Non si fa

di Raffaele Crocco

Non si fa, lo so, me lo hanno sempre detto. Non si inizia un pezzo parlando di se, del proprio giornale, del lavoro. Ci sono momenti, però, in cui rompere una convenzione significa aiutare qualcuno.
Allora dire adesso  “noi non c’entriamo nulla”, meglio ancora “noi non siamo così” significa dare una mano vera a Medici Senza Frontiere che, come ogni anno, di crisi dimenticate ha parlato nel Rapporto Annuale. Li si aiuta perché noi, come Atlante, da quattro anni stiamo dalla loro parte, raccontando quello che pochi raccontano. Mettendo in fila i conflitti, le crisi, le ingiustizie.
E’ agghiacciante quello che scrivono. Lo è non solo dal punto di vista umano. Lo è professionalmente. Viene da chiedersi: ma noi giornalisti dove siamo? Cosa stiamo facendo? L’Ordine  – che deve garantire etica -, il sindacato – che deve preservare giustizia – a cosa stanno pensando?
Scrive, il rapporto,  che “nel 2012 i telegiornali italiani hanno dedicato solo 4% dei servizi ai contesti di crisi. Si tratta del dato piu’ basso dal 2006 ad oggi….Le crisi piu’ visibili in Tv sono state quella siriana con 506 notizie in un anno e quella in corso in Afghanistan con 292 notizie, mentre quasi nulle sono state le informazioni su crisi come quella della Somalia (30 notizie), di Haiti (2 notizie),  della maggior parte dei paesi africani e asiatici (tra le 10 e le 20 notizie in un anno). La lotta quotidiana per la sopravvivenza di intere popolazioni in paesi come la Repubblica Democratica del Congo (3 notizie), il Sud Sudan (17 notizie) o la Repubblica Centraficana (nessuna notizia nel 2012) e’ quasi completamente assente dai palinsesti”.
Ho riportato un lungo stralcio del documento. L’ombelico – centrismo del giornalismo italiano, alimentato da una politica evidentemente distratta e da editori che hanno interessi diversi, ci fa vivere in una casa senza finestre, senza luce. Ci spaventiamo se nel nostro paese arrivano gli “stranieri”, per il semplice motivo che non li conosciamo, non sappiamo i drammi che vivono, non capiamo il mondo al di là del Mediterraneo.
Un campanilismo esteso, una orto cultura – nel senso di coltivare il proprio orto – che ci fa perdere il senso del Pianeta. Così viviamo convinti che il Mondo sia l’Italia, che i nostri problemi siano quelli dell’universo, che la nostra politica sia determinante per il futuro del Pianeta. Diventiamo aridi, incapaci di capire come intervenire nelle crisi mondiali, insensibili al dolore. Soprattutto, stiamo diventando esseri umani senza futuro, perché non capiamo che il nostro quotidiano dipende da ciò che accade nel Mondo, non intuiamo che i nostri figli saranno al bivio fra vita e sopravvivenza solo se avranno gli strumenti per reagire, per conoscere, per decidere liberamente.
Il rapporto di Medici Senza Frontiere dice che l’informazione italiana è gossip e poco più. Dice anche che gli editori – solo loro? – sono convinti che agli italiani non interessi altro. Come dire: dormono e per essere certi che lo facciano bene, diamogli altro sonnifero.
Storia triste, davvero. Per fortuna c’è questo Rapporto. Certamente non risveglierà i dormienti, ma un po’ di sogni cattivi all’editoria distratta potrebbe anche farli venire.

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