L’Italia in piazza contro la guerra

Ma dalla manifestazione di Roma la Cisl si sfila. E a Ghedi Pax Christi non aderisce alla mobilitazione davanti alla base Nato che custodisce bombe nucleari

dall’inviato Emanuele Giordana

Ghedi (Brescia) – Oggi a Roma  alle  13.30 da piazza della Repubblica a Roma è partita la manifestazione nazionale “Cessate il fuoco. Per un’Europa di pace”, convocata dalla Rete Italiana Pace e Disarmo con l’adesione di numerose organizzazioni della società civile italiana per la pace tra cui Arci, Acli, Libera, Emergency, Legambiente, Cgil, Movimento Nonviolento, Un Ponte Per, Archivio Disarmo, Associazione Ong Italiane, Link 2007, Rete della Conoscenza, Anpi, Greenpeace e molte altre ancora. Purtroppo però non tutti ci saranno: la Cisl a Roma si sfila e a Ghedi, città simbolo che ospita una base militare Nato con testate nucleari stoccate, si sfila Pak Chrisiti dalla manifestazione indetta invece per domani: una non adesione pesante da un attore sempre in prima fila nelle manifestazioni per la pace e che è contraria all’invio di armi in Ucraina. Il punto sembra essere la Nato: per gli organizzatori di Roma non è il momento di parlarne. Per quelli di Ghedi invece bisogna partire da li. Il movimento pacifista – in parte – si divide. Nonostante i tentativi di rete Pace e Disarmo la Cisl giudica che la manifestazione sconti «pesanti pregiudizi e derive ideologiche che sottintendono una sostanziale equidistanza tra le parti in guerra» che rendono la piattaforma del corteo «irricevibile» accanto a l concetto di  «neutralità attiva» che alla Cisl non piace.

Segui la diretta della manifestazione di Roma  cliccando qui

A Ghedi, 18mila abitanti, Comune a 18 chilometri da Brescia, dove domenica prossima la protesta contro la guerra si farà domani davanti al luogo che in Italia la simboleggia di più: la base Nato che ospita il 6º stormo dell’aeronautica militare ma non solo. Nei suoi bunker ci sono anche almeno una ventina di testate nucleari. Numeri stimati perché tenuti rigorosamente segreti ancorché negati. Le testate rimanenti si trovano invece ad Aviano, in Friuli, 250 chilometri più a Est. La base di Ghedi è da sempre un simbolo anche perché, oltre ai motivi ideali, è un pericolo per chi ci vive attorno, essendo ovviamente un obiettivo strategico.

Al cronista che la raggiunge in automobile, l’aeroporto militare viene incontro se ci si sposta a Nord dal centro città. Si può fare un giro attorno al lato sud -sudest per quasi 4 chilometri. A far tutto il perimetro sarebbero dieci. Il telefonino perde colpi e in certi punti della zona non funziona proprio. Il che non ci impedisce di parlare con Loris, una delle anime del movimento locale contro la guerra. Che non è molto esteso a Ghedi: “Del resto – dice Loris del Circolo Insieme a sinistra – tanta gente lavora più o meno direttamente per la base. I sottufficiali hanno casa in città e quelli di più alto grado invece se ne stanno sul Garda”. Ghedi, amministrazione leghista, è tutt’uno con la base: “La prima cosa che ha fatto il sindaco è stata levare la bandiera della pace dal Comune… ma noi andiamo avanti. E domenica saremo davanti alla base come decine di altre volte”. “Vivere qui – dice Agnese, anche lei del Circolo – significa vivere su una traiettoria in caso di conflitto. Siamo in pericolo, ma lo siamo sempre stati”.

A calcolare il danno potenziale di un attacco contro i bunker atomici del nostro Paese è stato uno studio del ministero della Difesa di qualche anno fa, ripreso nel 2020 in un dossier di Greenpeace. Diceva che, nello scenario peggiore, le persone raggiunte dal fungo radioattivo potrebbero essere da 2 a 10 milioni, a seconda della propagazione del vento e dei tempi di intervento. Uno scenario – diceva Greenpeace – tenuto rigorosamente segreto e condiviso solo con i vertici militari e politici e con i responsabili della sicurezza nucleare.

“Gran movimenti adesso non ce n’è rispetto ad altre volte” commenta Loris e lo conferma anche Agnese: “Sappiamo che la base è in allerta e questa tensione la senti, la vivi anche se, abitando a Ghedi, ci fai l’abitudine. Stranamente di voli negli ultimi giorni ce ne sono stati meno del solito. Ma ho visto aerei che non sono i soliti Tornado”. Ne vediamo uno anche noi mentre atterra. Del resto non è un mistero che Ghedi sia attrezzata per gli F-35 e per le bombe di ultima generazione in arrivo.

Il Comitato contro la guerra di Brescia, che ha ha organizzato la manifestazione di domenica, è un cappello che raccoglie anime diverse: politiche, ambientaliste, pacifiste. Brescia, a un pugno di chilometri, è sempre stata il centro propulsore della protesta contro la guerra e naturalmente contro la base Nato dove sono stipate decine di testate nucleari. “Quella nuove, le B61-12 sono in arrivo”, spiega Beppe di Uomini e donne contro la guerra, un centro sociale di Rovato a 40 km dalla base. “Sono bombe evolute che vengono teleguidate dal casco dei piloti degli F-35. Le esercitazioni con l’arma nucleare le hanno appena fatte a novembre con Tornado e F-35”. La base ha anche appena allestito nuovi hangar per questi velivoli. E ora è completa di due piste di atterraggio, palazzina di comando e simulatori e polo tecnologico. Quanto a dove sono le bombe, c’è una base nella base il cui ingresso è vietatissimo. Segreto di Pulcinella, le testate sono li e per esserne certi basta guardare una fotografia uscita su Fb qualche anno fa e ripresa dal rapporto Milex: un centinaio tra piloti e militari in posa davanti a una bella B61.

Giorgio Cremaschi, del Comitato bresciano, sostiene che “Abbiamo poca paura rispetto a quella che sarebbe necessaria. Ne abbiamo avuta più col Covid. La manifestazione era nell’aria da tempo ma abbiamo accelerato dopo la ‘svolta’ dell’invio delle armi in Ucraina. Altro che armi – dice – qui bisogna fermare la guerra non alimentarla. E il primo punto è un cessate il fuoco che fermi raid e combattimenti”. Non ci saranno però  i cattolici di Pax Christi da sempre molto attivi sul fronte di Ghedi e Aviano. Mauro Scaroni di Pax Christi spiega perché: “Certo chi vuole è liberissimo di andare ma noi non abbiamo aderito perché il Comitato ha fatto tutto senza avvisarci, senza condividere con noi la piattaforma. Non si fa così”. 

In questa mappa di Al Jazeera le proteste contro la guerra nel Mondo. Vai sul sito dell’emittente per leggere i nomi delle città

In copertina un momento della manifestazione di Roma

 

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