Onu: se il mite diplomatico mostra i denti

Nel libro di memorie in uscita quest'estate negli Usa, l'ex Segretario generale Ban Ki-moon  racconta la sua esperienza ma anche i pericoli fisici, le pressioni politiche e le minacce finanziarie incontrate durante il suo lavoro. Con qualche sorpresa

di Gianna Pontecorboli da New York

A gennaio del 2017, dopo due mandati consecutivi, Ban Ki-moon cedeva il posto di Segretario Generale dell’Onu al suo successore Antonio Guterres. Pochi giorni dopo, a Washington, Barack Obama lasciava a Donald Trump la Casa Bianca. Adesso, quell’anziano diplomatico sud coreano che tanti avevano considerato ingiustamente ”grigio” ha deciso di prendersi la sua rivincita contro quel presidente americano con cui non ha mai dovuto scontrarsi quando era in carica, ma che ha fatto il possibile per distruggere una parte importante della sua eredità nell’ambito dell’organizzazione internazionale.

In un graffiante libro di memorie che la Columbia University Press pubblicherà a giugno con il titoloResolved:Uniting Nations in a Divided World e di cui alcuni stralci sono stati anticipati dal quotidiano online Passblue, Ban Ki-moon ricorda con sincerità le sue esperienze e i suoi giudizi. ”Il libro racconta i pericoli fisici, le pressioni politiche e le minacce finanziarie incontrate durante il suo lavoro”, aveva spiegato Joseph Zigmond, il redattore che già lo aveva curato nel 2019 in una versione poi non uscita per l’editore inglese John Murray: ”La sua lettura offre uno sguardo affascinante sul carattere dei leader mondiali, sul mondo delle trattative ad alto livello e una guida per gli attivisti di tutto il mondo.”

Se nel volume non mancano i ricordi di un’infanzia povera in un Corea dilaniata dalla guerra e quelli dei suoi incontri non sempre facili con leader come Gheddafi, Ahmadinejad , Nethanyahu e perfino Barack Obama, è proprio a Donald Trump che Ban Ki moon dedica una parte importante della sua attenzione. E lo fa senza nascondere il suo pensiero.

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”Sono più preoccupato che mai per le divisioni tra i Paesi, per la pericolosa retorica dell’odio propagata da alcuni leader mondiali e le minacce al multilateralismo”, aveva spiegato senza fare nomi l’ex segretario generale in una prefazione ovviamente scritta prima del passaggio delle consegne a Joe Biden negli Stati Uniti. ”Alcuni paesi si tirano indietro nei loro impegni negli accordi sponsorizzati dall’Onu come gli Accordi di Parigi sul clima e certi potenti Stati membri boicottano il Consiglio di Diritti Umani e l’Unesco”.

Adesso, le rivelazioni di Passblue riportano un passaggio molto più aspro quando il diplomatico descrive il ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi sul clima di Parigi. ”Gli accordi di Parigi erano un impegno storico e ritirarsi è stato un errore storico. E con questo solo atto , Donald Trump, imprevedibile, inaffidabile, irresponsabile e imperioso, ha minato l’accordo globale”. Nel 2015, proprio durante il mandato di Ban Ki-moon, era stato firmato a Vienna dai cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e dalla Germania l’accordo con l’Iran , grazie al quale Teheran si era impegnato a rallentare la sua corsa verso la produzione delle armi nucleari. Un accordo che Trump, già in campagna elettorale, non aveva esitato a definire ”il peggior accordo mai negoziato”.

Nelle sue memorie, ora, l’anziano diplomatico sud coreano esamina con freddezza i danni che l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo ha provocato. ”Quel che è fatto è fatto e dobbiamo tutti accettarne le conseguenze”, spiega con amarezza. Contemporaneamente, però’ , rivela anche un episodio rimasto fino ad ora sconosciuto e che potrebbe avere qualche conseguenza per il futuro.
Per tentare di salvare uno dei successi della sua amministrazione, sei mesi dopo aver lasciato la carica, Ban Ki-moon aveva chiesto un colloquio privato con l’allora ambasciatrice americana all’Onu Nikki Haley per convincerla che ritirarsi dall’accordo sarebbe stato un passo disastroso. E la diplomatica, di cui si parla sempre più spesso come di una possibile candidata alle elezioni presidenziali americane nel 2024, gli aveva dato ragione e aveva promesso di tentare di convincere Trump a fare un passo indietro, pur continuando a criticare l’accordo nei corridoi del Palazzo di Vetro. ”L’ambasciatrice Haley mi disse che avrebbe condiviso il mio pensiero con il presidente Trump, possibilmente già il giorno dopo. E con mio grande sollievo, il presidente non abbandonò l’accordo il mese successivo”. Ovviamente , lo avrebbe fatto un anno dopo, ma ora sono molti a chiedersi se a convincerlo al rinvio fosse stata proprio quella ambasciatrice che pubblicamente appoggiava le sue posizioni.

”Come qualcuno che ha lavorato per tanti anni in una partnership costruttiva e positiva con gli Stati Uniti, non potevo capire la logica dietro la decisione di Trump. La voce un tempo solida degli Stati Uniti era ora provvisoria, l’America era diventata un negoziatore inaffidabile”, commenta Ban Ki-moon,”Non c’erano garanzie che l’Iran avrebbe onorato i suoi impegni, ma la decisione del Presidente Trump di distruggere l’accordo ha dato all’Iran il permesso di riavviare l’arricchimento e anche la ricerca e lo sviluppo”.

Proprio il comportamento nei confronti nei confronti di Teheran, suggerisce Ban Ki-moon , potrebbe aver dato una forza inaspettata non soltanto al regime iraniano, ma anche a Kim Jong-un. Convinto di aver di fronte un politico diplomaticamente ingenuo e poco affidabile, il dittatore nord-coreano, avrebbe avuto buon gioco nel pretendere di essere pronto a impegnarsi in una trattativa seria per l’eliminazione delle sue armi nucleari. Senza alcuna intenzione, come si è dimostrato, di farlo davvero.

”I bulli populisti sono forse i diplomatici meno efficaci, svelano le loro strategie e gonfiano i propri successi e questo comportamento è l’antitesi della diplomazia internazionale”, spiega l’ex segretario generale, ”Il presidente Trump ha ripetutamente promesso agli americani che la Corea del Nord avrebbe abbandonato il suo programma nucleare e mostrando quanto un accordo fosse importante per lui personalmente ha rafforzato la mano di Kim Jong-un ”.
Adesso, tutto questo appartiene al passato. La nuova ambasciatrice di Joe Biden, Linda Thomas Greenfield, alla guida questo mese del Consiglio di Sicurezza, lo ha fatto capire con chiarezza. E altrettanto ha fatto nel corso di innumerevoli interviste il nuovo Segretario di Stato Anthony Blinken, che nelle ultime settimane ha fatto spesso sentire la sua voce all’interno dell’Onu. In un percorso che Trump ha lasciato pieno di trabocchetti, le riflessioni senza peli sulla lingua del diplomatico ”grigio” potranno probabilmente essere utili anche a loro.

In copertina foto di gruppo con Xi Jinping e Obama

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