Milei/Massa. L’Argentina a un ballottaggio inaspettato

Si torna a votare per il Presidente il prossimo 19 novembre

di Andrea Cegna

Il 22 ottobre in molte e molti, in Argentina ma non solo, hanno tirato un sospiro di sollievo. La paura che Javier Milei potesse diventare il Presidente del Paese di Maradona, Ginobili e Messi, era più che palpabile tanto che alcuni movimenti sociali non legati a realtà istituzionali avevano chiamato al boicottaggio del personaggio. Milei ha definito il movimento femminista argentino “nemico”, oltre che farsi portatore di politiche economiche ultra liberiste, tanto da superare di gran lunga, in durezza e prospettiva di privatizzazioni, quelle del Fondo Monetario Internazionale (FMI) che attanagliano l’Argentina da decenni. Lo spettro di Milei però non è stato cancellato: non è diventato Presidente, ma con circa il 30% delle preferenze correrà per il ballottaggio il prossimo 19 novembre contro l’attuale Ministro dell’Economia, il peronista conservatore, Sergio Massa.

Qualche mese fa il ballottaggio Massa-Milei non era neppure pensabile, in quanto la grande favorita era Patricia Bullrich, candidata di centro-destra per l’alleanza Juntos Por el Cambio (che racchiude radicali e Proposta Repubblicana). La coalizione dell’ex Presidente Macrì salva la faccia solo mantenendo il Governo di Buenos Aires. Il vincitore, a sorpresa (nonostante alcuni ultimi sondaggi lo davano in testa), è certamente Massa e con lui la coalizione che lo sostiene. Per alcuni versi il risultato è sorprendente, dati i risultati del Governo attuale e la crescita vertiginosa negli ultimi mesi dell’inflazione. A differenza di quattro anni fa, il Kirchnerismo non ha goduto dell’appoggio di tantissimi movimenti sociali, che allo stesso tempo hanno invitato a boicottare il voto per Bullrich e Milei.

La rincorsa di Massa è stata importante nonostante la sua campagna elettorale si sia basata sul rispondere alle sollecitazioni della destra, sul dare certezze ai mercati finanziari e solo sulla fine nello strizzare l’occhio alle economie popolari. Certo, dall’altra parte sia Milei, sia Bullrich, si facevano carico di privatizzare sanità e istruzione, accelerando il processo neoliberista oltre i confini del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Insomma una situazione assai complessa per la povera popolazione argentina. Da una parte la destra negazionista di Milei, che mette in discussione i 30mila desaparecidos della dittatura civico militare e si fa portatore dell’ultra liberismo. C’è poi quella ordine e disciplina di Patricia Bullrich, che combatte le economie popolari. Infine l’opzione Massa, che potremmo definire l’uomo del FMI internazionale nel Governo Fernandez. Come anche colui che non attacca i diritti conquistati dal movimento femminista e con ricette in materia economica note e dolorose. Si deve probabilmente anche a questo il tasso d’astensione oltre il 25% che ha segnato il risultato di domenica 22 ottobre.

Sia Massa, sia Milei, nei loro discorsi notturni hanno teso la mano, in maniera differente, verso l’elettorato di Bullrich. Se il primo ha chiamato l’Argentina al riconoscimento delle differenze e della loro valorizzazione nel nome della democrazia nel 40esimo anno dall’uscita dalla dittatura di Videla, il secondo ha incentrato il suo discorso nell’odio al Kirchnerismo. Il percorso che divide Massa e Milei dalla Casa Rosada è complesso per entrambi: il 19 novembre ci sarà il ballottaggio di una non semplice tornata elettorale. Una vittoria di Milei farebbe scivolare il Paese nel baratro della negazione di desaparecidos e violenze, portando al Governo di uno dei principali Paesi del continente sudamericano l’antipolitica carica d’odio, rischiando di minare i diritti sociali ed umani dell’Argentina. In questo scenario la sinistra non ha convinto, poiché la candidata trozkista Myriam Bregman non è arrivata al 3%, mostrando come alcune opzioni molto reali e presenti nelle strade d’Argentina non si tramutano in consenso. Per Bregaman il voto di ieri è stato “contro il treno fantasma di cui parla Javier Milei o Patricia Bullrich, che ha detto tutte le cose di destra che si potevano dire”.

L’attivista femminista Luci Cavallero, ribadendo il ruolo attivo giocato dal movimento contro Milei e Bullrich e le loro parole d’odio, ha scritto sui social media: “Oggi abbiamo combattuto un’altra battaglia, che non inizia né finisce oggi, ma è una delle più importanti dal 1983. Abbiamo votato con il cuore, per tutto ciò che siamo, per le nostre amiche, per le nostre nonne, per le ragazze, per i bambini. Abbiamo votato, prima di mobilitarci, abbiamo realizzato – ha ricordato l’attivista femminista – mille istanze di organizzazione e discussione, sono state attivate migliaia di campagne e così si sono resi conti che per combattere la crudeltà noi ci siamo date un vocabolario e lotte femministe e transfemministe”. Il risultato del 19 novembre non è scontato. Per sconfiggere Milei non basterà la paura e Massa dovrà trovare un equilibrio tra la ricerca del voto di destra e quello progressista e di sinistra.

In copertina immagine di shutterstock.

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