Niente condanna per Erdogan al CdS dell’Onu

La diplomazia internazionale alle Nazioni Unite  non trova le parole per fermare l'invasione turca che procede spedita e senza intoppi nonostante l'appello del Segretario Generale. Già 100.000 i profughi

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito a concordare una dichiarazione di condanna dell’operazione militare turca in Siria. Gli  europei, che hanno messo in guardia su  crisi umanitaria e aiuto indiretto ai militanti dello Stato islamico, sono stati sconfitti.

Durante  una sessione d’emergenza a porte chiuse del consiglio infatti – riferiva ieri il Washington Post – sei ambasciatori europei che avevano convocato la riunione nella speranza di presentare un fronte unificato contro la Turchia, volevano una risoluzione di condanna che chiedesse alla Turchia di cessare  le sue operazioni militari. Ma nonostante a parole sia Stati Uniti sia Russia abbiano manifestato preoccupazioni per quanto avviene, la montagna non ha partorito nemmeno un topolino e si è chiusa senza risoluzione. Col via libera della Nato è la seconda pugnalata vibrata nella schiena dei curdi dalla diplomazia internazionale.

Tutto ciò  mentre  le Nazioni Unite continuano a far presente la situazione gravissima in Siria e il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha detto di ritenere una de-escalation  “assolutamente essenziale”.

Proseguono intanto la manifestazioni di sostegno ai curdi in tutta Europa, Italia compresa: lunedì prossimo 14 ottobre alle ore 17,30 in Piazza Santi Apostoli, Roma, ci sarà un presidio promosso da CGIL CISL UIL, contro l’offensiva militare della Turchia in Siria. Alle ore 18, sempre lunedi, presidio al consolato di Turchia, via Antonio Canova 36 a Milano.

L’offensiva turca però non si ferma: si stima che 100.000 persone siano fuggite dalle loro case nel nord-est della Siria, secondo le  Nazioni Unite, mentre Ankata  continua la sua offensiva contro i combattenti curdi nonostante le crescenti critiche internazionali sulla campagna e le preoccupazioni che tutto ciò potrebbe portare alla rinascita dell’ISIS.

 

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