviluppo umano

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