Rappresaglie ed esodi nell’Ituri

Nella regione Nord Est della Repubblica Democratica del Congo si moltiplicano le violenze dei gruppi di difesa delle comunità. Una strage silenziosa che produce migliaia di sfollati

Sono riprese le violenze nella regione dell’Ituri, nel Nord-Est della Repubblica Democratica del Congo. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) dall’inizio di giugno sono oltre 300mila gli sfollati. L’Unhcr denuncia che gli attacchi multipli hanno coinvolto i gruppi hema e lendu che avevano già portato a un massiccio spostamento di popolazione alla fine del 2017 e all’inizio del 2018. In seguito però  la situazione si era  calmata. Gli spostamenti recenti e “massicci” di popolazione sono avvenuti in tre dei cinque territori amministrativi della provincia: Djugu, Mahagi e Irumu. Le persone sono infatti in fuga dagli attacchi e dai contrattacchi nel territorio perché i gruppi di autodifesa di entrambi i gruppi sarebbero coinvolti in uccisioni per rappresaglia.

Negli attacchi sono recentemente morti centosessanta civili, tra cui anche donne e bambini in tenera età, bruciati vivi o abbattuti a colpi d’ascia. Nell’ultima strage che ha provocato la morte di 160 persone è stata la comunità Hema la principale vittima. Questo è il terzo massacro in due anni e per questo la comunità chiede un’indagine internazionale. Secondo quanto riporta Africa Rivista le autorità hanno indirizzato le indagini su un gruppo armato chiamato Codeco che sarebbe composto da Lendu. Ma il portavoce dei Lendu, Jean-Marie Ndjaza, replica che anche i membri della sua comunità sono stati presi di mira.
Secondo le autorità provinciali, inoltre, anche il gruppo etnico Alur è vittima delle ultime uccisioni e conta almeno 198mila sfollati.

L’infografica realizzata dall’Unhcr

Le stime fornite da Unhcr sono state raccolte da fonti locali in 125 località perché né l’Alto Commissariato, né e altri attori umanitari hanno attualmente accesso alla maggior parte delle aree colpite. L’Unhcr teme che questa escalation possa inghiottire gran parte della provincia. “Siamo – scrivono – seriamente preoccupati per la sicurezza dei civili dopo aver ricevuto segnalazioni di uccisioni, rapimenti, mutilazioni e violenze sessuali che si scatenano contro le persone”. Secondo le stime gli sfollati dormono all’aperto o in edifici pubblici e 10mila persone dormono nella chiesa di Drodro, nel territorio del Djugu. Quasi 20mila persone hanno raggiunto il capoluogo Ituri, Bunia e molte altri stanno cercando di raggiungere posti più sicuri vicino a Bunia, ma secondo quanto riferito sono bloccati da giovani armati di entrambi i gruppi. Altri ancora stanno cercando di attraversare il lago Albert in Uganda.

Al dramma dell’Ituri si aggiunge quello della provincia del Sud Kivu e del Nord Kivu, dove recentemente sono stati circa 100mila gli sfollati a causa di nuove violenze. Si stima che nella Repubblica Democratica del Congo ci siano 4,5 milioni di sfollati.

(di Red/ Al.Pi.)

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