Luci e ombre a Taiwan

Tensione sempre elevata nell'Indo-pacifico. Il punto su Taipei

Ieri il Ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato che tre navi cinesi, tra cui la portaerei Shandong, hanno attraversato  lo Stretto di Taiwan a ovest della linea mediana in direzione nord, confine al centro dello Stretto “caldo”. Per ora la vicenda non ha avuto conseguenze ma la tensione resta alta nell’Indo Pacifico. Pubblichiamo un estratto dell’intervento di ChinaFiles che fa il punto su Taiwan dopo il G7. L’intero articolo si può leggere qui.

di Lorenzo Lamperti

Dal G7 di Hiroshima alcune novità nel lessico utilizzato su Taiwan. Rispetto allo scarno passaggio del 2022 in cui si auspicava una “risoluzione pacifica”, stavolta si sottolinea che la pace e la stabilità sullo Stretto sono “indispensabili per sicurezza e prosperità della comunità globale”. L’internazionalizzazione della questione è quanto più dà fastidio a Xi Jinping, che il G7 prova comunque a rassicurare sottolineando che “non ci sono cambi di posizione dei paesi membri sulla politica della unica Cina”. Pechino lamenta però la mancata opposizione esplicita all’indipendenza di Taiwan. In concomitanza al G7, Tsai ha ribadito l’obiettivo di mantenere lo status quo di pace e stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan.

Contestualmente all’esclusione dall’Assemblea mondiale della sanità, Taipei incassa però una rassicurazione parziale sul fronte commerciale. Gli Stati Uniti e Taiwan hanno raggiunto un accordo sulla prima parte della loro iniziativa commerciale del “21° secolo”, che riguarda le procedure doganali e di frontiera, le pratiche normative e le piccole imprese, ha dichiarato l’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. Dopo la firma dell’accordo iniziale, partiranno i negoziati su altre aree commerciali più complesse, tra cui l’agricoltura, il commercio digitale, gli standard lavorativi e ambientali, le imprese statali e le politiche e pratiche non di mercato.

Gli Stati Uniti aiuteranno Taiwan a ottenere il sistema di collegamento dati sicuro Link-22 della Nato, secondo quanto dichiarato da un funzionario del Ministero della Difesa di Taipei. Il Link-22 è un sistema radio digitale sicuro utilizzato principalmente dalle forze militari come collegamento dati tattico. È in grado di fornire comunicazioni oltre la linea di vista che interconnettono sistemi di dati tattici aerei, di superficie, subacquei e terrestri, facilitando al contempo lo scambio di dati tattici tra le unità militari delle nazioni partecipanti. Un segnale di maggiore disponibilità di Washington all’interoperabilità, dopo che The China Media Project ha scritto che si sarebbe recata a Taipei in gran silenzio una delegazione dell’Alleanza Atlantica guidata da Olivier Rittimann, comandante del collegio di difesa della Nato a Roma. L’ex ministro della Difesa taiwanese Feng Shih-kuan ha avvertito che Taipei rischia di pagare un prezzo molto alto per aver accettato armi gratuite fornite dagli Stati Uniti. Washington ha dichiarato che fornirà ulteriori armi gratuite all’isola nell’ambito di un programma di assistenza di emergenza utilizzato anche per armare l’Ucraina.

Secondo l’aeronautica militare statunitense, la consegna dei primi nuovi caccia F-16 di Taiwan costruiti dalla Lockheed Martin Corp. è stata ritardata da problemi più profondi di quelli della catena di fornitura legati alla Covid. Sono state riscontrate “complesse sfide di sviluppo” e il governo degli Stati Uniti, Taiwan e Lockheed “stanno lavorando attivamente per mitigare questi ritardi”, secondo un comunicato dell’Aeronautica Militare che segnala il problema tecnico precedentemente non rivelato. A proposito di rinvii: il continuo fallimento dei negoziatori nel raggiungere un accordo per l’innalzamento del tetto del debito degli Stati Uniti ha costretto la nuova commissione per la Cina della Camera dei Rappresentanti a rimandare un viaggio programmato a Taiwan.

Venerdì 26 maggio il Ministero degli Esteri di Pechino ha definito una mossa “molto sbagliata e pericolosa” la consegna a Taiwan di armi statunitensi, tra cui missili Stinger e relative attrezzature per un valore complessivo di 500 milioni di dollari. Nella stessa giornata, ha alzato il livello delle manovre militari intorno a Taiwan dopo settimane di sostanziale quiete, anche in concomitanza del G7. La vicenda rischia di rallentare la ripresa del dialogo in materia di difesa. Mentre è ripreso quello sul commercio, con l’incontro fra il cinese Wang Wentao e l’americana Gina Raimondo a margine della ministeriale Apec, sul fronte militare è tutto bloccato dai tempi della visita di Nancy Pelosi a Taipei. Il Dipartimento di Stato ha peraltro smentito Joe Biden (che ha previsto un “rapido disgelo“) sulla possibile rimozione delle sanzioni al generale Li Shangfu, Ministro della Difesa cinese da marzo. Una mossa che sarebbe stata funzionale a favorire un incontro tra Li e il segretario alla Difesa Lloyd Austin occasione dello Shangri-la Dialogue, il principale vertice sulla difesa dell’Asia-Pacifico in programma a Singapore la prossima settimana.

Interessante sondaggio condotto dagli accademici Adam Y. Liu, dell’Università Nazionale di Singapore, e Xiaojun Li, della NYU di Shanghai, pubblicato sul Journal of Contemporary China. La metà dei cinesi della Repubblica Popolare intervistati è favorevole a una guerra su larga scala per riprendere il controllo di Taiwan. Il sondaggio, condotto su un campione di 1.824 persone, ha rilevato atteggiamenti contrastanti da parte dell’opinione pubblica: il 55% è favorevole a “lanciare una guerra di unificazione per riprendere interamente Taiwan”, un terzo si oppone e il resto si dichiara incerto. Il 22% degli intervistati ha invece dichiarato di essere d’accordo con il mantenimento di sistemi politici separati tra le due parti, “con l’unificazione che non è necessariamente l’obiettivo finale”, rispetto al 71% che ha dichiarato che ciò è inaccettabile. Da sottolineare però che il sondaggio è stato effettuato tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, cioè molto prima della visita di Pelosi e di tutto ciò che ne è seguito.

In copertina l’isola di Taiwan di fronte alla Cina.  Fonte: Library of Congress

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